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- 17/3/2026
Orientare non basta più: perché il futuro del lavoro si gioca nel presente
Il 2026 si è aperto da poco e una data che per anni ha orientato il dibattito pubblico su sviluppo, istruzione e lavoro non è più un orizzonte lontano: il 2030 è ormai una soglia che stiamo attraversando. Non come promessa astratta, ma come tempo che chiede un bilancio. A cura di Annie Pontrandolfo, Presidente Asnor.
Orientare, oggi, non basta più se non siamo in grado di accompagnare le persone dentro trasformazioni che erano già chiaramente annunciate e che ora sono diventate esperienza quotidiana. La domanda non è più cosa avremmo voluto fare, ma quanto siamo davvero pronti ad affrontare il presente che abbiamo davanti.
Nel frattempo, il contesto è cambiato più rapidamente di quanto immaginassimo. L’impatto dell’intelligenza artificiale, le transizioni digitale e verde, i mutamenti demografici e del lavoro hanno accorciato drasticamente i tempi della previsione. Il futuro non è più qualcosa da collocare a distanza: è già entrato nelle scelte quotidiane di scuole, servizi per il lavoro, imprese e persone. Per questo oggi non servono visioni lontane, ma capacità di leggere il presente e di assumersi la responsabilità di orientarlo.
È in questa prospettiva che si colloca il recente studio di CEDEFOP, agenzia europea di riferimento per le politiche su competenze e formazione, non come esercizio predittivo, ma come strumento di analisi prospettica utile ad aiutare sistemi e decisori a prepararsi a futuri possibili che, in parte, sono già visibili oggi.
Nel corso di questo lavoro, Asnor ha partecipato ai momenti di confronto e consultazione promossi da CEDEFOP, portando il punto di vista del sistema italiano dell’orientamento all’interno del dialogo europeo sul futuro dello sviluppo delle competenze. Un’esperienza che ha rafforzato una consapevolezza già presente: il futuro delle competenze non può essere affrontato senza dispositivi stabili di orientamento e accompagnamento delle persone lungo tutto l’arco della vita.
Per il sistema italiano dell’orientamento, gli scenari delineati pongono interrogativi molto concreti. Nella scuola continuiamo spesso a concentrare l’attenzione sulla scelta dell’indirizzo o del titolo di studio, mentre il futuro richiede competenze diverse: capacità di riorientarsi, di leggere il cambiamento, di riprogettare i propri percorsi nel tempo. Senza un orientamento strutturato e continuativo, studenti e famiglie rischiano di affrontare decisioni sempre più complesse con strumenti insufficienti.
Lo stesso vale per il sistema degli ITS, oggi sempre più centrale nelle strategie nazionali. Il loro valore non si misura solo nella qualità dell’offerta formativa, ma nella capacità di accompagnare i giovani a comprendere le filiere produttive, i ruoli professionali e le possibili evoluzioni professionali nel tempo. Senza orientamento, anche percorsi pensati per rispondere ai fabbisogni del mercato rischiano di trasformarsi in scelte fragili o poco consapevoli.
Il nodo emerge con ancora maggiore evidenza nelle politiche attive del lavoro. Gli scenari europei mostrano come, in alcuni futuri possibili, la responsabilità dello sviluppo delle competenze possa essere progressivamente spostata sugli individui. In Italia questo riguarda lavoratori in transizione, persone disoccupate, beneficiari di misure di reinserimento. Senza un orientamento professionale qualificato, anche investimenti significativi in formazione rischiano di disperdersi, senza produrre reali opportunità di inclusione e sviluppo.
Dal 2026, guardando al 2040, il messaggio che emerge è chiaro: l’orientamento non è un servizio accessorio, ma una infrastruttura strategica, che richiede visione, continuità e soggetti capaci di garantirne qualità e riconoscibilità nel tempo. È ciò che tiene insieme politiche e persone, visione e scelte concrete, riducendo la distanza tra obiettivi dichiarati e traiettorie reali di vita e lavoro.
Prepararsi al futuro non significa inseguire scenari lontani, ma assumersi oggi la responsabilità di accompagnare scelte che produrranno effetti già nel breve periodo.
Orientare, oggi, significa rispondere del domani con strumenti adeguati, continuità e senso della realtà, assumendo una responsabilità collettiva che riguarda istituzioni, professionisti e comunità educanti.
Cos’è CEDEFOP
CEDEFOP – Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale
(European Centre for the Development of Vocational Training) è l’agenzia dell’Unione europea che supporta Commissione, Stati membri e parti sociali nell’analisi e nello sviluppo delle politiche su formazione, competenze, apprendimento permanente e orientamento.
Attraverso studi, analisi prospettiche e dati comparativi, CEDEFOP contribuisce a leggere le trasformazioni del lavoro e a preparare sistemi educativi e politiche pubbliche ai bisogni professionali del futuro.
Prepararsi al 2040: quattro scenari per il futuro delle competenze
Il documento Preparing for 2040 – Four AI-powered scenarios for the future of continuing skills development, elaborato da CEDEFOP, propone quattro scenari prospettici sul futuro dello sviluppo continuo delle competenze in Europa.
Lo studio non ha carattere predittivo, ma offre una cornice di analisi utile a leggere le trasformazioni già in atto e a sostenere decisori, professionisti e organizzazioni nell’affrontare transizioni sempre più rapide e complesse.
Una sintesi dei contenuti principali e alcuni estratti selezionati sono disponibili sul sito di Asnor come strumento di lettura e approfondimento per orientatori e professionisti del settore.
🔗 Documento originale CEDEFOP (versione inglese)
🔗 Sintesi e materiali di approfondimento a cura di ASNOR





