Giovedì 5 Agosto 2021

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Essere un musicista oggi, senza spettacoli dal vivo

La crisi sanitaria che stiamo affrontando ha messo a dura prova molte categorie di professionisti, costretti a interrompere le proprie attività dal vivo. Parliamo del mondo artistico, in particolare, della figura del musicista. Chi è il musicista professionista, una figura poliedrica che oggi non vive più di eventi live. Approfondimento a cura di Renato Pezzano, musicista, docente di chitarra e membro del Comitato Tecnico Scientifico di Asnor.

Il mondo artistico e musicale in tempi di pandemia

In tempi di crisi sanitaria dettata dalla pandemia il mondo artistico, in particolar modo quello musicale, ha subìto uno stop sotto alcuni aspetti drammatico, con l'interruzione di qualsiasi attività di spettacolo dal vivo, sia in teatro sia all'aperto, con lo stop delle attività della danza, del teatro e di ogni rappresentazione artistica che abbia a che fare con “la performance dal vivo”.

Eppure, ci sono stati anche artisti che, nonostante l'impossibilità di performare dal vivo davanti ad un pubblico fisico, si sono reinventati sulle piattaforme digitali, riuscendo ad arrivare ad un vasto pubblico, tramite i dispositivi digitali che ognuno di noi oggi usa quotidianamente.

Voglio partire da questo per spiegare, per quanto possa, le svariate attività che sono legate all' “essere musicista a tutto tondo”, e cioè tutto ciò che ruota intorno alla figura dell'artista non soltanto inteso come frontman o cantante, ma soprattutto come silente tessitore di altre trame sonore magari meno evidenti o mediatiche, ma altrettanto funzionali a quella che poi viene definita l'esperienza del “musicista professionista”.

Essere un musicista significa essere un professionista “poliedrico” 

Sono definite, come attività prettamente musicali, oltre all'attività concertistica, già di suo estremamente varia, la composizione musicale, le registrazioni strumentali negli studi di incisione (dove spesso il musicista è chiamato a mettere a disposizione la propria tecnica strumentale su brani già composti ma da arrangiare) , l'arrangiamento musicale (quindi la vestizione di una composizione il cui scheletro necessita, appunto, di essere completato con svariati strumenti) , la consulenza musicale, la direzione artistica di eventi legati al mondo musicale, l'editoria e quindi la distribuzione di prodotti all'interno del mondo, ad esempio, cinematografico o pubblicitario, la discografia (produzioni di brani, oggi facilmente ottenibile anche da casa propria) per arrivare a tutte le attività legate al mondo dei concerti, come il management, la direzione di palcol'organizzazione di un tour, eventi che spesso vedono musicisti che diventano anche “imprenditori di se stessi” , come oggi si legge spesso sui profili social...Per non parlare di tutte quelle figure che hanno sfondato nell'ambito dei social e in particolare di Youtube, ben prima del periodo pandemico, ambiti da cui sono partiti, come chiunque può potenzialmente fare, dal salotto di casa propria per poi arrivare ad essere fenomeni mainstream fino a calcare palchi importantissimi. 

Non solo tourneè, dagli eventi live alla production music

Essere musicista nel mondo contemporaneo, secondo me, non può prescindere dall'abbracciare tanti di questi aspetti connessi all'universo musicale e cercare di diventare il più poliedrici possibile, senza fermarsi ad uno o due ambiti. 

Oggi il musicista non può più permettersi di vivere di sole tourneè, come accadeva fino agli anni novanta, dove una grande richiesta di eventi live faceva in modo che i concerti si susseguissero a volte per anni interi, con tourneè di centinaia di date, permettendo guadagni oggi impensabili. 

A maggior ragione, con lo stop forzato dovuto all'emergenza sanitaria, queste figure sono completamente immobilizzate, ma altre maestranze invece hanno fatto di necessità virtù.

Basti pensare alla categoria dei compositori di “production music”, cioè quella categoria (enorme) di brani musicali che diventa “sonorizzazione” per spot pubblicitari, trailers cinematografici, sigle televisive, documentari, sottofondi e via discorrendo. 
Su queste categorie, il guadagno viene garantito dal cosiddetto diritto d'autore, per cui più un compositore è prolifico e poliedrico, più riuscirà a piazzare le proprie creazioni nel mare magnum della musica “di sottofondo”. 

Si potrebbero approfondire tantissimi aspetti legati ad ogni figura ma lo spazio è tiranno, per cui il messaggio dell'articolo è “essere poliedrici”, considerare che il mondo musicale offre tantissimo spazio a numerose figure professionali, e nel mondo attuale è impensabile poter fare il professionista abbracciando solamente una o due di queste possibilità.

L’importanza del contesto storico e sociale per fare carriera

Il precedente articolo apparso su queste pagine, relativo al metodo di educazione non formale, cioè non legato alla formazione accademica, ha suscitato, oltre a molte condivisioni anche alcune critiche, soprattutto dal mondo dei didatti della musica, come d'altronde ampiamente prevedibile.

Critiche assolutamente giuste dal punto di vista di chi le ha mosse ma altrettanto superflue da un punto di vista formale, poiché il mondo musicale è mosso, da decenni, soprattutto per quanto riguarda i grandi numeri, da personalità e artisti che poco hanno avuto a che fare con le cosiddette accademie, ma che si sono ritagliati importantissimi spazi come autori e soprattutto come compositori, restando addirittura nella storia musicale, alcuni di loro sono riconosciuti come geni assoluti.

Tutto ovviamente deve essere contestualizzato nel periodo e nel tessuto sociale in cui ogni artista ha operato e opera. 

Sicuramente, nell'Inghilterra degli anni sessanta il fermento culturale e musicale era talmente grande che molti artisti hanno trovato la propria strada disegnando pagine immortali che ben poco hanno a che vedere con la composizione musicale “ortodossa”, cioè classica, ma che in compenso hanno catturato l'immaginazione di milioni di persone, a volte anche con brani estremamente semplici dal punto di vista sia armonico sia strutturale.

Bisognerebbe sempre valutare, dal punto di vista “pratico”, i risultati.

Renato Pezzano

Renato Pezzano

Musicista e docente di chitarra

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