Lunedì 21 Settembre 2020

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Coding e pensiero computazionale, pilastri della didattica nella scuola digitale

Il coding è una metodologia didattica per educare al pensiero computazionale. Un processo logico creativo efficace anche a scuola, perché utilizza metodi e strategie specifiche della tecnologia per la soluzione di un problema complesso. Il Decreto Scuola lo ha reso obbligatorio all'interno dei 24 cfu necessari per poter insegnare.

Il coding e il pensiero computazionale, un'attività trasversale per la didattica

Il pensiero computazionale è un processo logico creativo che viene messo in atto quotidianamente per affrontare e risolvere i problemi con metodi, strumenti e strategie specifiche. Si definisce pensiero computazionale perché utilizza procedure indispensabili per la programmazione dei robot, dei computer e in generale di tutte le macchine che senza istruzioni dettagliate non possono svolgere le funzioni richieste. Il pensiero computazionale è in altri termini un approccio innovativo ai problemi e alla loro risoluzione.

Proprio su questo modello si basa il coding, uno strumento divertente, agile ed efficace che può essere utile alla didattica scolastica perché agevola e semplifica la comprensione dei contenuti. Grazie al coding, infatti, gli studenti imparano a sviluppare il pensiero computazionale per risolvere situazioni e problemi complessi. L'Italia è tra i primi paesi al mondo ad aver sperimentato questa metodologia didattica innovativa, che non deve essere intesa come una nuova materia a scuola, ma come un'attività trasversale e interdisciplinare. Il coding, infatti, può essere applicato solamente con una prospettiva interdisciplinare perché trasversali sono le competenze che permette di sviluppare. Non si tratta quindi di lavorare in un solo ambito, ma di realizzare attività che permettano di semplificare i concetti e di applicarli alla risoluzione dei problemi. In questo senso, il coding può essere praticato sia nell'ambito delle materie scientifiche che letterarie.

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Come si insegna il Coding a scuola?

Utilizzare il coding nella didattica significa educare ad agire consapevolmente la strategia del pensiero computazionale. L'obiettivo è far sviluppare al bambino la capacità di approcciarsi alle situazioni in modo analitico e di pianificare le soluzioni più idonee dopo aver individuato e separato tra loro i vari aspetti del problema. Il coding si basa infatti su attività finalizzate ad apprendere il pensiero logico e analitico orientato alla risoluzione di problemi. Qualsiasi situazione che richieda una procedura de elaborare, la costruzione di una sequenza di operazioni e un insieme di connessioni da stabilire, può infatti essere utile per applicare il metodo del pensiero computazionale.

Attraverso l'utilizzo di strumenti tecnologici e attività informatiche, come per esempio la programmazione di un'applicazione o di un piccolo videogioco, gli alunni non solo imparano a programmare, ma soprattutto programmano per apprendere. Si esercitano quindi a pianificare e seguire delle strategie mentali per risolvere situazioni più o meno complesse. Molto meglio poi se questo avviene in un contesto ludico, perché giocando i bambini riescono ad apprendere con più facilità ed è proprio con il gioco che si imparano a sviluppare le prime strategie mentali.

Il coding nella legge sulla Buona Scuola e nel Decreto Scuola 2019

Uno degli indirizzi fondamentali della Buona Scuola (legge 107/2015) è rappresentato dal Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), con cui il Miur disegna la strategia complessiva per una ridefinizione del sistema educativo nella società digitale. Al centro di questa strategia ci sono le opportunità dell'educazione digitale e di conseguenza l'innovazione del sistema scolastico in tal senso. Una figura fondamentale per il piano è l'animatore digitale, un docente che affianca il dirigente scolastico e il direttore amministrativo con il compito specifico di promuovere e accompagnare l'innovazione tecnologica a scuola. Tra i vari ambiti in cui l'animatore digitale potrà sviluppare una progettualità innovativa c'è proprio l'organizzazione di laboratori di coding per gli studenti.

La normativa recente conferma l'importanza assegnata al coding per la scuola digitale. Nelle "Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo distruzione" (D.M. n. 254 del 13/11/2012) sono previste attività basate sul pensiero computazionale in diversi ambiti disciplinari e in particolare in quello della Tecnologia. Il 22 febbraio del 2018, inoltre, il Miur ha presentato il documento "Indicazioni nazionali e nuovi scenari" in cui si assegna al pensiero computazionale (e quindi al coding) un ruolo prioritario come strumento culturale per sviluppare competenze chiave nell'esercizio della cittadinanza attiva.

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