Martedì 21 Aprile 2026

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  • 21/4/2026

Inclusione e benessere a scuola: spunti chiave per l'orientamento

Oltre mille scuole europee hanno partecipato allo strumento di autovalutazione della European School Education Platform (2025–2026): i risultati evidenziano il ruolo centrale del benessere nei percorsi di crescita e scelta degli studenti. A cura di Valeria Gatti, Orientatrice Asnor e Autrice.

C'è una domanda che appartiene a chi lavora nell'orientamento: quando comincia, davvero, il lavoro di costruzione del futuro di un ragazzo? È una domanda che vale la pena tenere aperta, perché la risposta si sposta ogni volta che la si guarda da vicino. Le scuole e chi ci lavora fanno già molto — e proprio da quella ricchezza di pratiche emerge la possibilità di andare ancora più a fondo.

Il tempo scolastico, letto con occhi orientativi, è più denso di quanto sembri.

La risposta è sempre la stessa: comincia adesso. Nel modo in cui uno studente vive la scuola ogni giorno, nel senso di appartenenza che riesce o non riesce a costruire, nella capacità di riconoscere le proprie risorse prima ancora di doverle schierare, nel luogo che egli stesso contribuisce a creare, per sé e per gli altri.

Chi sta bene dentro la scuola ha più possibilità di immaginare un fuori. Chi la vive come un luogo estraneo, opprimente o semplicemente indifferente, arriva alla scelta con un bagaglio già appesantito — e con un senso di distacco, se non addirittura di liberazione da un peso enorme.

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I dati europei su inclusione e benessere

La European School Education Platform ha pubblicato i risultati di uno strumento di autovalutazione su inclusione e benessere, compilato da oltre mille scuole europee tra il 2025 e il 2026. Vale la pena leggere un passaggio della sintesi: "Le scuole non sono solo luoghi di apprendimento accademico, ma anche ecosistemi di sviluppo in cui il senso di appartenenza, l'equità, la sicurezza psicologica e le opportunità interagiscono per plasmare i risultati a lungo termine degli studenti."

Due numeri, tra quelli emersi, meritano attenzione: l'83% delle scuole monitora il rendimento accademico in modo sistematico; il 65% monitora il benessere di alunni e insegnanti. Per chi lavora nell'orientamento, il secondo dato ha un significato preciso: significa che più della metà delle scuole ha già scelto di osservare qualcosa che fino a poco tempo fa non entrava nei sistemi di rilevazione strutturati. Lo strumento di autovalutazione della Commissione Europea su inclusione e benessere esiste dal 2025 — è recente, e il fatto che oltre mille scuole lo abbiano già utilizzato dice qualcosa sulla direzione che il sistema sta prendendo.

Che il 35% non monitori ancora il benessere in modo sistematico non è un dato di fallimento: è lo spazio in cui c'è ancora molto da costruire, e in cui l'orientamento può offrire un contributo concreto.

Per noi orientatori, quella direzione ha un nome preciso: è la conferma che ciò che accompagniamo ogni giorno — la costruzione consapevole del percorso di un ragazzo — sta diventando una priorità riconoscibile anche a livello istituzionale.

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Pratiche che danno voce agli studenti

Parlare di benessere in ambito scolastico spesso ci induce a pensare a un clima sereno e favorevole, a esperienze costruttive e rassicuranti. Sono principi di partenza ormai irrinunciabili, e su di essi vale la pena andare più a fondo.

Le condizioni che permettono a un ragazzo di conoscersi, di misurarsi, di costruire un'immagine di sé abbastanza solida da reggere le transizioni sono qualcosa che si progetta, si cura, si rinnova nel tempo. È una prospettiva orientativa: non chiede alla scuola di aggiungere programmi straordinari, ma di creare ambienti in cui sia possibile crescere con consapevolezza.

L'indagine europea lo conferma: "le pratiche che danno voce agli studenti esistono nella maggior parte delle scuole, ma vengono applicate con minore regolarità." È un punto di partenza solido, su cui vale la pena costruire. Per noi orientatori, quella regolarità è precisamente ciò che fa la differenza: non la singola esperienza ben riuscita, ma la continuità che trasforma un'occasione in un'abitudine, e un'abitudine in una competenza. Un ragazzo che impara a riconoscere le proprie risorse con costanza, nel tempo, arriva alla scelta con una mappa già in mano. Ed è lì, dentro la vita scolastica quotidiana, che si muove il primo passo verso la propria strada.

La scrittura come strumento di autoconoscenza

In quello spazio — tra ciò che già esiste e ciò che non è ancora diventato sistematico — strumenti come la scrittura riflessiva trovano la loro collocazione naturale. Quando viene proposta con intenzione orientativa, accompagna il ragazzo a fare luce sulle proprie esperienze, a riconoscere risorse che spesso restano sullo sfondo, a costruire una narrazione di sé che vada oltre il rendimento e le aspettative altrui.

Scrivere di un momento in cui ci si è sentiti capaci di qualcosa, di una difficoltà che si è saputa attraversare, di come ci si immagina tra qualche anno — sono gesti apparentemente semplici che producono materiale prezioso. Un docente può introdurli in qualsiasi disciplina, anche solo in pochi minuti. Un orientatore può usarli nel colloquio individuale come punto di partenza: ciò che emerge — senza mai diventare oggetto di analisi — è spesso il più autentico che un ragazzo riesca a produrre. Un ragazzo che sa raccontarsi ha già trovato qualcosa di essenziale: la sua voce.

La lettura come specchio

Se la scrittura aiuta un ragazzo a trovare le parole per raccontarsi, la lettura gli offre qualcosa di diverso ma complementare: la possibilità di riconoscersi in una storia che non è la sua. Un personaggio che affronta una transizione, che sbaglia e ricomincia, che si confronta con l'incertezza — apre domande che il ragazzo può fare proprie con una distanza che protegge e, allo stesso tempo, permette di sentire davvero.

Scegliere i testi con questa intenzione è già una scelta orientativa. Romanzi, racconti brevi, biografie di persone comuni, albi illustrati per i più giovani — ciascun formato porta con sé una modalità di avvicinamento diversa. Vale la pena allargare questo sguardo anche ai libri fotografici: un'immagine su cui sostare — un paesaggio, un ritratto, una scena di vita quotidiana o che racconti un’esperienza — può aprire domande sull'identità e sul desiderio con una immediatezza che le parole a volte non raggiungono. Per i ragazzi che hanno un rapporto più difficile con la lettura tradizionale, è spesso la porta più accessibile.

La scelta dello strumento è già, di per sé, un atto professionale: richiede la capacità di leggere il contesto, riconoscere il momento, calibrare la proposta su chi si ha davanti.

L'indagine europea ricorda che le metodologie centrate sullo studente sono ampiamente disponibili nelle scuole — e la lettura orientata all'autoconoscenza rientra esattamente in questa categoria. Trovano spazio nelle pratiche esistenti e le arricchiscono di una direzione: quella di restituire a ogni ragazzo un'occasione per riconoscersi, prima ancora che per esprimersi.

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Conclusioni: verso una scuola che prepara chi la abita

Restituire a ogni studente la sensazione di essere nel posto giusto, con le risorse per costruire qualcosa di proprio, è il risultato di scelte precise e quotidiane. Scelte su come si organizza il tempo, su chi viene coinvolto nella vita scolastica, su quali pratiche trovano spazio nella routine di ogni giorno — e su quanto queste pratiche siano pensate per accompagnare, oltre che per istruire.

Per noi orientatori, questa prospettiva sposta il momento del nostro intervento molto più indietro rispetto alla scelta. Significa lavorare dentro i contesti educativi, accanto ai docenti e alle famiglie, portando strumenti che sostengano la crescita prima che arrivi l'urgenza della decisione.

Diciamo spesso ai ragazzi troverai la tua strada— ed è vero. Ma forse è ancora più vero che la strada non si trova, si costruisce. E affinché un ragazzo possa diventare costruttore del proprio percorso, ha bisogno di una scuola che lo metta nelle condizioni di farlo. Una scuola che monitora le persone oltre ai risultati, che include per scelta oltre che per obbligo, che accompagna verso una consapevolezza oltre che verso una decisione.

È lì che comincia tutto.

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In questo articolo si parla di

Valeria Gatti

Valeria Gatti

Orientatrice Asnor e Autrice.

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