Giovedì 5 Agosto 2021

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Guida per rispondere in maniera corretta a un'offerta di lavoro – Il CV a prova di ATS

In questa parte della guida scopriremo perché è importante studiare gli annunci di lavoro per poter preparare un CV efficace. Partire da ciò che l’azienda ci richiede, infatti, ci consente di avere a disposizione una guida per preparare un curriculum che ci permetta di superare gli ATS e arrivare sulla scrivania del recruiter. A cura di Dario Madeddu, Orientatore Asnor.

La base di un CV a prova di ATS è sempre l’offerta di lavoro

Immaginiamoci Sheldon Cooper, il protagonista di The Big Bang theory, alle prese con la preparazione del suo CV. Sta studiando attentamente l’offerta di lavoro e pochi minuti dopo ha un’epifania. Si alza dalla sua scrivania e va a bussare alla porta di Penny.

“Toc, toc, toc, Penny! Toc, toc, toc, Penny! Toc, toc, toc, Penny! Toc, toc, toc, Penny!”
“Ciao Sheldon, dimmi…”.
“Ciao Penny, ti sei mai accorta che le offerte di lavoro ci comunicano un sacco di notizie utili?”.

Guida per rispondere in maniera corretta a un’offerta di lavoro – Il CV

Eh sì, Sheldon ha ragione: per iniziare a riempire di contenuti la base del CV di cui ho parlato nello scorso articolo, dobbiamo studiare molto attentamente le offerte di lavoro. Generalmente, invece, facciamo proprio l’opposto. 
Quando vediamo un’offerta di lavoro per un ruolo che pensiamo di poter ricoprire, facciamo in sequenza queste cose: leggiamo il ruolo, il luogo di lavoro e il tipo di contratto. 
Se ci piacciono, prendiamo il CV che abbiamo già pronto e con due click lo inviamo. 
E da lì in poi il nulla. Nessuno ci risponde. 

La ragione per cui ciò accade risiede in ciò che ho raccontato nel precedente articolo: le aziende investono in comunicazione e strumenti digitali anche per semplificare la ricerca della persona giusta e noi non possiamo limitarci a usare uno standard o un CV già pronto senza personalizzarlo per quella precisa offerta.

Cosa sono gli ATS 

Gli strumenti digitali da temere maggiormente per chi ricerca lavoro sono gli ATS e i CMS.

Questi due termini sono gli acronimi di Applicant Tracking System Candidate Management System.
Sono i sistemi che le aziende utilizzano per raccogliere e organizzare i dati dei candidati e gestire tutte le fasi del processo di recruiting/selezione. 
Questi sistemi vengono impiegati per pubblicare annunci di lavoro nel sito aziendale e nelle Job board (motori di ricerca di lavoro), per fare la selezione delle candidature in linea (screening), organizzare i CV in base a determinati requisiti/parole chiave presenti nelle offerte/annunci di lavoro, per calendarizzare e organizzare i colloqui con i candidati.
Gli ATS sono quegli algoritmi che leggono i nostri CV e non ci rispondono mai. 
Sono loro che decidono se il nostro CV è valido. Per un ATS, valido significa che un CV ha le parole chiave necessarie per essere selezionato
Questi strumenti decidono se scartare il nostro curriculum o inviarlo ai recruiter/selezionatori. 
Per superarli dobbiamo studiare e conoscere nei minimi dettagli l’annuncio di lavoro.

Se non teniamo a mente l’importanza degli annunci di lavoro, corriamo il rischio di inviare un CV “sbagliato”. Se non utilizziamo l’annuncio come una vera e propria guida, rischiamo di inserire informazioni poco utili e di creare un curriculum che verrà scartato, anche se il nostro profilo può essere perfetto per quell’offerta di lavoro. Gli ATS non fanno sconti: o trovano le parole per cui sono stati impostati o ci scartano. 

Immaginiamo di essere alla ricerca di un dentista e che un amico ci porga un biglietto da visita che ha in tasca e ci dica: “Io vado da questo!”. Noi prendiamo quel biglietto da visita e leggiamo: Mario Rossi, social media manager, cameriere, stagista in uno studio dentistico, dentista. 
Chiedetevi, adesso: ci andreste mai da quel dentista, anche se a suggerirvelo è stato un vostro caro amico?
Credo proprio di no. Anzi, forse avete storto il naso: è lo stesso effetto che fa all’ATS e a un recruiter un CV che non ha le parole chiave corrette e che si dilunga su informazioni non essenziali.

Perché devi strizzare l’occhio all’ATS, anche se non è un essere umano

Una volta, un nuovo cliente mi chiese di capire perché il suo curriculum fosse stato scartato nonostante la sua esperienza e le sue competenze fossero perfettamente in linea con la posizione. Mi feci inviare il link web all’annuncio, il CV con il quale aveva risposto e gli chiesi quale modalità di candidatura avesse scelto. 
Provai a entrare nella pagina web dell’annuncio e piuttosto che scegliere l’opzione “Invia il tuo CV senza registrarti”, quella scelta dal mio cliente, cliccai sul pulsante “Iscriviti e candidati”.
Iniziai a fare l’iscrizione nella pagina web che richiedeva i miei dati, cioè l’ATS, e scoprii che tra i primi dati richiesti, una finestra richiedeva “Livello di conoscenza della lingua italiana”. 
Ritornai sull’annuncio e vidi che tra i requisiti richiedeva: “Lingua madre italiano”. 

Lessi il CV del mio cliente e poco dopo lo richiamai e gli dissi: “Sai perché ti hanno scartato? Perché la tua lingua madre non è l’italiano”. Lui mi rispose: “Ma come è possibile? La mia lingua madre è l’italiano, sono nato in Italia, ho frequentato gli studi in Italia e ho sempre parlato italiano come prima lingua”. Gli risposi: “Certo, io lo so e lo capisco, ma tu ti sei dimenticato di farlo sapere all’ATS: nel tuo CV non l’hai indicato e quelle erano parole chiave. 

Hai scritto che avevi un livello C1 di inglese, così come era richiesto dall’offerta, ma l’offerta richiedeva anche italiano come lingua madre e tu non l’hai scritto”.

Ecco, questo è uno dei banali errori che spesso commettiamo: dare per scontato che il nostro CV sarà letto e compreso da chi lo legge, in qualsiasi modo contenga le informazioni che inseriamo. L’ATS, però, non è un essere umano, è progettato per cercare alcune parole e alcuni dati e poco gli importa della forma. Gli interessa molto di più che il contenuto sia corretto secondo i parametri per cui è impostato.

L’ATS è come un motore di ricerca, ma è più indietro rispetto a quelli che siamo abituati ad utilizzare sul web: non ha una correzione automatica e non si sforza di suggerirci come arrivare a ciò che vogliamo. Se noi vogliamo comprare delle scarpe rosse, nel motore di ricerca del nostro store online, cercheremo delle scarpe rosse e lui ce le mostrerà. Se ricerchiamo genericamente “scarpe” potremmo anche essere fortunati e trovare delle scarpe rosse. 

Se ricerchiamo “ciabatte” o “ciabatte blu”, è praticamente impossibile che ci mostri delle scarpe rosse. L’ATS non ragiona e non ci aiuta. Siamo noi a doverlo aiutare! Se sta ricercando un “cuoco” e trova uno “chef stellato”, è probabile che lo scarti.
Un altro macro-errore che spesso viene commesso, riguarda la lingua con cui scrivere il CV per rispondere a un’offerta di lavoro. 
Se l’offerta è in italiano, non dobbiamo utilizzare un CV scritto in inglese
Non faremo capire di conoscere bene l’inglese. Al più potrà capitare che l’ATS ci scarti perché non capisce ciò che abbiamo scritto o che il recruiter si chieda se siamo davvero intelligenti e furbi. 
Lo stesso deve valere per un’offerta in inglese. 
Insomma, essere scartati perché sbagliamo la lingua con cui scrivere il nostro CV, vale davvero un “Bazinga!” di Sheldon.
Nelle offerte di lavoro/job posting/annunci di lavoro abbiamo già a portata di mano delle informazioni scritte così come gli ATS e i recruiter vorrebbero leggerle.
Impariamo a utilizzarle! Studiamole, cerchiamo di capire come chiamano la figura che vorremmo ricoprire, quali requisiti ricercano, quali informazioni inseriscono e come le suddividono.
Nella prossima parte della guida, partiremo da questa considerazione per poter preparare un CV efficace e a prova di ATS.

In questo articolo si parla di

Dott. Dario Madeddu

Dott. Dario Madeddu

Orientatore Asnor

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