Giovedì 26 Marzo 2026

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Background migratorio e apprendimenti: cosa ci dicono i dati INVALSI

La crescente pluralità delle classi italiane pone nuove sfide educative e orientative: leggere i dati INVALSI significa comprendere meglio le traiettorie degli studenti e costruire percorsi più equi e consapevoli – A cura di Chiara Sartori, Orientatrice Asnor e Docente.

Una scuola sempre più plurale: il rapporto INVALSI

Negli ultimi anni la scuola italiana è diventata sempre più plurale. Le classi accolgono studenti con storie, lingue e percorsi familiari diversi, riflettendo trasformazioni demografiche profonde che stanno ridefinendo il volto del sistema educativo.

In questo scenario, l’orientamento assume un ruolo sempre più centrale: non soltanto accompagnare gli studenti nelle scelte scolastiche e professionali, ma contribuire a garantire equità nelle opportunità educative.

Un recente approfondimento del Servizio Statistico INVALSI analizza il rapporto tra background migratorio e fragilità negli apprendimenti, mostrando come le differenze nei risultati scolastici non dipendano da un singolo fattore, ma dall’interazione tra variabili diverse: il territorio, il percorso di studi, la condizione socioeconomica, la regolarità del percorso scolastico.

Questa prospettiva è particolarmente interessante per l’orientamento, perché invita a leggere le traiettorie educative degli studenti non come esiti individuali isolati, ma come il risultato di processi complessi in cui contano contesti, opportunità e aspettative.

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Studenti con background migratorio nella scuola italiana

Secondo i dati più recenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, nelle scuole italiane sono presenti oltre 914 mila studenti con cittadinanza non italiana, pari all’11,2% della popolazione scolastica.

Più della metà di questi studenti è nata in Italia, mentre circa un terzo è nato all’estero. Se si considerano anche gli studenti con cittadinanza italiana ma con almeno un genitore nato all’estero, emerge che circa un quinto degli studenti ha oggi un background migratorio.

Questo dato rende evidente come la dimensione interculturale non sia più un aspetto marginale della scuola, ma una caratteristica strutturale del sistema educativo.

Per chi si occupa di orientamento significa confrontarsi con percorsi biografici spesso complessi, che richiedono attenzione non solo alle competenze scolastiche ma anche alle risorse culturali, linguistiche e relazionali degli studenti.

Differenze negli apprendimenti e complessità dei fattori

Le analisi INVALSI mostrano che gli studenti con background migratorio ottengono mediamente risultati leggermente inferiori nelle prove di italiano rispetto agli studenti nativi.

In particolare, al termine della scuola secondaria di secondo grado la differenza media è di circa 9–10 punti nella prova di italiano.

Questo dato, tuttavia, non può essere interpretato in modo semplicistico. Gli stessi ricercatori sottolineano che le differenze nei risultati cambiano sensibilmente quando si considerano altri fattori, come il territorio, il percorso scolastico o il contesto socioeconomico.

In altre parole, il background migratorio non determina automaticamente un esito scolastico: il suo effetto varia a seconda delle condizioni educative e sociali in cui gli studenti crescono e studiano.

Per l’orientamento, questa osservazione è fondamentale. Significa che le difficoltà negli apprendimenti non sono mai un destino inevitabile, ma possono essere intercettate e accompagnate attraverso pratiche educative e orientative adeguate.

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Territorio e opportunità educative

Un aspetto particolarmente interessante riguarda le differenze territoriali.
Il divario tra studenti nativi e studenti con background migratorio non è uniforme nel Paese.

Nel Nord Italia la distanza nei risultati tende a essere di circa 7–8 punti, mentre nel Centro si riduce ulteriormente. Nel Sud e nelle Isole, invece, il divario può risultare molto più contenuto.

Questo dato suggerisce che le condizioni di svantaggio non si sommano in modo meccanico. In alcuni contesti territoriali e scolastici, l’ambiente educativo sembra contribuire a ridurre le differenze.

Per chi opera nell’orientamento, questo significa che il contesto conta.
Le opportunità offerte dalle scuole, dai servizi educativi e dal territorio possono influenzare significativamente le traiettorie degli studenti.

L’orientamento, quindi, non può limitarsi a osservare i risultati scolastici individuali, ma deve interrogarsi anche sulle condizioni sistemiche che favoriscono o ostacolano il successo formativo.

La distribuzione nei diversi indirizzi di studio

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la distribuzione degli studenti con background migratorio nei diversi percorsi della scuola secondaria di secondo grado.

I dati mostrano che questi studenti sono relativamente pochi nei licei e più numerosi negli istituti tecnici e professionali. Nei percorsi di istruzione e formazione professionale la loro presenza arriva a circa il 28,7% degli iscritti.

Questa distribuzione non può essere letta soltanto come il risultato di preferenze individuali. Le scelte scolastiche sono influenzate da molteplici fattori: le aspettative delle famiglie, le informazioni disponibili, le rappresentazioni sociali dei diversi indirizzi di studio, ma anche le indicazioni che arrivano dalla scuola.

In questo senso, l’orientamento svolge una funzione cruciale. Può contribuire a evitare che gli studenti con background migratorio siano indirizzati in modo implicito verso percorsi percepiti come “più adatti” o “più realistici”.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di promuovere scelte realmente consapevoli, fondate sulle competenze, sugli interessi e sulle aspirazioni degli studenti.

L'orientamento come strumento di equità educativa

Le analisi statistiche, come quelle presentate dal Servizio Statistico INVALSI, non forniscono soluzioni immediate. Tuttavia, offrono strumenti utili per individuare i contesti in cui le difficoltà si concentrano e per orientare l’attenzione verso situazioni di maggiore fragilità.

In questo senso, i dati possono diventare una risorsa importante anche per chi si occupa di orientamento; permettono di leggere le traiettorie educative con maggiore consapevolezza e di progettare interventi che tengano conto della complessità dei percorsi degli studenti.

In una scuola sempre più diversificata, l’orientamento non è soltanto un servizio di accompagnamento alle scelte. È anche uno strumento per promuovere giustizia educativa, contrastare le disuguaglianze e valorizzare il potenziale di ogni studente.

Ed è proprio in questa prospettiva che l’orientamento può contribuire a costruire una scuola più inclusiva, capace di trasformare la diversità delle esperienze in una risorsa per l’apprendimento e per il futuro professionale delle nuove generazioni.

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Chiara Sartori

Chiara Sartori

Orientatrice Asnor

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