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- 31/3/2026
Orientatori: traduttori del presente in un mondo che cambia linguaggio
Nel nostro magazine l’Orientamento coabitano diverse e potenti metafore con cui possiamo identificarci: ne voglio scegliere anche io una: traduttori del presente. A cura di Vito Verrastro, Direttore responsabile Magazine l’Orientamento.
Orientamento: leggere e interpretare, una funzione culturale essenziale
Per noi orientatori le sfide sono tante, così come gli “angoli” attraverso cui leggere e interpretare questa importante funzione.
Tradurre, per me, significa studiare, approfondire, interpretare, contestualizzare, dare senso e restituire. Ogni fase di questo processo va curata al meglio, con strumenti che ci permettano di capire un presente che parla una lingua complessa fatta di transizioni tecnologiche, lavori che nascono e scompaiono, competenze ibride, percorsi non lineari. Una lingua che giovani e adulti faticano a comprendere, perché spesso viene raccontata con le categorie di un passato che non esiste più, mentre il futuro appare ancora nebuloso. È l’effetto-transizione, in cui siamo tutti avvolti.
In questo scenario, l’orientamento non è più un servizio accessorio ma diventa una funzione culturale essenziale. Perché il cambiamento è così repentino, veloce, complesso e ambiguo e qualcuno deve aiutare le persone a capirlo, senza semplificazioni fuorvianti né narrazioni rassicuranti.
Il mercato del lavoro italiano è un esempio evidente di questa incomprensione.
I dati parlano chiaro: esiste un forte disallineamento tra formazione e domanda di lavoro. Le imprese cercano profili tecnici, competenze operative, figure capaci di unire sapere pratico e digitale. Eppure, nel discorso pubblico e scolastico, continuano a sopravvivere gerarchie implicite tra percorsi “alti” e percorsi “bassi”.
Il risultato è un paradosso: opportunità reali vengono ignorate o svalutate, mentre molte scelte formative si basano su percezioni sociali più che su informazioni aggiornate. Qui il lavoro dell’orientatore diventa cruciale: tradurre i dati in significato, i trend in possibilità concrete, le statistiche in scelte consapevoli.
Dire le cose come stanno (anche quando non è comodo)
Essere traduttori del presente significa anche assumersi il compito più difficile: dire verità scomode.
Dire che:
- i lavori tecnici non sono di serie B, ma spesso tra i più richiesti e stabili;
- l'Università non è l’unica via per costruire un futuro dignitoso e soddisfacente;
- la scelta “giusta” non è quella socialmente più riconosciuta, ma quella più sostenibile per quella persona, in quel momento storico;
- cambiare percorso non è un fallimento, ma una competenza fondamentale nel mondo contemporaneo;
- le soft skills (o “lifecomp” in base al linguaggio europeo) e le competenze digitali sono ormai imprescindibili.
L’orientatore non inventa queste verità: le legge nei dati, le osserva nei territori, le ascolta nelle storie delle persone. Ma deve avere il coraggio di tradurle senza edulcorarle, mantenendo al contempo uno sguardo umano, empatico e attento per tenere insieme competenze e sogni, vincoli e opportunità, fragilità e risorse.





