Giovedì 5 Agosto 2021

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Consapevolezza, una risorsa chiave per la ricerca del lavoro

Spesso, sulla scia di confusione e demotivazione, inoltriamo il nostro curriculum vitae senza una strategia. Ma la ricerca del lavoro deve partire da un atto di consapevolezza, di ascolto delle nostre attitudini, esigenze e aspirazioni. La consapevolezza serve a delineare il nostro obiettivo professionale. A cura di Elisa Severa, Orientatrice Asnor.

La ricerca del lavoro deve partire da un atto di consapevolezza

“Non so cosa voglio fare e se esiste un lavoro adatto a me”. 

Quante volte lo abbiamo pensato. Ed è spesso sulla scia di questa confusione e demotivazione che abbiamo inoltrato centinaia di cv senza una strategia, sentendoci ulteriormente frustrati nel non essere riusciti a ottenere un colloquio. 
Come ci insegna Seneca, “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.
La ricerca del lavoro deve partire da un atto di consapevolezza, di ascolto delle nostre attitudini, esigenze e aspirazioni. La consapevolezza serve a delineare il nostro obiettivo professionale.
Spesso la ricerca è fallimentare, poiché l’intento, la motivazione che ci spinge a cercare una posizione lavorativa, è avvolta da stress e disorientamento.

Ed è proprio in quel momento che la rabbia ci viene a trovare, per indicarci che non ci stiamo esprimendo come vorremmo, che stiamo compiendo azioni che non ci soddisfano. Non dobbiamo allontanarla o reprimerla, ma ascoltarla, vedere in che situazioni si manifesta. 

Ciò che ci appare solo come un’emozione negativa può rivelarsi come un’opportunità, per cambiare il nostro modo di approcciarci alla ricerca del lavoro, per rinnovare lo sguardo verso il nostro modo di entrare in relazione con un superiore o un collega.

Gestire le emozioni e ricordare i successi personali

Se non impariamo a conoscerci, ad accogliere e gestire le nostre emozioni, non sapremo mai giungere al nostro reale potenziale, spesso bloccato dalle nostre stesse resistenze e paure di fallimento.
Cosa non ci aiuta: il lamento. Il rimuginare su un pensiero negativo, sull’assenza delle convocazioni a colloquio, o di proposte lavorative che ci soddisfino, attirerà solo ciò che non ci aiuta per sbloccare la nostra situazione. 
Disperdere energie, nella critica verso noi stessi o delle aziende che non ci contattano, non genera valore, ma ci allontana dal nostro personale equilibrio, dalla nostra attività di ricerca propositiva.
Andiamo alla ricerca invece, nella nostra memoria, di un nostro successo, un evento in cui abbiamo dimostrato il nostro valore, attraverso una nostra competenza, una nostra caratteristica. 

Spesso, la definizione del proprio obiettivo professionale parte dalle soft skills, e questo vale sia per chi ha da poco terminato gli studi e non ha accumulato esperienze professionali specifiche, sia per chi è alla ricerca di una nuova occupazione.

Eliminando la critica e il giudizio, ed il paragone con altri candidati, occorre:

  • chiedersi che ruolo professionale si vorrebbe ricoprire, se di natura subordinata, part time o full time o come figura autonoma;
  • stabilire in quale area geografica lavorare, in quanto aiuterà a stilare percorsi di ricerca differenti e un nuovo modo di interagire e proporsi sul mercato del lavoro;
  • capire se la propria formazione è idonea al raggiungimento dell’obiettivo, se si ha bisogno di approfondimenti mediante corsi professionali, in cui magari potersi confrontare con altre persone in cerca di un’occupazione.

Obiettivo professionale chiaro e realizzabile

Solo dopo aver individuato il proprio obiettivo professionale - chiaro e realizzabile, non condizionato dall’esterno -, possiamo redigere un cv che ci rispecchi e da cui rilevare quelle parole chiave che attireranno l’attenzione del recruiter. 
Avere una griglia, magari creata su Excel, in cui annotare il giorno di candidatura, mediante che canale, se è un’autocandidatura e i riferimenti dell’azienda, non ci farà trovare impreparati. 
Pensiamo che conquisteremo la serenità solo una volta trovato il lavoro che desideriamo, quando in realtà occorre prima aggiungere una certa serenità, per poi avere la giusta apertura e motivazione nella ricerca attiva del lavoro.

Per questo, circondiamoci, anche nella nostra rete professionale, di chi ci sprona al confronto e a superare quelle false credenze che sino ad ora ci hanno fatto agire come soggetti passivi del nostro personale disegno professionale

In questo articolo si parla di

Dott.ssa Elisa Severa

Dott.ssa Elisa Severa

Orientatrice Asnor

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