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- 27/1/2026
Il futuro delle assunzioni in Italia: cosa cercano le aziende e come cambia il ruolo dell'Orientatore
Il mercato del lavoro italiano (e non solo) sta attraversando una fase di profonda trasformazione, spinta da fattori come la digitalizzazione, la transizione ecologica e l'innovazione tecnologica. A cura di Sabrina Pittaluga, Orientatrice Asnor e Career Coach.
Questi cambiamenti influenzano non solo i profili professionali richiesti dalle aziende, ma anche le modalità di selezione e inserimento dei candidati. In questo contesto, l’Orientatore professionale assume un ruolo sempre più strategico: non solo è guida nella scelta formativa e lavorativa, ma anche facilitatore nell'incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Approfondimento: Il futuro del lavoro: quale sarà quello più richiesto tra 5 anni
I nuovi trend del mercato del lavoro
Oggi, le aziende italiane si concentrano sempre più sulla ricerca di profili legati a settori ad alta crescita, tra cui:
- Information Technology (IT): sviluppatori, data analyst, cybersecurity specialist sono tra le figure più ricercate. Secondo il report Future of Recruiting 2024 di LinkedIn, competenze digitali e intelligenza artificiale sono oggi una priorità per i recruiter.
- Green jobs: la transizione ecologica genera domanda per ingegneri ambientali, tecnici delle energie rinnovabili e esperti di sostenibilità. Un report del FMI segnala che oltre il 60% dei lavori "verdi" richiedono competenze STEM.
- Professioni tecnico-scientifiche (STEM): l’innovazione spinge verso una sempre maggiore richiesta di laureati e diplomati in discipline scientifiche e tecnologiche.
Tuttavia, il grande paradosso è che la domanda non trova spesso un’offerta adeguata. Le aziende faticano a reperire figure professionali con competenze allineate ai propri bisogni.
Skill mismatch: una sfida urgente per il mercato del lavoro
Il fenomeno dello skill mismatch – ovvero il disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle effettivamente disponibili nel mercato del lavoro – è oggi uno dei principali ostacoli alla crescita economica e occupazionale del Paese.
In Italia, si stima che manchino oltre 2,5 milioni di lavoratori qualificati, soprattutto nei settori ad alta innovazione. Le cause sono molteplici:
- percorsi formativi non aggiornati rispetto alle esigenze del mercato;
- scarsa conoscenza delle professioni emergenti da parte di giovani e famiglie;
- bassa propensione alla formazione continua tra i lavoratori;
- poca connessione tra scuola/università e mondo produttivo.
Strategie per colmare il divario di competenze
Affrontare lo skill mismatch richiede un approccio sistemico e multilivello. Ecco alcune leve chiave:
Formazione continua e mirata
Promuovere l’upskilling (aggiornamento delle competenze) e il reskilling (riqualificazione professionale) è essenziale per mantenere e migliorare l’occupabilità dei lavoratori.
I percorsi devono essere:
- flessibili;
- personalizzati;
- allineati alle esigenze delle imprese.
Orientamento consapevole e integrato
L’Orientatore diventa ancora di più una figura centrale nel leggere i trend, identificare le competenze richieste e supportare le persone nel progettare percorsi realistici e sostenibili. Non si tratta più solo di consigliare una scuola o un mestiere, ma di:
- valorizzare le competenze trasversali e informali;
- guidare nel riposizionamento professionale;
- costruire percorsi di carriera a medio-lungo termine.
Rafforzare l’alleanza tra scuola, imprese e istituzioni
È necessario coinvolgere tutti gli attori del sistema nei seguenti modi:
- co-progettare curricula scolastici più aderenti al mondo del lavoro;
- introdurre esperienze pratiche (stage, apprendistati);
- sostenere iniziative come academy aziendali, ITS, bootcamp formativi.
Favorire un ecosistema orientato alla crescita
Servono politiche attive e strumenti efficaci per aiutare chi cerca lavoro o vuole cambiarlo, come:
- Centri per l’impiego innovativi e digitalizzati;
- piattaforme di orientamento integrate;
- partnership pubblico-private che facilitino l’accesso alla formazione e al lavoro.
Il ruolo dell’orientatore: da guida a regista del cambiamento
In questo scenario, l'Orientatore professionale deve evolvere, assumendo un ruolo ancora più proattivo e strategico. Si tratta non solo di fornire informazioni su percorsi formativi o opportunità lavorative, ma di diventare soprattutto un ponte tra le esigenze del mercato e le aspirazioni individuali.
L'Orientatore deve:
- analizzare e interpretare i trend occupazionali;
- comprendere le competenze richieste nei diversi settori;
- valorizzare competenze trasversali e informali;
- promuovere l'upskilling e il reskilling;
- facilitare percorsi di riqualificazione professionale in rete con enti e aziende;
- costruire e mantenere una rete di contatti con imprese, istituzioni e attori del mercato del lavoro.
Un esempio virtuoso è il progetto Rete di Giovani 2030, che propone percorsi personalizzati di orientamento e formazione per valorizzare il potenziale dei giovani.
Conclusioni: colmare i divari con l’orientamento
Il futuro delle assunzioni in Italia si confronta ogni giorno con un mercato in trasformazione e con un mismatch che rischia di frenare lo sviluppo del Paese.
In questo contesto, l’Orientatore professionale diventa una figura chiave nel facilitare l’incontro tra le esigenze delle aziende e le aspirazioni dei lavoratori.
Attraverso un lavoro di rete, aggiornamento continuo e un approccio personalizzato, questa figura professionale può contribuire a colmare il divario tra competenze richieste e disponibili, favorendo un mercato del lavoro più inclusivo, dinamico e resiliente.








