Martedì 28 Settembre 2021

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La tecnica dell'Envisioning nell'Orientamento professionale

Il termine Envisioning viene dal verbo inglese “to envision” e ci porta a concepire una situazione che sia immaginabile realizzare in futuro. Ma come è possibile utilizzare l’Envisioning nei percorsi di orientamento professionale? Approfondimento a cura di Daniela Fortuni, Orientatrice Asnor.

Cos’è l’Envisioning

Il termine Envisioning viene dal verbo inglese “to envision” e ci porta a concepire una situazione che sia possibile realizzare in futuro. Envisioning significa, con accezione più ampia, crearsi una visione chiara e lungimirante di qualcosa che ci riguarda, esprimendola attraverso un’immagine vivida.
La nostra capacità di envisioning può essere davvero un talento da esprimere che ci porta a “vedere oltre” per darci la possibilità di un futuro più vicino alle fonti della nostra auto-realizzazione. È fondamentale nella ricerca e scelta in ambito di studio e professionale, e come tale diventa una leva orientativa molto potente.

Esperienza di Envisioning nell’orientamento professionale

In questo articolo, vorrei riportare la mia esperienza di utilizzo dell’Envisioning nel lavoro di Orientatore. Il percorso di orientamento dedicato allo sviluppo dell’Envisioning è particolarmente indicato per gli utenti che vogliano sviluppare capacità di costruzione e definizione di un’idea professionale riferibile al mondo del lavoro autonomo ed imprenditoriale. 
Nel caso di percorsi per utenti dei CPI (Centri per l’Impiego), laddove sono emerse dal bilancio di competenze o dai colloqui orientativi attitudini imprenditoriali, propongo le seguenti modalità di “allenamento”orientativo, ognuna con un focus particolare.

1. Comprendere il passato

Il passato è il percorso che abbiamo fatto, sono le cose accadute che ricordiamo. Gli eventi sono localizzati nel tempo rispetto ad un dato momento, possono precederlo o seguirlo, subire salti improvvisi ma identificabili in relazione alla nostra linea del tempo. 
Troviamo il senso di quello che è successo attraverso, ad esempio, la narrazione del nostro percorso professionale, partendo dagli studi realizzati ed attraverso le esperienze lavorative, ciascuna con il suo significato.

Possiamo così rivedere il percorso personale/professionale e pensare ad azioni da sviluppare in modo diverso dal passato, orientandoci verso il cambiamento.

2. Guardare l’insieme

Saper guardare alla complessità delle esperienze fatte è l’espressione della nostra capacità di coglier la trama delle cose, avendo una visione allargata, espansa. Peter Senge è uno dei primi ad aver parlato della competenza del pensiero sistemico. Il lavoro con l’Orientatore  può aiutare a interpretare in modo sistemico il percorso realizzato.
Per l’utente è molto utile, ai fini della scelta orientativa, sviluppare la competenza di saper mettere in relazione gli eventi, le situazioni, i luoghi, i comportamenti, in una unica trama interconnessa. 

3. Essere in relazione con gli altri

Nei contesti sociali e di lavoro costruiamo reti di relazioni, sviluppando le nostre abilità comunicative e la capacità di usare strategie di apprendimento e correzione dei nostri comportamenti. 
Empatia e assertività, comunicazione in gruppo, negoziazione, ecc. sono soft skills fondamentali, da allenare con l’Orientatore, per stabilire relazioni attraverso un giusto equilibrio fra razionalità ed intelligenza emotiva

4. Scorgere il flusso in noi

Il concetto di “Flow” (fluire, scorrere), lo dobbiamo al ricercatore americano Mihaly Csikszentmihalyi, all’inizio degli anni ’70 presso la Claremont Graduate University.

Scorgere in noi il flusso, vederci dentro un’esperienza ottimale, vuol dire percepire la felicità/realizzazione, trovandola ogni volta in cui siamo completamente coinvolti nella situazione che davvero ci piace, sia essa un hobby, un lavoro, lo studio di una materia. 
Arrivare quindi a valorizzare la consapevolezza di quei momenti in cui l’utente ha sperimentato quel particolare stato di grazia in cui è immerso nelle attività che lo coinvolgono, arrivando a perdere la cognizione del tempo. 

5. Immaginare il futuro

Non si può costruire il futuro se non siamo ben radicati nel presente, ovvero nel cosa c’è adesso, è quello che stiamo vivendo nella nostra vita quotidiana, quello che siamo capaci di cogliere ora.
Il percorso orientativo porta ad immaginare il futuro come il mondo delle possibilità, l’unica dimensione dove c’è il cambiamento da attuare, dove si sviluppa il percorso e la trasformazione da compiere. 

Per l’utente Envisioning significa trovare la strada da intraprendere, vedernee le tappe, immaginare come sarà, cosa proverà, chi avrà accanto, di cosa avrà bisogno per realizzare, ad esempio, un’idea imprenditoriale, tenendo conto dei vari elementi (il modello personale di business).

In questo articolo si parla di

Dott.ssa Daniela Fortuni

Dott.ssa Daniela Fortuni

Orientatrice Asnor

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