Mercoledì 19 Giugno 2024

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  • 13/9/2023

La ricerca di lavoro della fascia over 40-50

Le fasce di popolazione che accogliamo in percorsi di orientamento al lavoro sono tante e diverse fra loro, perciò è importante riflettere sulle loro caratteristiche e sulla fase di vita in cui sopraggiunge la richiesta di orientamento, per personalizzare e rendere il più efficace possibile le nostre azioni di orientatori. In questo articolo, tratteremo il tema della disoccupazione e ricerca di lavoro nella fascia d’età over 40-50, esaminandola sia dal punto di vista dell’orientatore che dell’orientato. A cura di Maria Grazia Sasso e Elisa Severa, Orientatrici Asnor.

Dalla perdita del lavoro alle dimissioni volontarie: i cambiamenti

In generale, la perdita involontaria del proprio lavoro o le dimissioni volontarie dallo stesso sono eventi che a tutte le età comportano cambiamenti importanti, cui le persone possono reagire in modi differenti e più o meno efficaci a seconda delle caratteristiche e risorse personali, economiche, del contesto sociale e del mercato del lavoro.

Gli effetti sulle persone over 40 e over 50

Le persone over 40 e over 50, però, potrebbero essersi ancorate per più tempo alla propria identità professionale e potrebbero vivere con molto disagio una fase di disoccupazione, talvolta anche percependosi in svantaggio rispetto a persone di altre fasce d’età.

Diverse ricerche hanno dimostrato che in generale la perdita di lavoro può avere effetti simili a quelli di un lutto, inoltre alcuni autori paragonano questi effetti a quelli del burnout (o jobless burnout), in quanto la ricerca di un lavoro, al pari di un lavoro stesso, può comportare dispendio di energie, stress e spossatezza.

Il prolungarsi di situazioni di insuccesso nella ricerca di lavoro, inoltre, potrebbe attivare una spirale negativa tale da indurre gli over 40 e 50 a provare disillusione e apatia, a ridurre le occasioni di ricerca di lavoro e a chiudersi nelle relazioni, perdendo anche l’occasione di ricevere quel supporto sociale che, invece, rappresenta una risorsa preziosa. Nei casi più gravi, si possono addirittura rilevare rischi suicidari o gravi problematiche connesse alla salute mentale non risolvibili con l’orientamento e che richiedono il supporto di una rete di professionisti specializzati. In alcuni ambiti di intervento, come le Politiche Attive del Lavoro, è comune svolgere percorsi di orientamento e accompagnamento al lavoro rivolti alla fascia di popolazione che ha superato i 40 anni.

In questi contesti può capitare di incontrare lavoratori over 40 o over 50 che hanno appena perso quello che credevano il loro “posto fisso” per la vita o persone che, invece, sono entrate in una spirale di precarietà da cui non riescono ad uscire; inoltre potrebbero giungere da noi disoccupati di lunga durata che da tempo incontrano serie difficoltà nel ricollocarsi.

Chi si trova a cercare lavoro in questa fase della vita, magari dopo una lunga esperienza alle dipendenze di qualcuno, insieme alla necessità di metabolizzare la perdita del proprio impiego vede sorgere anche la necessità di dover ricominciare. Ma da dove? In che modo?

Tra i problemi che da orientatori possiamo rilevare, oltre a quelli legati alla preoccupazione di non riuscire a trovare un nuovo impiego e alla sfiducia nel futuro, frequentemente possiamo riscontrare:

  • il disorientamento davanti all’evoluzione del mercato del lavoro;
  • l’impreparazione rispetto alle modalità attuali di ricerca di lavoro;
  • l’obsolescenza o la mancata acquisizione di alcune competenze che nel frattempo sono diventate essenziali nel proprio settore;
  • la scarsa dimestichezza nell’utilizzo di strumenti informatici e/o la scarsa presenza online per la ricerca di opportunità lavorative e per attività di personal branding;
  • la scarsa conoscenza di misure di supporto (incentivi all’assunzione, incentivi per l’auto-imprenditorialità).

Una combinazione di questi elementi può comportare la necessità di percorsi più lunghi rispetto alle aspettative delle persone stesse e talvolta anche rispetto a quelli previsti dai percorsi finanziati.

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Come intervenire

Orientare persone appartenenti a questa fascia di età, pertanto, significa lavorare per creare in primis una relazione positiva che permetta successivamente di agire su più fronti e con più tipologie di attività. L’obiettivo può essere rimotivare e incrementare la proattività di queste persone per far aumentare di conseguenza le loro possibilità di orientarsi con efficacia e ritrovare lavoro.

Il bilancio delle competenze può diventare, ad esempio, un modo per lavorare su pensieri ostacolanti, riportando alla luce competenze e qualità delle persone e connettendo le esperienze svolte in passato. Può essere anche uno spazio “protetto” in cui immaginarsi professionalmente in modo nuovo, individuare obiettivi raggiungibili e mettere in atto gradualmente azioni che consentano di superare il momento di impasse.

Il tempo dedicato all’orientamento e accompagnamento al lavoro può essere dedicato ad attività concrete, puntando all’incremento dell’autonomia delle persone: è importante, ad esempio, trasmettere informazioni sulle metodologie attuali di ricerca di lavoro e consentire alle persone di sperimentare modalità nuove da poter poi applicare e replicare anche fuori dalle sessioni di orientamento.

Può essere utile anche ricercare corsi di formazione che rispondano sia alle esigenze della persona che ai fabbisogni del mercato (ad esempio corsi pratici come le academy aziendali o corsi gratuiti finanziati per disoccupati) e offrire una panoramica sugli su incentivi e su progetti regionali o nazionali, come anche valutare progetti di auto-imprenditorialità.

A cura di Maria Grazia Sasso. Psicologa e Orientatrice iscritta al Registro Orientatori Asnor (L. 4/2013); da alcuni anni opera nel contesto di bandi di Politiche Attive del Lavoro offrendo il suo supporto a persone che hanno necessità di cercare un nuovo impiego.

 

 

Il Personal Branding per gli over 40 e 50

Una volta attivato un percorso di orientamento consapevole, lavorato sugli autosabotaggi che l’over 40-50 ripete a sé stesso come  “sono troppo vecchio”, “non vengo considerato dalle aziende”, ci si deve posizionare sulla propria personale strategia di personal branding attraverso il CV e valutare se Linkedin è la piattaforma social in linea con il proprio mercato di riferimento e con il proprio personale tono di voce e di azioni in cui si crede.

Redigere un CV attuale potrebbe apparirci difficilissimo, poiché non è come quello che abbiamo elaborato 30 anni fa : questo perché è cambiato il modo di offrire il proprio valore, di fare ricerca e selezione dei talenti, ma ciò  non deve risultare un limite, ma uno stimolo a valorizzare la propria senioritydimostrando flessibilità e diritto di concorrere con le stesse possibilità per una posizione al pari di ogni altro candidato.

La nostra esperienza è consolidata, versatile, elevata , bene: non facciamoci fare lo sgambetto dalla non capacità di sintesi. Il tempo per ampliare, far immergere il nostro interlocutore nei nostri successi di carriera ci sarà, al momento del colloquio. Ma al colloquio bisogna arrivarci, e questo arriva anche attraverso un CV chiaro, leggibile, specifico che facilita il lettore a rilevare le informazioni di cui necessita per decidere se convocarci a colloquio.

Valorizziamo le esperienze, le abilità e le competenze che abbiamo maturato e che ci hanno reso come siamo oggi. Non deliminiamo i passaggi della nostra vita professionale, ma mettiamo in evidenza quelli che sono più vicini a livello temporale e più in linea con il nostro obiettivo di carriera.

Menzioniamo solamente, senza approfondire i primi lavori svolti, evitando di inserire piattaforme, strumenti che non vengono più utilizzati e mettiamo in risalto le soft skill. Anziché limitarci a menzionarle, indichiamone almeno tre e come esse sono risultate utili.

Le informazioni fornite dall’Orientatore

È importante da parte di un Orientatore saper informare i propri orientati sul beneficio che una loro assunzione può comportare per un potenziale datore, e quindi sugli incentivi alle assunzioni.

  • Se sei percettore di Naspi, a prescindere da qualunque età tu abbia, allo scopo di favorire la qualificazione o riqualificazione professionale attraverso l’acquisizione di competenze nuove e aggiuntive rispetto a quelle già possedute, puoi essere assunto in apprendistato professionalizzante. Sarà per questo utile inserire nel CV nella sezione informazioni magari in grassetto, PERCETTORE DI NASPI , per informare chi lo legge di un altro possibile  incentivo
  • Lo sgravio contributivo con assunzioneOver 50 che siano uomini o donne, disoccupati da almeno 12 mesi.
  • Lo sgravio per le donne Over 50.

La presenza su Linkedin

Non è l’età anagrafica a penalizzare la presenza o meno su Linkedin, ma il suo utilizzo e soprattutto se le realtà professionali di nostro interesse, effettuano le loro ricerche attraverso questa piattaforma.

Iscriversi a Linkedin non basta: occorre creare relazioni, non seguire la folla che sconforta sull’età anagrafica, ma creare un proprio modo di comunicare e interagire con i selezionatori anche con messaggi privati.

Non ossessioniamoci dal dover creare post, quello verrà con il tempo, con l’osservazione e con la pratica.

Inseriamo nel nostro profilo un’immagine professionale, nella sezione del sommario indichiamo la nostra professione, le mansioni per cui vorremo ricevere una richiesta. Usiamo la sezione informazioni per scrivere di noi con umanità, offrendo il nostro valore aggiunto, LinkedIn non è il copia e incolla del nostro CV.

Ricordiamoci che resta traccia di tutto ciò che commentiamo o per cui dimostriamo interesse quindi evitiamo le polemiche, interagiamo con persone che ci stimolano, incoraggiano e con cui possiamo conversare su argomenti di nostra competenza.

Verifichiamo se la job title ossia il “titolo” del lavoro”, viene definita in un altro modo in altre realtà, così da potenziare la ricerca. Cerchiamo le aziende competitor dove poter inoltrare la candidatura, e se Linkedin non lo sentiamo come un social professionale a noi affine, verifichiamo i portali online dedicati alle offerte di lavoro, i siti aziendali a cui inoltrare candidatura e tieniamo traccia delle nostre azioni, non dimenticandoci mai del buon vecchio passa parola tra le persone che conoscono il nostro valore.

Se un’azienda non ci tiene in considerazione per l’età, o per la nostra seniority, non vuol dire che tutte le aziende la pensano così.
Non generalizziamo e restiamo concentrati su tenoi stessi, verificando se la strategia che stiamo attuando porta i frutti speratati o se occorre apportare delle modifiche, di comunicazione e operative.

A cura di Elisa Severa. Laureata in Economia Aziendale e Mangement, Orientatrice professionale iscritta al Registro Orientatori Asnor (L.4/2013).
Counselor e Formatrice con una significativa esperienza in Studi di Consulenza del Lavoro / Aziendale e Centri di Assistenza Fiscale.
Consulente R&S Jobify Recruiting. 

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