Domenica 14 Agosto 2022

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Come comunicare in modo efficace nell'orientamento professionale

Nei percorsi di Coaching e Orientamento professionale un elemento fondamentale è rappresentato dalla capacità di ascolto e comunicazione del consulente. Ma come si sviluppa una comunicazione efficace nella relazione con il proprio cliente? A cura di Rovena Bronzi, Job Coach e Consulente di orientamento professionale.

Le 3A della comunicazione

Nella comunicazione, sono molto importanti le cosiddette 3A:

  • l'ascolto (attivo);
  • l'accoglienza (il fare spazio per accogliere in una relazione, in cui sempre e comunque l’altro è e si deve sentire il focus, l'elemento centrale);
  • l'alleanza (in primis basata sulla fiducia reciproca).

Questi elementi sono imprescindibili in un qualsiasi tipo di relazione, ma soprattutto in quella in cui ci sia da una parte un coach, un orientatore, un consulente e dall’altra un cliente.

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Saper sviluppare le 3A significa saper creare una comunicazione sana ed efficace con il proprio cliente. A tal proposito, in questo articolo, si riprendono alcune teorie che ben spiegano cosa significhi ciò.

Shannon e Weaver ci illustrano schematicamente come avviene un flusso di comunicazione: si parte da un emittente (colui che parla) che codifica l'informazione e la trasmette attraverso vari canali a un destinatario (colui a cui il messaggio è destinato) che riceve e decodifica il messaggio.

Perché a questo punto la comunicazione possa considerarsi efficace nell’orientamento professionale, bisogna partire dal presupposto che il flusso di comunicazione non deve considerarsi concluso nella semplice decodifica del messaggio da parte del destinatario, ma deve prevedere dei feedback (reciproci), altresì detti “restituzioni”.

Le restituzioni servono:

  1. al destinatario, per restituire cosa ne pensa, per raccontare quali sono i suoi punti di vista, le sue aspettative;
  2. all’emittente, per accogliere cio’ che il destinatario ha da dire, per accertarsi che si siano capiti e che l’altro abbia codificato nel modo corretto il messaggio trasmessogli o per individuare una serie di elementi di disturbo (fisici o psicologici, culturali, linguistici, ecc.) che ne possono aver bloccato o alterato il flusso.

Schulz von Thun, invece, ci spiega che cosa significa saper ascoltare attivamente, ovvero saper andare oltre al semplice schema illustrato da Sharon e Weaver.

Non basta comunicare, bisogna anche e soprattutto saper meta-comunicare, ovvero bisogna saper aprire le “quattro orecchie della comunicazione”per arrivare a cogliere:

  1. il contenuto, cioè quello che l’altro ci sta esattamente raccontando; 
  2. che cosa, attraverso quel contenuto, sta rivelando di sé stesso;
  3. che cosa pensa di noi e come vede la relazione che ha con noi;
  4. qual è il suo appello più profondo, cioè che cosa realmente ci sta chiedendo, andando oltre le parole.

Entra in gioco, quindi, l’importanza di saper cogliere e comprendere la comunicazione linguistica non verbale e para-verbale, che di regola è molto più sincera e trasparente rispetto a quella verbale.

Nell'aprire le “quattro orecchie”, bisogna quindi indiscutibilmente imparare ad ascoltare l'altro, a fare tabula rasa per accogliere e cercare di comprendere quello che realmente ci sta dicendo, a liberare la mente da pregiudizi e stereotipi, ma anche da tutte quelle esperienze pregresse che potrebbero portare verso conclusioni affrettate o a dare per scontato qualcosa che non lo è affatto, a mettersi nei suoi panni e a coglierne l’unicità.

Secondo l’analisi transazionale di Eric Berne, il modo in cui ci relazioniamo e comunichiamo dipende principalmente dallo stile relazionale che predomina:

  • io sono ok, tu sei ok;
  • io non sono ok, tu sei ok;
  • io sono ok, tu non sei ok;
  • io non sono ok, tu non sei ok.

La comunicazione è assertiva ed efficace quando riusciamo a comprendere che entrambi siamo ok e quindi entrambi siamo in grado di arricchirci reciprocamente, dando ognuno un proprio personale contributo, scendendo da vari piedistalli su cui ci siamo auto-posti o uscendo da nascondigli in cui c'eravamo nascosti per paura di non valere abbastanza.

Infine, Carl Rogers mette al centro della relazione il cliente, ponendo in evidenza l'importanza di essere empatici, di saper accettare incondizionatamente i suoi vissuti ed esperienze ma soprattutto di saper creare una relazione libera da ogni giudizio e pregiudizio, critica, svalorizzazione, derisione o imposizione di una qualche verità assoluta.

Saper comunicare in modo empatico ed efficiente, per poter ascoltareaccogliere e creare un'alleanza, rappresenta dunque un aspetto fondamentale ogni qualvolta stiamo aiutando/supportando/accompagnando qualcuno nella ricerca di lavoro, nel cambiamento professionale o più in generale nel percorso che ci ha richiesto di intraprendere con lui.

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In questo articolo si parla di

Dott.ssa Rovena Bronzi

Dott.ssa Rovena Bronzi

Orientatrice Asnor

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