Martedì 11 Agosto 2020

  • 271
  • 4 minuti

La qualità della vita secondo l'Ocse, la situazione in Italia

Il Better Life Index, inaugurato dall’OCSE nel 2011, è un indice che misura la qualità della vita. Per riuscirci, si affida a 11 termometri diversi, che coprono altrettanti ambiti di interesse socio-economico, suddivisi in indicatori interni. Tra i Paesi dell’OCSE, l’Italia si colloca al di sopra della media per alcuni indicatori ma al di sotto per molti altri.

Il Better Life Index

Ispirandosi alle raccomandazioni della Commissione europea sulla misurazione della performance economica e del progresso sociale, l'OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, ha identificato 11 dimensioni fondamentali per il benessere delle persone, che spaziano dalla salute e l'istruzione all’ambiente, alla sicurezza e alla soddisfazione generale per la propria vita, tenendo altresì conto di parametri più tradizionali quali il reddito.

Il Better Life Index (BLI) è uno strumento web interattivo creato per permettere alle persone di misurare autonomamente la propria qualità di vita. Lo strumento invita a osservare l’andamento del benessere nei vari Paesi a seconda dell'importanza che viene attribuita agli 11 temi proposti, che sono: relazioni sociali, istruzione, ambiente, impegno civile, salute, abitazione, reddito, lavoro, soddisfazione di vita, sicurezza e equilibrio lavoro-vita privata.

Qui la lista di dettaglio degli indicatori del BLI

La qualità della vita in Italia

Secondo il Better Life Index dell’OCSE, l’Italia consegue buoni risultati in poche valutazioni relative al benessere e alla qualità della vita. Il nostro Paese si colloca al di sopra della media in termini di:

  • reddito e ricchezza;
  • equilibrio lavoro-vita privata;
  • impegno civile;
  • relazioni sociali e stato di salute.

Non va altrettanto bene, però, in relazione a molti indicatori per cui l’Italia dimostra di essere al di sotto della media, ossia in termini di:

  • abitazione;
  • benessere soggettivo;
  • qualità ambientale; 
  • occupazione e guadagni;
  • sicurezza personale;
  • istruzione e competenze. 

L’istruzione e il divario di genere

Per quanto riguarda l’istruzione, una buona preparazione e valide competenze sono requisiti importanti per trovare un lavoro In Italia, tuttavia il 61% degli adulti di età compresa tra i 25 e i 64 anni ha completato il ciclo di istruzione secondaria superiore, una percentuale inferiore alla media OCSE pari al 79% e il dato positivo vale più per le donne che per gli uomini, poiché il 62% delle donne ha completato con successo gli studi secondari superiori, a fronte del 58% degli uomini. 

Questi dati confermano che In Italia esiste un forte divario di genere. Nonostante l’equità del sistema d’istruzione italiano sia superiore alla media OCSE per provenienza socio-economica, e nonostante negli ultimi decenni ci sia stata un’inversione di rotta - le donne tendono ad essere più scolarizzate degli uomini - le maggiori competenze acquisite non si traducono in maggiori tassi di occupazione né in redditi più alti, mantenendo vivi i gravi squilibri di genere. 

In riferimento a questo tema, anche la qualità del sistema di istruzione mette in luce le profonde differenze di genere. Nell’ambito del Programma dell'OCSE per la valutazione internazionale degli studenti (PISA), lo studente medio ha ottenuto un punteggio pari a 485 punti in termini di competenze in scienze, lettura e matematica.
Tale punteggio è leggermente inferiore alla media OCSE, pari a 486 punti e, sebbene in numerosi Paesi OCSE le ragazze abbiano ottenuto punteggi più alti rispetto ai ragazzi, in Italia i ragazzi hanno ottenuto, in media, 7 punti in più rispetto alle ragazze.

Per superare il divario di genere che coinvolge il settore dell’istruzione italiano occorrerebbe - già in età scolare - sostenere i giovani, in special modo le ragazze, attraverso dei percorsi di orientamento finalizzati a:

  1. stimolare in loro l’interesse per le cosiddette STEAM (Science, Technology, Engineering, Arts and Mathematics), discipline accademiche della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria, della matematica e dell’arte. Il termine è in genere utilizzato quando ci si riferisce all’indirizzamento delle politiche di istruzione per migliorare la competitività nel campo della scienza e della tecnologia;
  2. sostenerli nello sviluppo della creatività e del pensiero riflessivo, per aiutarli a intraprendere i percorsi di istruzione e formazione con il giusto approccio critico;
  3. diffondere tra loro la consapevolezza dell’importanza delle soft skills, quali competenze trasversali, come la capacità di imparare ad imparare e di relazionarsi con gli altri, fondamentali per aumentare le proprie opportunità professionali.

In questo articolo si parla di

Iscriviti alla newsletter Per rimanere aggiornato sui nostri corsi, eventi e media