Venerdì 3 Aprile 2020

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Come si diventa insegnante di sostegno, una figura chiave per la scuola italiana

Il ruolo dell’insegnante di sostegno è fondamentale per garantire l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, ma non solo. Il suo lavoro è rivolto infatti a tutto il gruppo-classe e facilita l’integrazione di tutti gli alunni. Vediamo insieme come si diventa insegnante di sostegno e le caratteristiche principali di questa figura così importante per la scuola, proprio in un’ottica di orientamento.

L’insegnante di sostegno e la didattica inclusiva

L’insegnante di sostegno è una figura fondamentale per la scuola italiana. Viene assegnato solamente alle classi in cui è presente un bambino disabile, ma il suo lavoro è comunque rivolto a tutto il gruppo-classe. È a tutti gli effetti un docente corresponsabile e contitolare, partecipa ai consigli di classe e ha voce in capitolo sulle dinamiche generali, proprio come gli altri insegnanti.

Quando si analizza il ruolo e la figura dell’insegnante di sostegno, occorre quindi superare un approccio fuorviante basato sull’idea di una funzione prettamente assistenzialista. Infatti, l’insegnante di sostegno è molto più che opera di assistenzialismo verso gli alunni disabili. Contribuisce invece a rendere il percorso scolastico inclusivo e stimolante per tutti i bambini della classe. In altre parole, l’insegnante di sostegno è una figura chiave per favorire l’integrazione a scuola e la didattica inclusiva, non solo dei bambini disabili.

Funzioni e competenze dell’insegnante di sostegno

La funzione dell’insegnante di sostegno è quindi quella di favorire, insieme agli altri docenti, lo sviluppo di una strategia didattica inclusiva, mediante specifiche metodologie orientate all’integrazione scolastica e calibrate in base alle caratteristiche del gruppo-classe. In questo senso, ricopre un ruolo determinante per l’integrazione scolastica dei bambini disabili, ma è una risorsa fondamentale per la classe in generale. Va pensato soprattutto come un mediatore pedagogico che riveste una posizione cruciale – e non di secondo livello- nella gestione delle classi.

Un’altra attività essenziale dell’insegnante di sostegno è la redazione – a inizio anno- del Piano Educativo Individualizzato (PEI). Si tratta di un documento fondamentale per l’inclusione dell’alunno disabile, in cui si stabiliscono gli obiettivi didattici in accordo con la famiglia, l’equipe medica che segue il bambino e consultando anche gli altri docenti.

Vista l’importanza e la complessità del ruolo ricoperto dall’insegnante di sostegno, sono richieste diverse competenze specifiche. L’approccio umanistico, che mette al centro la persona nella sua diversità e singolarità, deve essere accompagnato da diverse conoscenze in ambito pedagogico, comunicativo, didattico e psicologico. L’interdisciplinarietà è una caratteristica essenziale nella formazione di un insegnante di sostegno.

Come si diventa insegnante di sostegno: percorso di studi, TFA e concorsi

L’abilitazione per diventare docente di sostegno, secondo le regole attuali, si acquisisce attraverso un percorso di specializzazione strutturato nella forma del TFA (Tirocinio Formativo Attivo). Per poter accedere al percorso del TFA, però, è necessario possedere dei requisiti che vanno sviluppati durante gli studi universitari.

Il percorso di studi e i requisiti per accedere al TFA per il sostegno

Tali requisiti sono diversi a seconda se si vuole essere insegnante di sostegno nella scuola primaria e dell’infanzia oppure nella scuola secondaria.

Per quanto riguarda la scuola primaria e dell’infanzia i requisiti di base sono i seguenti:

  • Titolo di abilitazione all’insegnamento conseguito con il corso di Laurea in Scienze della Formazione, o comunque riconosciuto in Italia.
  • Diploma magistrale con valore abilitante e diploma sperimentale con indirizzo linguistico, oppure titolo di abilitazione all’estero, conseguiti entro l’anno scolastico 2001/2002.
  • Due annualità di servizio, anche non continuative e in qualsiasi classe di concorso, svolte nel corso degli ultimi otto anni scolastici nella scuola d’infanzia o primaria.

I requisiti per la scuola secondaria sono invece diversi:

  • Titolo di abilitazione all’insegnamento
  • Laurea magistrale in qualsiasi classe di concorso + 24 Cfu aggiuntivi da conseguire nelle cosiddette materie psico/socio/antropologiche e metodologiche.

Il tirocinio formativo attivo per i docenti di sostegno

Sia per la scuola primaria e dell’infanzia che per la scuola primaria, a questi requisiti di base va poi aggiunto il titolo di specializzazione sul sostegno. Questo titolo si consegue al termine di un corso di specializzazione didattica per l’inclusione scolastica che ha la durata di un anno, è organizzato nelle università riconosciute dal Miur e si basa su insegnamenti interdisciplinari, laboratori pratici e 300 ore di tirocinio.

Tutte gli aggiornamenti sul TFA sostegno 2020

Lavorare come insegnati di sostegno: concorsi e messa a disposizione

Per accedere a incarichi di ruolo bisogna poi superare le prove concorsuali, bandite periodicamente dal Ministero dell’Istruzione. Per le procedure previste nel 2020, il Miur ha fissato al 15 luglio 2020 come termine ultimo per conseguire il titolo di specializzazione e poter partecipare ai concorsi.

Fuori dall’immissione in ruolo, c’è sempre la possibilità della Messa A Disposizione (Mad), per inviare candidature spontanee agli istituti scolastici e proporsi quindi per ruoli di supplenza su posti di sostegno.

Un riepilogo di tutti i concorsi per insegnare a scuola in uscita

La normativa sull’insegnante di sostegno

Non è sbagliato dire che alla base della figura dell’insegnante di sostegno c’è la Costituzione italiana. Infatti, proprio ai principi costituzionali è ispirata la legge del 5 febbraio 1992, n.104, la legge quadro che disciplina e organizza, tra le altre cose, l’inclusione scolastica delle persone diversamente abili.

Come spiegato nella premessa, l’insegnante di sostegno viene assegnato alle classi in cui è iscritto un alunno disabile, ma il suo lavoro è rivolto a tutto il gruppo-classe. Questo si spiega anche perché nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (che l’Italia ha ratificato) si insiste giustamente sulla necessità di lavorare sui fattori contestuali per rimuovere gli ostacoli che impediscono l’integrazione scolastica dei disabili.

Più recentemente, con il Decreto Legislativo del 12 aprile 2017, n.66, la formazione e il ruolo dell’insegnante di sostegno sono stati ridefiniti ulteriormente, con l’obiettivo di consolidare e approfondire la sua funzione pedagogica nello sviluppo di piani didattici orientati all’inclusione di tutto il gruppo-classe.

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