Sabato 29 Marzo 2025

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  • 18/3/2025

Flessibilità: il significato e il ruolo di questa parola nel mondo del lavoro

Il report Future of Jobs pubblicato dal World Economic Forum per l’anno 2025 ha inserito la flessibilità tra le skill più richieste da qui ai prossimi 5 anni. Gli annunci di lavoro pullulano di questa parola. Ma cosa significa realmente? E cosa si aspettano i candidati quando leggono questa parola tra i requisiti di un annuncio? A cura di Manuela Rapacchia, Orientatrice Asnor e Consulente.

Flessibilità: etimologia della parola 

Flessibile deriva dal latino flexibĭlis, a sua volta derivato dal verbo flectĕre, traducibile con il verbo "piegare". Riferito a oggetti, indica qualcosa che si piega facilmente, che è elastico e pieghevole. In senso figurato, e riferito alla persona, la parola flessibile indica una persona che si adatta alle circostanze, duttile, adattabile, e, in accezione più “marcata”, accondiscendente, docile, remissiva, influenzabile.

Di questi tempi, la flessibilità è diventata “parola d’ordine”, soprattutto nel mondo del lavoro. Guai a non essere flessibili. Ma che significato ha davvero questa parola? E quante sfaccettature nasconde?

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Le modalità di lavoro flessibili

Nel mondo del lavoro, la flessibilità si manifesta attraverso svariate forme, ciascuna con le sue peculiarità. In generale, flessibilità è la modalità di lavoro che lascia al dipendente la possibilità e l’autonomia di scegliere come lavorare, dal punto di vista degli orari, della sede e della programmazione del proprio lavoro.

Flessibili sono i rapporti di lavoro come quello a chiamata, attraverso cui un lavoratore fornisce la propria prestazione lavorativa all’occorrenza del datore di lavoro. Flessibile è il lavoro autonomo del freelance, professionista non vincolato da un rapporto di lavoro subordinato, che può stabilire i clienti a cui prestare servizio, gestendo i propri orari e lavorando in maniera indipendente.

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Flessibilità nel mindset 

Arriviamo alla flessibilità intesa come mindset e come capacità di adattarsi al cambiamento.

La flessibilità come mindset è il pilastro della learning agility, l’agilità nell’apprendere che consente ai singoli e alle organizzazioni di affrontare nuove sfide in uno scenario mutevole.

Al giorno d’oggi è l’abc delle life skills, che il Future of Jobs Report inserisce al secondo posto della classifica sulle competenze più richieste nel 2025, accostandola all’agilità e alla resilienza. Dal manovale edile al buyer, tutti devono essere flessibili, per le più svariate ragioni: perché l’organizzazione interna alle aziende cambia costantemente e i ruoli vengono ridisegnati molto velocemente; perchè i colleghi cambiano di frequente; perché la strumentazione informatica evolve ancora più vorticosamente.

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Flessibilità negli annunci di lavoro

Gli annunci di lavoro contengono spesso la flessibilità tra i requisiti di carattere “soft”. Quello che osservo attraverso le lenti dell’Orientatrice, tuttavia, è una pericolosa pervasività della parola e una conseguente perdita di significato della stessa agli occhi dei candidati in cerca di lavoro.

In genere, noto due differenti reazioni tra i candidati che leggono la flessibilità tra i requisiti di un annuncio. Da un lato, è una parola così utilizzata che ormai passa quasi inosservata, in quanto ritenuta un’ovvietà, e richiederla sembra scontato tanto quanto richiedere affidabilità (chi non vorrebbe un lavoratore affidabile?). Altri candidati, invece, osservano questa parola con sospetto, vedendo in essa una possibile copertura di altre richieste implicite, come l’essere disposti ad accettare qualunque tipo di condizione sul lavoro (ad esempio, straordinari, reperibilità h24, disponibilità al trasferimento, svolgimento di mansioni che esulano dal proprio ruolo).

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Conclusioni: l’approccio flessibile nella selezione del personale

Da Orientatrice, consiglio alle persone in cerca di un nuovo impiego di rendere il proprio curriculum specifico, evitando di utilizzare parole vaghe e ormai abusate come “dinamico” o esplicitandone il significato in caso di utilizzo. Ritengo anche che gli annunci di lavoro debbano specificare che tipo di flessibilità ci si aspetta dai candidati: la disponibilità agli straordinari? La disponibilità ad apprendere nuove competenze?

Inoltre, è importante considerare che gli stessi candidati si aspettano flessibilità da parte delle aziende: in particolare, si aspettano da parte dei recruiter un approccio il più possibile flessibile, scevro da preconcetti e stereotipi di qualunque tipo, e aperto a valutare in maniera “elastica” i candidati a un annuncio di lavoro.

Solo un approccio di questo tipo consente di andare oltre fattori come l’età anagrafica o i software che un candidato sa utilizzare, e di svolgere una selezione basata sulle reali competenze di un candidato e sulla sua reale attitudine ad apprendere ed evolvere.

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Manuela Rapacchia

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