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  • 6/7/2023

L'orientamento è una cosa seria

Credo sia necessario stimolare i più giovani a immaginare il loro futuro senza fornire risposte già preconfezionate, ma fornendo gli strumenti per imparare a leggere se stessi e il contesto, per crescere da cittadini consapevoli e responsabili delle proprie scelte. A cura di Annie Pontrandolfo, Presidente Asnor

L’attuale narrazione del lavoro

Capita spesso che mi venga chiesto, in qualità di presidente Asnor, quali siano le professioni del futuro e quali le indicazioni da dare ai più giovani che si apprestano a scegliere percorsi di studio o lavoro. Trovo che non sia onesta una narrazione che cerchi di dare soluzioni a tutti i costi, soprattutto se lo si fa enfatizzando dei profili professionali a scapito di altri, e dove l’orientamento e il ruolo degli Orientatori è ridotto a mera indicazione della strada da percorrere, soprattutto quando parliamo di orientamento rivolto ai più piccoli. 6,5 su 10 di loro che attualmente frequentano la scuola primaria, quando saranno in età da lavoro, con molta probabilità svolgeranno professioni che oggi non esistono, secondo il World Economic Forum. Un dato che molti leggono come sconvolgente ma che a mio parere non dice molto di nuovo.

A quelli della mia generazione, i nati negli anni ’80, qualcosa di simile è già successo. Ci hanno parlato delle professioni, quelle classiche, dei professionisti con la P maiuscola, dei posti fissi, statali o privati, impieghi stabili e per tutta la vita, come i diamanti. Peccato scoprire dopo, una volta laureati e specializzati, che quello che ci hanno raccontato non esisteva più.
Inoltre, oggi, uno dei principali fattori di stress nelle nostre vite è dovuto proprio all’aspetto professionale: moltissime persone cercano lavoro, molte soffrono di ansia estrema perché non sono soddisfatte del proprio lavoro, altre abbandonano percorsi consolidati in cerca di un benessere personale.

Cosa fa l’orientamento

L’orientamento aiuta le persone ad affrontare questo stress, fornendo gli strumenti per fissare obiettivi di carriera, trovare o cambiare lavoro; è quindi un processo che inizia quando siamo bambini e riguarda le sfere di interessi, abilità, valori, personalità, background e circostanze.

L’orientamento è dunque un processo che aiuta prima di tutto le persone a conoscere e comprendere se stesse e il mondo del lavoro, per prendere poi decisioni educative, di carriera e di vita.
L’orientamento è molto più che decidere quale specializzazione e quale lavoro fare dopo il diploma o la laurea. È un processo che dura tutta la vita, il che significa che per tutta la vita tu cambierai e anche le situazioni intorno a te cambieranno e dovrai continuamente prendere decisioni che incideranno sulla carriera e sulla vita.

L’Orientatore, dunque, non ti dice cosa fare, in cosa dovresti specializzarti o quale carriera “ti conviene” intraprendere. Di questi tempi, in cui si parla tanto di orientamento, con molti fondi PNRR destinati a questo, quello che mi/ci auguro è che questa non sia l’ennesima opportunità sprecata, che non si riduca allo “svolgimento del compitino”, soprattutto quando abbiamo a che fare con le giovani generazioni che sono il futuro.

Un impiego di risorse per il futuro, oltre il fallimento

C’è bisogno si di orientamento, ma è altrettanto necessario l’impiego di risorse adeguatamente formate, di un aggiornamento di competenze anche per chi già opera in questo settore, perché oltre ad essere cambiati la società e gli scenari, si sono evoluti anche metodologie e strumenti per rispondere adeguatamente a questi cambiamenti.

C’è bisogno che l’orientamento entri nelle scuole in maniera sistemica e che sia svolto da professionisti, siano essi docenti o esterni, anche come buona strategia per contrastare l’abbandono scolastico e universitario.

Credo sia necessario stimolare i più giovani a immaginare il loro futuro senza fornire risposte già preconfezionate, ma fornendo gli strumenti per imparare a leggere se stessi e il contesto, per crescere da cittadini consapevoli e responsabili delle proprie scelte.

E senza vedere un eventuale fallimento o errore come fatale, ma semplicemente come una tappa del percorso di crescita, perché sì, alle volte, quando si è alle prese con qualcosa di nuovo, si va avanti anche per errori e tentativi.

Come diceva un grande sportivo che ha fatto la storia:

“I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli”.
DIEGO ARMANDO MARADONA

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