Sabato 20 Aprile 2024

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  • 11/7/2023

Storie di cambiamento: dal commerciale alla consulenza di orientamento

Per mettere in atto un cambio di settore professionale si deve avere un piano di azione che dia il supporto necessario, durante tutti quei passaggi difficili che spingerebbero a lasciar stare e a tornare indietro. Peccato che quando si decide di cambiare, le cose cambino davvero, e anche il punto di partenza lasciato non esiste più. A cura di Elisa Minozzi, Orientatrice Asnor.

Ti racconto la mia storia, che non è la storia di tutti ma è il racconto di un’esperienza (tra le tante che accadono) che si può agire e perseguire andando nella direzione del proprio benessere. Tutto parte da un primo piccolo passo e dalla volontà di compierlo consapevolmente. Il resto poi trova il suo naturale ordine.

Quale professione svolgo oggi

Mi chiamo Elisa Minozzi e mi occupo di orientamento professionale e consulenza alla carriera. A quanti mi chiedono di cosa si tratti, specifico che mi occupo di lavoro per il lavoro e lo faccio accompagnando le persone che si trovano in un momento di passaggio, come ad esempio un cambiamento per assenza di occupazione (voluta o subita), per mettere in ordine le informazioni a disposizione e affinare la ricerca del lavoro, rendendola efficace.

Mi piace ascoltare le loro storie e accompagnarle con creatività, per accogliere un’idea più ampia rispetto alle loro convinzioni, delle volte troppo limitanti. Da dove viene la passione per l’Orientamento? Nasce dentro di me, osservando con attenzione quello che la vita mi ha messo di fronte.

Le porte che si sono aperte, dopo aver compiuto un primo piccolo passo nella direzione del movimento verso di me, hanno messo in moto un meccanismo bloccato e fermo, arrugginito. Ho ascoltato i miei bisogni, le mie capacità e attitudini fino a rendermi conto di tutte quelle cose che mi riescono bene naturalmente, senza sforzo. Ho così permesso lo sradicamento di macigni di idee vecchie come il mondo che mi tenevano ferma in un luogo che non mi apparteneva più. Quel luogo era l’azienda nella quale ho trascorso diversi anni.

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Il mio lavoro nel commerciale

Lavoravo in un’azienda nella provincia di Padova e mi occupavo di customer care e backoffice, all’interno dell’ufficio commerciale. Gestivo tutto il processo delle vendite, mi rapportavo con una clientela a prevalenza estera con la quale mi relazionavo utilizzando esclusivamente la lingua inglese e mi occupavo anche delle procedure interne di resi e reclami, nonché della documentazione necessaria alle spedizioni internazionali.

Il mio faro guida e scopo principale era la gestione della relazione: ascoltare il cliente, leggere i suoi bisogni, aiutarlo a vedere le opportunità oltre ai problemi e offrire soluzioni alternative, a volte imprevedibili, erano per me motivo di orgoglio.

Tutto questo aveva un ritorno nei confronti dell’azienda che otteneva una solida fidelizzazione e quindi una sicurezza nel continuum di ricezione ordini. Tradotto, voleva dire incassi e denaro. Purtroppo, la professione che svolgevo comprendeva tutta una parte burocratica che mi annoiava. Ordini da inserire e conferme sulle date di consegna da generare, gestione delle spedizioni e documenti da preparare, sempre uguali, che mi seppellivano e assieme a loro la mia creatività e la mia passione. A questo va ad aggiungersi un gran malessere, una specie di apatia e mancanza di stimoli.

E allora iniziò a frullarmi nella testa una domanda insistente: quanto continuare “a stare ferma” qui? Voglio davvero continuare così per tutti gli anni che mi mancano alla pensione? Ringrazio la mia sincerità nel rispondermi di no.

Ammetto che iniziare a far chiarezza su ciò che non vuoi è un modo di iniziare. Così, ho deciso di partire per aggiornare le mie competenze. Una riqualificazione professionale che iniziò da un corso di Counseling, durato tre anni, ma che in realtà si rivelò una rivoluzione di pensiero, di atteggiamenti, di comportamenti e di mentalità.

Cos’è stato per me il Counseling

Il Counseling è stato prima di tutto imparare a mettere presenza nella vita. Non c’era più il dover fare mille cose per trovarmi la sera sfinita sul divano. C’era invece il tempo di attenzione verso di me, le pratiche di respiro consapevole, gli insegnamenti rispetto a cos’è la comunicazione e come metterla in pratica per imparare ad esprimermi per quello che veramente voglio lasciar emergere.

E poi c’è stata la condivisionecon il gruppo di colleghi di corso, con i quali ho condiviso momenti anche difficili e senza i quali tutto quello che è accaduto non sarebbe potuto succedere.

Più quel percorso proseguiva e più mi apriva ad altre domande. Così dopo il Counseling e il tirocinio professionalizzante, è arrivato l’incontro con ASNOR e con il percorso di Orientamento & Carrer Guidance. Ed oggi eccomi qui, nei miei nuovi panni professionali per affiancare le persone nel processo di ricerca del loro nuovo lavoro.

Formazione Asnor

Conclusioni

Alla frase che spesso mi viene detta al termine del racconto “hai avuto un bel coraggio” rispondo: ma quanto coraggio ci vuole, invece, a continuare a procrastinare una scelta nei confronti di te stessa che può portarti dove stai meglio?

Molte volte ricevo un sorriso che mi sintonizza sulla stessa lunghezza d’onda. Credimi, le persone che hanno ascoltato i segnali del proprio corpo e si sono affidate anche al rischio di ”saltare” sono riuscite a cambiare il corso della loro vita, verso il benessere. Ci vuole tempo, ci vuole chiarezza di intenti, ci vuole costanza per non lasciare a metà del percorso, perché c’è dolore, ci vuole sostegno da chi ha le competenze necessarie per accompagnarti. Non è vero che volere è potere, non funziona così. Non è vero che cambiare è facile, non si va da nessuna parte.

Devi essere disposto a lasciare andare parti alle quali sei affezionata. Devi lasciare credenze piene di cose vecchie. Devi aprirti all’opportunità di riconoscere la tua presenza nelle cose che svolgi. Puoi permetterti di scoprire capacità che nemmeno sapevi di avere e tutto viene naturale. Devi imparare a stare con quello che c’è. E se sei in dubbio su cosa scegliere, puoi osservarti e se la risposta che emerge è accompagnata da un sorriso, allora prendi quello come buono e vai.

Quello che posso dire è che si può fare, ne ho fatto esperienza e la posso raccontare. Sono partita da me, dalla mia scelta, dal primo passo verso la novità.

Porta la presenza, l’ascolto, l’accoglienza, la consapevolezza alla tua tavola e brinda con loro, responsabilmente. Ricorda che la tua prima responsabilità è la cura di te.

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In questo articolo si parla di

Dott.ssa Elisa Minozzi

Dott.ssa Elisa Minozzi

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