Martedì 6 Dicembre 2022

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Cosa vuoi fare da grande? Come incoraggiare gli adolescenti con l'orientamento

L’adolescenza è il periodo per eccellenza in cui il senso di inadeguatezza a volte si tramuta in mancanza di prospettive per il futuro, che rimane tale finché non si matura una consapevolezza di sé capace di dare una direzione alla propria strada. A cura di Ileana Ogliari, Orientatrice Asnor.

Cosa fare da grande. L’importanza di modelli credibili

Insegno da diversi anni nella scuola secondaria di I grado e, come coordinatrice di classe, mi sono sempre occupata delle attività relative all’orientamento, condivise con il team dei colleghi e mirate principalmente alla scelta della scuola secondaria di secondo grado da parte degli alunni di terza. Una scelta per alcuni di loro quasi naturale, per altri un vero supplizio, così mi sono domandata spesso il perché di quella risposta ricorrente - “Non lo so” - alla domanda “Cosa ti piacerebbe fare da grande?”.

Come spesso mi succede, nel lavoro e non solo, ho cominciato a chiedermi la causa di questo atteggiamento, soprattutto dal momento in cui la medesima domanda posta agli stessi alunni all’ingresso della classe prima ha spesso dato risposte molto più definite e certe. 

Sicuramente l’indecisione è determinata dall’età: l’adolescenza è il periodo per eccellenza in cui il senso di inadeguatezza a volte si tramuta in mancanza di prospettive per il futuro che rimane tale finché non si matura una consapevolezza di sé capace di dare una direzione alla propria strada. 

È sorta, però, una riflessione più profonda che, in alcuni casi, è divenuta una convinzione: mancano modelli credibili che siano d’ispirazione e guida. Quando ero piccola guardavo con ammirazione due figure femminili, mia madre e la maestra della scuola elementare, tanto che ero indecisa se ricalcare le orme della prima e divenire sarta, o della seconda, come poi è avvenuto perché la passione per lo studio e l’esigenza di trasmetterlo hanno vinto su tutto il resto.

Ho avuto la fortuna di avere qualcuno a cui ispirarmi, due donne che rappresentavano concretamente il mio desiderio di curiosità e di conoscenza, uniti all’ambizione di conseguire obiettivi pragmatici e creativi.

Dove sono curiosità e fiducia nel futuro

Oggi mi capita di assistere a vere e proprie crisi di adolescenti che si trovano di fronte ad un bivio da cui credono non si possa tornare indietro. Da dove provengano questa pressione, il senso di sproporzione tra quello che dovrebbe essere un passaggio verso la crescita e la pesantezza della scelta è difficile semplificarlo, ma mi piacerebbe porre l’accento su un altro aspetto: perché i quattordicenni non vivono il momento con un atteggiamento di curiosità, apertura, fiducia?

Non sarà che queste tre caratteristiche sono carenti nel mondo adulto che li circonda? Non sarà che il mondo adulto vive un disincanto “frettoloso” per cui non si accorge di quanto i più piccoli abbiano bisogno di una mano, non che scelga per loro ma che sia tesa verso i più giovani dicendo semplicemente “ce la puoi fare”?

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Il ruolo dell’Orientatore

Aldilà degli aspetti professionali che la contraddistinguono, e dai quali non si può prescindere, credo che la figura dell’orientatore debba concretizzare un atteggiamento fondamentale: l’incoraggiamento. Se non crediamo che chi abbiamo di fronte sia in grado di costruirsi la propria strada, nonostante i fallimenti o gli scivoloni che potranno capitare, sarà difficile stabilire quell’empatia che scatena il senso di fiducia indispensabile ad affacciarsi al domani con un sorriso aperto a mille possibilità. 

È una mano tesa, una parola, è uno sguardo che si posa su un altro sguardo spaurito. Le mascherine negli ultimi anni ci hanno costretti a concentrarci sugli occhi dei nostri ragazzi per avere conferma o meno che fossero sintonizzati su di noi e su quanto eravamo intenti a trasmettere loro. Forse ci sarebbe un po’ più bisogno di occhi non distratti ma attenti a cogliere quella luce da accendere, per far sì che ciascuno creda nelle proprie capacità e nella consapevolezza di svilupparne molte di pi.

Si dice che la risata sia contagiosa, bisognerebbe fare in modo che lo diventi anche l’effetto di chi ti dice, anche solo con gli occhi, “ce la puoi fare”. Oltre che una bella responsabilità, è una sfida affascinante che ci chiama ad un ruolo delicato quanto confortante per le generazioni in formazione.

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Un suggerimento concreto

Qualche anno fa, nella scuola era stato introdotto il portfolio dello studente, uno strumento sull’importanza del quale ho sempre creduto molto ma, come spesso succede, si è trasformato presto in un adempimento burocratico gravoso per gli insegnanti, perdendo così il valore e l’efficacia che poteva rappresentare. 

Il portfolio aveva l’ambizione di costruire la storia di ogni studente attraverso le prove più emblematiche del suo percorso scolastico e non. Facile immaginare quale ricchezza avrebbe significato per un Orientatore avere tra le mani una tale raccolta di materiali utili a scoprire punti di forza, di debolezza, talenti, sogni. 

Peccato. Chi, come me, però, ha la fortuna di essere insegnante, può prendere spunto da quell’esperienza e, grazie ad un’osservazione attenta e puntuale (anche in contesti non solo prettamente disciplinari come le visite di istruzione o la partecipazione a concorsi, competizioni sportive, attività laboratoriali) costruirsi una sorta di carta di identità dei propri alunni cogliendo quegli elementi validi a dar loro, al momento opportuno, il consiglio orientativo più efficace e confacente a ciascuno. 

Può essere un quadernino, un’agenda, un foglio excel strutturato. Sicuramente non manca la fantasia o la competenza di arrivare ad avere nello sguardo la sicurezza per poter trasmettere con convinzione il nostro “ce la puoi fare”. Potrebbe essere anche l’occasione giusta per aprire gli orizzonti dei ragazzi verso modelli concreti e positivi ai quali ispirarsi per fare cose da grandi.

In questo articolo si parla di

Dott.ssa Ileana Ogliari

Dott.ssa Ileana Ogliari

Orientatrice Asnor

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