Lunedì 6 Dicembre 2021

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Il Next Generation EU e gli obiettivi della nuova istruzione europea

L’Unione europea, per ricostruire il nostro continente dopo la pandemia di COVID-19, ha previsto un Piano straordinario e senza precedenti con un bilancio pari a 1.800 miliardi di euro, che ha come obiettivo primario quello di sviluppare un'Europa più ecologica, digitale e resiliente. Approfondimento a cura di Antonino Imbesi, Direttore dell'ufficio Europe Direct Basilicata e membro del Comitato Tecnico Scientifico di Asnor.

I nuovi fondi europei e il piano Next Generation EU

Il nuovo bilancio europeo a lungo termine approvato a fine dicembre, con uno slancio decisamente innovativo nelle politiche comunitarie, ha potenziato i meccanismi di flessibilità volti a garantire la possibilità di fare fronte a esigenze impreviste ed ha adeguato le azioni europee non solo alla realtà attuale della pandemia, ma anche a future possibili altre situazioni di incertezza e pericolo. Oltre il 50% dell'importo di tale bilancio, infatti, sostiene la modernizzazione del nostro continente, ad esempio tramite il finanziamento alla ricerca e all'innovazione (sviluppate con il programma Orizzonte Europa); oppure tramite le transizioni climatiche e digitali eque (mediante la creazione di un Fondo per una transizione giusta ed equa nonché lo sviluppo del programma Europa digitale) ed infine tramite il sostegno a preparazione, ripresa e resilienza (attraverso rescEU ed il nuovo programma per la salute EU4Health). 

Il pacchetto di azioni finanzia anche la modernizzazione di politiche tradizionali, come la politica di coesione e la politica agricola comune, la lotta ai cambiamenti climatici (a cui verrà riservato il 30% dei fondi europei, la più alta percentuale di sempre per il bilancio dell'UE) nonché la protezione della biodiversità e la parità di genere

In questo scenario finanziario pluriennale si inserisce anche l’azione del piano di NextGenerationEU che con i suoi 750 miliardi euro contribuisce a sostenere e rafforzare l’azione europea per il periodo 2021-2027: NextGenerationEU è strutturato come uno strumento temporaneo per la ripresa ed è indirizzato a cercare di riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia ancora in corso, adeguando l’azione europea alle sfide presenti e future. 

Con tale strumento la Commissione europea ha mobilitato ben 672,5 miliardi di euro (di cui 360 miliardi prestiti e 312,5 miliardi di sovvenzioni) per sostenere le riforme e gli investimenti effettuati dagli Stati membri per la ripresa e la resilienza con l’obiettivo di attenuare l'impatto economico e sociale della pandemia di coronavirus e rendere le economie e le società dei Paesi europei più sostenibili, resilienti e preparate alle sfide e alle opportunità della transizione ecologica e di quella digitale. 

I restanti 77,5 miliardi, sul pacchetto finale di 750, sono distribuiti fra REACT-EU (47,5 miliardi, che saranno divisi ai vari Stati membri attraverso tra FESR ossia Fondo europeo di sviluppo regionale, FSE ossia Fondo sociale europeo e FEAD ossia Fondo di aiuti europei agli indigenti), Orizzonte Europa (5 miliardi), Fondo InvestEu (5,6 miliardi), Sviluppo rurale (7,5 miliardi), il Fondo per la transizione giusta (10 miliardi) e RescEu (1,9 miliardi).
La novità più dirompente è che l’intera somma di 750 miliardi di euro verrà raccolta sui mercati con l’emissione di debito comune, garantito in solido da tutti i Paesi della Ue. Gli Stati membri, Italia compresa, stanno ora preparando i loro piani di ripresa e resilienza, che daranno diritto a ricevere fondi nell'ambito dello strumento per la ripresa e la resilienza e ciò impone, oggi più che mai, una attenzione ai Piani di sviluppo che verranno redatti, perché non ci si può permettere di mandare sprecate le risorse oggi disponibili. 

Ovviamente un Piano di questo tipo (che trova esempi storici solo nel grande “Piano Marshall” del dopoguerra) prevede nelle pieghe del proprio bilancio un rafforzamento mirato anche di altri programmi tra cui in particolare Erasmus+Europa Creativa ed altri. Gli stanziamenti previsti in queste azioni e diretti a migliorare l’istruzione, la creatività, l’innovazione ed a creare nuove forme di lavoro ed occupazione per i giovani europei e per i NEET sono contenuti in quadro normativo innovativo con l’obiettivo più volte rimarcato di rispondere alle problematiche generazionali di tutta Europa. 

A cosa serviranno i fondi Next Generation EU in Italia

In Italia il NExtGenerationEU dovrà cercare di: ridurre l’attuale percentuale del 13,5% di giovani tra 18 e 24 anni che non completano il ciclo di istruzione secondaria superiore; aumentare il livello di formazione universitaria (che in Italia è inferiore al dato statistico europeo e che, peraltro, spesso non riesce nemmeno a fornire le competenze richieste nel mercato del lavoro da enti e imprese, né a garantire un’occupazione ai giovani laureati italiani); ridurre i NEET (giovani che non lavorano e nemmeno studiano); diminuire il tasso di disoccupazione degli under-25 (che, nonostante il blocco dei licenziamenti deciso per legge dal Governi Italiano, è passato dal 26,6% dell’agosto 2019 al 29,7% del dicembre 2020) e migliorare il reddito a disposizione dei giovani che vogliono costruirsi una famiglia ed un futuro.

Si tratta sicuramente di una sfida molto ardua ma allo stesso tempo avvincente ed alla quale l’Europa, ed il nostro Paese in primis, non possono esimersi dal combattere se vogliamo davvero costruire un futuro per le nuove generazioni. 

Gli obiettivi della nuova istruzione europea

In questa ottica bisogna, quindi, lavorare per rafforzare l’educazione e la formazione professionale stimolando l’innovazione, la creatività e l’imprenditorialità; tentare di eliminare tutte le barriere economichesociali e culturali; favorire una più ampia partecipazione ai diversi programmi di mobilità per l’apprendimentomodernizzare i sistemi di istruzione e formazionesostenere ancora di più i discenti svantaggiati; dare ampio spazio alla promozione della innovazione nel campo didattico; promuovere adeguatamente l’economia digitale e green; sostenere e rafforzare la formazione onlinemigliorare le competenze del personale e la qualità dell’insegnamento; ampliare la conoscenza di politiche e pratiche educative dei Paesi europei; creare reti di cooperazione europeamigliorare l’identità e la cittadinanza europea e così via. 

L’obiettivo finale che, quindi, il Piano Italiano dovrà perseguire, senza sé e senza ma, sarà, nell’istruzione, quello di contribuire a costruire, entro il 2025, lo “Spazio europeo dell’educazione” che servirà a fornire nuove opportunità per gli studenti di tutta Europa e ad offrire nuove opportunità di lavoro e impresa per il rilancio del “belpaese”.

In questo articolo si parla di

Dott. Antonino Imbesi

Dott. Antonino Imbesi

Direttore dell'ufficio Europe Direct Basilicata

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