Lunedì 20 Maggio 2024

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  • 17/4/2023

Come raccontarsi nel CV con la struttura della fiaba

Riuscire a raccontare la propria storia, e farlo mantenendo alta l’attenzione di chi ci ascolta, non è affatto una cosa semplice. La struttura della fiaba riesce a far emergere la propria esperienza, le proprie capacità, facendole vivere al di fuori di sé, così il racconto prodotto appare più naturale, anche all’interno del proprio CV. A cura di Elisa Minozzi, Orientatrice Asnor, e Elisa Severa, Orientatrice Asnor e Consulente R&S Jobify Recruiting.

Durante il colloquio di orientamento, a volte capita che gli utenti si trovino in difficoltà nel raccontare la loro storia formativa e professionale e, nonostante quello spazio protetto, nel quale l’incontro avviene proprio con l’intento di potersi aprire senza timore, ecco che il panico si manifesta di fronte a me. E quegli occhi terrorizzati, se potessero parlare, direbbero: “Posso usare la telefonata da casa?”

Ma perché è così difficile raccontarsi?

Innanzitutto perché parlare di sé, e soprattutto di fronte a qualcuno che si conosce, è spesso difficile. Il giudizio, l’ansia, la paura stessa di poter fare una brutta figura blocca le parole.

Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di tranquillizzare l’utente rispetto al fatto che se si rivolge ad un esperto del mondo del lavoro, all’Orientatore, al Consulente di Carriera, al Career Coach e al Career Counselor, per citarne alcuni tra i più richiesti, dovrebbe sentirsi al sicuro, dato che il loro scopo è quello di aiutare.

Questi professionisti accolgono la persona tenendo a braccetto il “non-giudizio”, anzi loro sono lì proprio per sostenere nella difficoltà, fanno il tifo per l’orientato e cercheranno di mettere in atto tutte quelle dinamiche che porteranno a far emergere l’unicità della persona.

A questi utenti, propongo di provare a raccontarsi usando la struttura della fiaba.

È opinione comune pensare che questo “strumento” sia stato creato per intrattenere i bambini, ma la realtà è ben diversa. Le fiabe parlano un linguaggio universale.
La fiaba siamo noi stessi; ciò che mette in scena sono gli aspetti profondi ed essenziali del nostro intimo. Essa ci invita a conoscerci meglio, al fine di scoprire le risorse nascoste che sonnecchiano nel nostro cuore. Un esperto psicanalista austriaco del Novecento, Bruno Bettelheim, ricorda:

“La fiaba è l’espressione dei bisogni universali dell’uomo; il messaggio che porta alla nostra mente conscia, preconscia, subconscia, arriva a qualunque livello ciascuna di esse sia funzionante, in quel dato momento”.

Corso Esperto in Orientamento scolastico

La struttura della fiaba

La struttura della fiaba riesce a far emergere la propria esperienza, le proprie capacità, facendole vivere al di fuori di sé, il racconto prodotto appare, quasi, più naturale.

Nella mia proposta consiglio di usare una struttura semplice:

  • rottura dell’equilibrio (esplicitazione del motivo che ha generato il problema)
  • peripezie dell’ere (maturazione del proprio “saper fare” per poterlo riapplicare)
  • ristabilimento dell’equilibrio (azioni che portano al raggiungimento dell’obiettivo)

Niente maghi, fate o gnomi, per questo esercizio. Occorre provare a vedersi come l’eroe che attraversa un momento difficile per dirigersi verso un positivo desiderato, che cambia la prospettiva.

La struttura della fiabaconduce a un’esplorazione di sé che arricchisce e porta nuove energie capaci di maturare una diversa percezione di sé, così da portare il cambiamento. E il cambiamento è possibile, e alla portata di tutti. Basta volerlo.

Una volta che la presentazione è pronta, va raccontata.

A cura di Elisa Minozzi
Orientatrice Asnor

 

 

 

Le risorse del nostro mondo interiore, per il nostro storytelling nel CV

La struttura della fiaba, dunque, non è rivolta solo al mondo dei bambini, maestri nel perdersi nel racconto delle loro avventure. Possiamo vederli mettersi al volante della fantasia, allacciando la cintura dell’avventura, inserendo le frecce del desiderio, e via verso il mistero.

Come viene facile ai bambini che, attraverso l’immagine, comunicano i protagonisti del loro personale racconto, proviamo a farlo anche noi adulti, alle prese con la nostra revisione del CV e con la definizione del nostro obiettivo professionale.

Dimentichiamo il condizionamento esterno: niente omologazione con il pensiero comune perché ci siamo noi e la nostra narrazione da compiere.

La fiaba ci riporta alle soluzioni più insperate. Con essa tutto è possibile, poiché si dà al protagonista il potere di compiere il suo destino. Tale legittimazione è ciò che ogni candidato deve riconoscersi. Il potere di cambiare il corso degli eventi, che non sono sentenze definitive ma informazioni preziose per adeguare azioni e comportamenti vincenti.

Racconta la tua fiaba, scrivila, così come la conosci, in quanto essa ti mostrerà quali sono le difficoltà, le resistenze che ancora vivono in te, nel tuo qui e ora, con o senza strega cattiva, che sei tu a mantenere in vita, fin quando ti svaluti, quando replichi sempre lo stesso CV per ogni candidatura, quando rimandi il mancato raggiungimento degli obiettivi all’esterno.

Racconta dove sei tu nella tua fiaba:
- Quali skills hai forgiato.
- Che scudo della formazione consapevole hai usato?
- Come è fatta l’armatura dell’esperienza?

Ed ecco che il racconto può iniziare. Solo conoscendo te stesso puoi portare l’altro nella tua storia, informarlo, incuriosirlo, emozionarlo.

Obiettivo del racconto - dello storytelling di te stesso - è applicare una strategia persuasiva che incuriosisca l’altro a saperne di più. Anche nel CV, se ci pensiamo, al posto degli elenchi puntati stile lista della spesa infinita, dovremmo piuttosto raccontare la nostra storia professionale, le esperienze e gli obiettivi, i risultati raggiunti argomentati in maniera chiara, sintetica e specifica.

 E quindi, per sapersi destreggiare nella nostra personale storia, quella dell’eroe, partiamo da qui:

  • mostriamo i nostri dati e le informazioni di apertura che ci presentano e rappresentano, e che incuriosiscono a saperne di più;
  • presentiamo il contesto in cui le nostre esperienze hanno preso vita;
  • spieghiamo il conflitto, come si è riusciti a risolverlo?

Attraverso questa narrazione, che competenze hard e soft hai sviluppato? Non trascuriamole, soprattutto le seconde, in quanto risultano fondamentali per farci apprezzare da potenziali recruiter e datori di lavoro, e in quanto rilevano quelle capacità e abilità personali che consentono di adattarsi con efficacia ed efficienza ad un contesto professionale e relazionale. 

Provate, sperimentate, monitorate i risultati che arrivano e che non arrivano, dalla vostra personale storia professionale, unica e irripetibile, persino incoerente e turbolenta, che è pur sempre la vostra storia, di cui occorre prendersi cura attraverso l’uso delle parole consapevoli.

A cura di Elisa Severa
Orientatrice Asnor e Consulente R&S Jobify Recruiting

 

 

 

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