Giovedì 26 Febbraio 2026

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  • 26/2/2026

Intelligenza Artificiale e lavoro: opportunità, rischi e impatto sul benessere

Recenti ricerche evidenziano come l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale all’interno degli ambienti di lavoro stia producendo effetti diversi e contrastanti sui lavoratori. Se da una parte si assiste ad un potenziamento delle performance, dall’altra si rischia la potenziale esposizione ad un maggiore stress. A cura di Manuela Rapacchia, Orientatrice Asnor.

Le professioni maggiormente esposte all’automazione e all’IA

Quali sono le professioni più influenzate da automazione e uso dell’Intelligenza Artificiale?

La scuola di formazione professionale “Mia Academy” ha sviluppato un indicatore, l’AI Shock Index, per misurare quali sono le professioni più “vulnerabili” ad essa.

L’indice categorizza le professioni su una scala da 1 (lavori meno esposti all’automazione) a 5 (ruoli con elevato rischio di automazione e sostituzione). Può sorprendere il fatto che l’indice includa tra i mestieri più “vulnerabili” non solo lavori manuali o caratterizzati da elevata ripetitività delle mansioni, ma anche professioni che combinano attività ripetitive a compiti cognitivi.

Tra questi troviamo addetti data entry, operatori di call center, operatori helpdesk IT, impiegati amministrativi, impiegati contabili junior, operatori logistici semplici, cassieri del supermercato, addetti mensa.

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IA: risparmio di tempo e potenziamento di performance

Ma qual è attualmente il grado di integrazione dell’IA da parte dei lavoratori? e che effetto sta producendo su di loro?

Dati interessanti da questo punto di vista arrivano dalla ricerca presentata nel mese di febbraio 2026 dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, che già da alcuni anni svolge attività di ricerca per analizzare l’evoluzione dell’IA in diversi ambiti, compreso quello lavorativo.

La ricerca mette in evidenza i seguenti dati:

  • il 47% dei lavoratori utilizza strumenti di IA in azienda;
  • tra gli utilizzatori, circa quattro su dieci stimano un risparmio di tempo di oltre 30 minuti nelle ultime due attività in cui hanno utilizzato l’Intelligenza Artificiale;
  • tra gli utilizzatori, quattro su dieci evidenziano di riuscire a svolgere grazie all’IA attività che altrimenti non sarebbe in grado di fare.

Dunque, i lavoratori che utilizzano strumenti di IA beneficerebbero di migliori performance e di un risparmio di tempo nello svolgimento delle attività.

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Maggiore soddisfazione e maggiore stress

Risultati solo in parte simili erano già emersi nello studio intitolato “Work and wellbeing in the age of AI” realizzato alcuni mesi fa dall’azienda Jabra insieme all’Happiness Research Institute.

Lo studio ha coinvolto oltre 3.700 professionisti in 11 Paesi, Italia compresa. Nel campione italiano, composto da 363 “knowledge worker”, è risultato che gli utilizzatori dell’IA, ossia i lavoratori che usano l’Intelligenza Artificiale almeno una volta al giorno, hanno il 37% di probabilità in più di dichiararsi soddisfatti del proprio lavoro; inoltre, associano al loro lavoro un maggiore significato, raggiungono più facilmente i loro obiettivi e dichiarano di avere maggiori prospettive di avanzamento di carriera.

Al tempo stesso, gli utilizzatori dell’IA hanno rivelato un livello di stress maggiore rispetto a quanti non la utilizzano. Questo risultato potrebbe essere causato dal sovraccarico cognitivo innescato dalla necessità di apprendere nuovi tool, di formulare i giusti prompt e di controllare e interpretare i dati prodotti dall’Intelligenza Artificiale.

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I rischi legati all’uso dell’IA sul benessere dei lavoratori

Potenziali rischi per la salute e il benessere dei lavoratori sono stati evidenziati anche dalla ricerca pubblicata nel mese di febbraio 2026 sull’Harvard Business Review.

Lo studio è stato condotto in un’azienda tecnologica statunitense con circa 200 dipendenti ed è durato 8 mesi. Dalla ricerca su come l’IA generativa abbia modificato le loro abitudini lavorative sono emersi tre aspetti:

  • l’uso dell’Intelligenza Artificiale ha portato i lavoratori a svolgere mansioni che senza di essa sarebbero state esternalizzate o attribuite ad altri (per fare un esempio, Product manager e designer hanno iniziato a scrivere codici);
  • le frequenti conversazioni con l’IA hanno reso molto più labile il confine tra momenti lavorativi e momenti di pausa;
  • l’uso dell’IA ha esposto i lavoratori a un maggior sovraccarico cognitivo, rendendo molto più frequente il multitasking e lo svolgimento di più attività in contemporanea (ad esempio scrivere un codice manualmente mentre l’Intelligenza Artificiale ne generava una versione alternativa).

Conclusioni: le sfide del futuro

Queste ricerche evidenziano aspetti piuttosto contraddittori.

Da un lato, l’IA sembra aumentare la produttività dei lavoratori e fornire loro una sorta di “potenziamento cognitivo”; dall’altra, potrebbe causare un maggiore stress oltre che una maggiore “autosufficienza” del singolo lavoratore, con conseguente perdita di connessione con altri colleghi e reparti.

Questi aspetti rendono molto importante monitorare l’impatto psicologico che l’utilizzo dell’IA ha sui lavoratori, ma anche regolamentarne e disciplinarne l’utilizzo all’interno delle organizzazioni.

Come ha affermato Meik Wiking, CEO dell’Happiness Research Institute, se è vero che l’A potrà dare un maggior significato al nostro lavoro e ci consentirà di dedicarci ad attività più significative e gratificanti come pensare creativamente o risolvere problemi, dall’altro inevitabilmente bisognerà iniziare a parlare del modo in cui essa influenzerà il nostro senso di identità e la nostra motivazione sul lavoro.

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Manuela Rapacchia

Manuela Rapacchia

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