Giovedì 24 Settembre 2020

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L'Università riparte con lentezza, didattica a distanza fino a gennaio 2021

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha chiesto agli Atenei di limitare le attività collettive, almeno fino a gennaio 2021, se non si è in grado di garantire la massima sicurezza. Per molte facoltà, questo si traduce nella prosecuzione della didattica a distanza. Per mantenere il distanziamento fisico, infatti, mancano aule e spazi comuni.

Delle sorti della scuola durante l’emergenza coronavirus si è ampiamente parlato. Più ai margini, invece, è rimasto il tema delle università. Eppure, anche negli Atenei l’impatto del lockdown e della pandemia è stato forte, costringendo studenti e professori a ripiegare sulla didattica a distanza e sugli esami online. Chiuse le biblioteche, interrotte le attività di ricerca, impossibili i ricevimenti. Il mondo accademico si è fermato per due mesi, come il resto del paese. E ora fatica a rimettersi in moto. Si guarda a settembre, come il momento propizio per un nuovo avvio. Ma sarà davvero così?

Il ritorno in facoltà: didattica mista, accessi contingentati, digitalizzazione

L’impressione, in realtà, è che cambierà poco o nulla. Il 4 maggio, in concomitanza con il primo allentamento delle serrate, il Ministero dell'Università e della Ricerca ha diramato una nota con le indicazioni per affrontare la fase 2 (fino ad agosto) e la fase 3 (fino a gennaio 2021). Il testo prevede maglie ancora molto strette, almeno per il primo semestre del nuovo anno accademico. Tutto si gioca su cinque punti: didattica mista, accesso contingentato agli spazi comuni, potenziamento delle infrastrutture digitali, dematerializzazione dei processi amministrativi e formazione del relativo personale.

La DAD universitaria

La didattica a distanza, quindi, non si scioglierà sotto il sole di agosto. Anzi, alla riapertura si mescolerà con quella in presenza. Un sistema misto (blended) in cui ogni insegnamento dovrà essere fruibile sia dal vivo che in telepresenza, con modalità sincrona e asincrona.

La facile previsione è che aule, laboratori e biblioteche resteranno semi-deserti ancora per diversi mesi. L’accesso, infatti, dovrà essere programmato, prevedendo anche l’obbligo di uso dei dispositivi di protezione individuale. Il ministero invita anche a considerare la possibilità di estendere gli orari di apertura, allungando la settimana lavorativa anche al sabato e alla domenica.

Potenziare le infrastrutture digitali

La prosecuzione della didattica a distanza, però, apre un altro problema: la sostanziale inadeguatezza delle infrastrutture digitali di cui sono dotate la maggior parte degli atenei italiani, così come dei processi amministrativi, ancora molto “analogici”.

Per superare il problema, dal Miur propongono una cura in tre step:

  • Potenziamento infrastrutturale: dotazioni delle aule, connettività, dispositivi in uso ai docenti e agli studenti;
  • Dematerializzazione delle pratiche amministrative;
  • Formazione “digitale” del personale tecnico amministrativo.

C’è bisogno di orientamento anche all’università

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