Mercoledì 18 Febbraio 2026

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  • 17/2/2026

Digital divide e IA: l'orientamento come bussola nelle politiche attive

Nel mio lavoro quotidiano all'interno delle politiche attive, mi occupo di supportare persone giovani e meno giovani, disoccupate o in fase di transizione, attraverso percorsi di upskilling e reskilling finalizzati al loro reinserimento professionale. È un osservatorio privilegiato, ma a tratti preoccupante: ciò che emerge con chiarezza è un profondo paradosso. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia permea ogni aspetto della vita, eppure, nel momento del confronto con il mercato del lavoro, emerge una fragilità digitale diffusa che rischia di trasformarsi in una nuova, insormontabile forma di esclusione. A cura di Lucia Cacciapuoti, Orientatrice Asnor, Hr Specialist, Formatrice.

Oltre lo specchio dei social: la realtà del digital divide

In Italia, la mancanza di competenze digitali è un problema strutturale. Sebbene la quasi totalità della popolazione utilizzi quotidianamente uno smartphone per i social network, esiste una distanza siderale tra l'uso passivo della tecnologia e la competenza digitale professionale. La maggioranza dei cittadini non possiede ancora abilità digitali di base, creando un mismatch critico tra la domanda delle imprese e l'offerta lavorativa.

I dati nazionali confermano questa percezione: siamo ancora lontani dai target europei del decennio digitale, con una carenza significativa di professionisti ICT e una popolazione adulta che fatica a stare al passo.

Questa lacuna non è solo tecnica, ma culturale. Spesso, nei colloqui di orientamento che seguo, riscontro che l'IA e l'automazione vengono percepite dagli over 35 come minacce distanti o strumenti per addetti ai lavori, ignorando che esse sono già realtà operative in quasi tutti i settori, dalla logistica alla segreteria amministrativa.

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L’orientamento tra IA e digital divide: ponte tra scuola, lavoro e futuro

L'orientamento gioca un ruolo cruciale nel colmare questo gap. Non può limitarsi a suggerire cosa fare, ma deve indicare come prepararsi. Come professionisti, abbiamo la responsabilità di suggerire la necessità di introdurre la formazione digitale già dalla scuola primaria, per agire alla radice del problema.

È fondamentale superare gli stereotipi — di genere, di età, di background — che ancora oggi allontanano molte persone dai percorsi tecnico-scientifici.

Dobbiamo promuovere e creare percorsi integrati tra scuola, università e imprese per formare una forza lavoro digitale adeguata. Questo non riguarda solo i "nativi digitali", ma richiede un impegno straordinario nella riqualificazione dei lavoratori già inseriti o di chi sta tentando di rientrarvi. Senza una solida base tecnologica, il diritto al lavoro rischia di diventare un privilegio per pochi esperti.

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Conclusioni: una sfida di equità e cittadinanza

Nel supportare persone di diverso genere, nazionalità e formazione vedo come il digital divide agisca come un moltiplicatore di disuguaglianze. Chi non padroneggia gli strumenti del presente viene espulso dai processi decisionali e dalle opportunità di carriera più stabili.

Orientare oggi significa dunque educare alla resilienza digitale. Significa accompagnare l'utente nel passaggio da consumatore di contenuti a produttore consapevole in un mondo guidato dall'Intelligenza Artificiale.

Colmare il mismatch causato dal digital divide non è solo un obiettivo economico per il sistema paese, ma una missione di equità sociale: l’inclusione lavorativa, nel 2026, passa inevitabilmente per la tastiera e per la capacità di dialogare con gli algoritmi che disegnano il nostro futuro.

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Lucia Cacciapuoti

Lucia Cacciapuoti

Orientatrice Asnor, HR Specialist, Formatrice

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