Giovedì 13 Giugno 2024

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  • 2/8/2022

Ripensare l'educazione dei bambini: dall'Agenda 2030 alla pratica filosofica

Non bisogna insegnare la filosofia ma farla, come una sorta di gioco che accompagna i piccoli verso la riflessione e dove il processo di apprendimento non appartiene più al solo docente. A cura di Monya Bardi, Assistente sociale e Orientatrice.


L’educazione dei bambini, contro la povertà educativa

Pensare all'educazione dei bambini significa ripensare all'intero sistema comunità nel quale i diversi soggetti interagiscono, dalla famiglia al mondo scuola, al più allargato contesto informale e non formale. La filosofia potrebbe essere roccia su cui costruire il progetto educativo, perché apprendere non significa rimpinzarsi di nozioni, quanto imparare ad esistere e a fare scelte.

Orientare – dal latino Oriens, significa Oriente che sorge, e richiama sia l'atto di orientare verso qualcosa che di orientarsi. Orientare gli studenti verso consapevolezza e autocritica; promuovere capacità e abilità cognitive-logiche-metodologiche, ma anche trasversali, meta-cognitive, dando piena espressione al sé. In caso opposto si parla di povertà educativa, cioè privazione di bambini ed adolescenti di sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti, aspirazioni.

Il quadro normativo europeo e locale

La Convenzione Onu del 1989 è ben lungi dall'essere attuata in particolare rispetto ai diritti meno palpabili, quali partecipazione, coinvolgimento ed inclusione del minore nella comunità. 
Non è la sola povertà economica a dover essere combattuta, ma anche quella educativa che attiene al come si vive, in base all'approccio bio-ecologico dello psicologo statunitense Bronfenbrenner.
La teoria ecologica di Bronfenbrenner spiega l'influenza che l'ambiente sociale ha sull'individuo e sul suo modo di sentire, pensare, vivere consapevole. 

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la raccomandazione n. 70/2015 (Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development) parla di diritti di nuova generazione, quali l'identità soggettiva. Così anche la Strategia dell’Unione europea sui diritti delle persone di minore età 2021-2024 e la Child Garantee, raccomandazione del  Consiglio europeo mira a prevenire, combattere esclusione sociale e povertà dei minori.

In linea con ciò è anche il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021-2023 che riconosce quale Livello essenziale delle prestazioni quanto previsto dal Progetto PIPPI - Programma di Intervento Per la Prevenzione dell'Istituzionalizzazione. 
Povertà multidimensionale, questa la definizione verso cui ci si sta orientando.

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La pratica filosofica: nuovo paradigma dell'educazione

Il concetto di simultaneità descrive la situazione in cui si trovano i minori: ovunque, ma in realtà da nessuna parte. Le tecnologie li costringono ad una contrazione spazio/tempo, collegati con chiunque, ma in ascolto con nessuno, neanche con se stessi. Mancano indicazioni, orizzonti di senso; si ricoprono grandi distanze, i confini geografici non esistono più, si comunica velocemente con più persone. Vi è addensamento relazionalei rapporti sono caratterizzati da numerosità e direzionalità, piuttosto che intensività ed orientabilità che riconoscono l'essere umano come un essere pensante che non si fa dirigere, ma capace di scelte consapevoli, di orientarsi. 

Ecco perché il rapporto educativo non significa trasmissione e non può esaurirsi nelle aule scolastiche, ma deve toccare altri luoghi relazionali. 

Non è l'educazione che deve adeguarsi alla scuola ma quest'ultima all'educazione. Secondo Lipman la filosofia è un paradigma dell'educazione capace di riconnettere il bambino con se stesso, renderlo ragionevole, quella ragionevolezza socratica che porta l'individuo a divenire pensante, a fare scelte consapevoli. 

Non bisogna insegnare la filosofia ma farla, come una sorta di gioco che accompagna i piccoli verso la riflessione e dove il processo di apprendimento non appartiene più al solo docente. Quindi, non è tanto di una filosofia per bambini che bisogna parlare, ma con i bambini. Lipman spiegò che il for (per) atteneva alla difficoltà di utilizzare lo stesso formato che per gli adulti, ma non certo di tendere ad una filosofia in miniatura (un po’ come le macchinine, modello di quelle più grandi). 

Il termine with (con), invece, è più indicativo di un laboratorio di narrazione fatto in modo corale con facilitatori capaci di aiutare a sapersi auto-orientare. E fare filosofia con in bambini significa anche educarli alle emozioni (vedi il concetto di intelligenza emotiva di Goffman), aiutarli a pensare – sì in relazione agli altri – ma con le proprie teste (consapevolezza), ad acquisire strumenti trasversali che permetteranno di affrontare sfide nuove future.

In Secondo Piano di L. Benedetti, Federico Conti, direttore di un dipartimento di italiano di una prestigiosa università americana, afferma: “Lo sai che cos’è la democrazia senza l’istruzione, Ralph? È un gigante cieco che si agita e tira randellate al vento. È demagogia pura, l’anticamera del fascismo”. 

In un mondo tendente all’esaltazione della dimensione individuale, all’efficienza e al profitto, in cui tutti si è reperibili con un click, la dimensione pedagogica dell'educazione rischia di chinare il capo alle logiche capitalistiche.
Occorre al contrario una solida base umanistica che non sia declassata alla stregua di inutile fronzolo dell'istruzione. Tocca a noi adulti risolvere queste contraddizioni, evitando un declino della formazione in senso a-filosofico. Quindi facciamo spazio alla filosofia per bambini.

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Dott.ssa Monya Bardi

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