Domenica 9 Agosto 2020

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La didattica a distanza va in televisione

La televisione, soprattutto quella pubblica, può (e deve) giocare un ruolo fondamentale nella realizzazione della didattica a distanza. La Rai è scesa in campo con la programmazione straordinaria “La scuola non si ferma”, mettendo a disposizione molti dei suoi canali tematici. Ma si può fare di più, come spiega il professor Roberto Trinchero, ordinario di Pedagogia Sperimentale all’Università degli Studi di Torino.

La didattica a distanza, nell’Italia della pandemia, è ormai entrata nel linguaggio comune, anche se spesso si fa difficoltà ad inquadrarla. Insegnare “da remoto”, immaginando da capo programmi e metodologie, è la sfida a cui sono chiamati tutti i docenti italiani, delle scuole di ogni ordine e grado. Un cambio di paradigma che ha messo sottosopra anche la vita degli studenti, che con la tecnologia hanno dimestichezza ma non applicata alla scuola.

La didattica distanza e l’Italia digitale

La rapida riconversione delle aule reali in aule virtuali, però, ha incontrato (e sta ancora incontrando) diverse difficoltà, sia dal lato dei docenti che da quello degli alunni. E molte sono legate alla mancanza, in tante famiglie, di spazi e strumenti tecnologici adeguati. Considerando che, in questa fase, anche molti genitori sono “reclusi” e lavorano senza recarsi in ufficio.

Secondo l’Istat il 41,9% dei minori vive in condizioni di sovraffollamento abitativo, che complicano la convivenza h24. Poi c’è il grande tema del gap digitale. Oltre un terzo delle famiglie italiane non ha in casa un computer o un tablet (il dato scende al 14% per le famiglie con figli). E anche dove questi device ci sono, spesso vanno condivisi: solo nel 22% dei casi, infatti, ce n’è uno disponibile per ogni componente.

Non va meglio sul fronte dell’accesso alle connessioni a banda larga, indispensabili per la DAD, vista la necessità di assistere a videolezioni o caricare/scaricare materiali piuttosto pesanti. La rete veloce raggiunge poco più del 73% delle famiglie (ma il dato schizza fortunatamente al 95% per quelle con figli).

Il ruolo della TV nella didattica a distanza

In un contesto del genere, la TV può essere di aiuto? Sicuramente sì. Buona maestra televisione, verrebbe da dire, capovolgendo il titolo di un famoso saggio di Karl Popper. Le potenzialità ci sono davvero, perché le trasmissioni in chiaro raggiungono realmente tutta l’Italia. C’è da rispolverare un forte ruolo culturale, oggi incarnato dal ricordo del maestro Alberto Manzi e del suo programma “Non è mai troppo tardi”.

L’impegno della Rai: “La scuola non si ferma”

La Rai ha accettato la sfida e si è messa al servizio della didattica a distanza con una programmazione speciale, intitolata “La scuola non si ferma”. Quattro i canali della tv pubblica coinvolti, tutti tematici: Rai Scuola, Rai Storia, Rai Gulp e Rai5. A questi si affiancano i portali digitali Rai Cultura, RaiPlay.

Capofila dell’iniziativa è Rai Scuola, che da sempre propone contenuti didattici, arricchiti oggi da un pacchetto di lezioni giornaliere di 6 ore, per studenti della secondaria di II grado. Questo il programma completo:

  • Ore 8: inglese e letteratura anglo-americana;
  • Ore 9: materia scientifiche;
  • Ore 10,30: inglese;
  • Ore 11: storia con l’archivio di Rai Storia;
  • Ore 12: lunedì e martedì storia della letteratura italiana, dal mercoledì filosofia;
  • Ore 13: storia dell’arte;
  • Ore 14: materia scientifiche;
  • Ore 15,30: inglese;
  • Ore 16-19: storia, filosofia o inglese.

Alla scuola prima e secondaria di I grado, invece, ci pensa Rai Gulp. Sul canale dedicato ai bambini, a partire dal 20 aprile, sono previste tre ore di vera e propria scuola in tv (dalle 9,15 alle 12,15). È “La banda dei fuoriclasse”, in onda dal centro di produzione Rai di Torino, che proporrà ai ragazzi un itinerario didattico fatto di lezioni, contributi video, collegamenti in videoconferenza con esperti. L’obiettivo è coprire tutte le materie curriculari.

Si può fare di più: il coinvolgimento dei canali generalisti

L’impegno Rai è importante, ma si può fare di più. Ne è convinto Roberto Trinchero, ordinario di Pedagogia Sperimentale presso l’Università degli Studi di Torino, nonché collaboratore di Rai Gulp per la creazione de “La banda dei fuoriclasse”.

“Si dovrebbero coinvolgere i canali generalisti: Rai Uno, Rai Due o Rai Tre”, afferma il professore, “magari rinunciando alle repliche di un telefilm o a un programma di intrattenimento per fare spazio alla didattica”. Una proposta che ha messo anche per iscritto in una lettera inviata al Ministero dell’Istruzione e divenuta una petizione su Change.org. Il riferimento a cui guarda Trinchero, è ciò che sta facendo la Spagna, dove le lezioni scolastiche vanno in onda anche su La 2 (equivalente dell’italiana Rai Due).

“Non è un problema di copertura”, spiega ancora, “perché Rai Gulp arriva ovunque, come tutti i canali Rai. Ma è il messaggio che si veicola ad essere importante. Usare la tv generalista per fare lezione significa dire: la scuola è importante e per questo merita la priorità”.

Un esperimento che andrebbe tentato e che probabilmente non sarebbe neanche costoso per la tv pubblica. Per realizzarlo, infatti, ci si potrebbe far ispirare dalla grande quantità di contenuti che già i docenti stanno riversando su YouTube. Contenuti in gran parte validi ed efficaci, a cui la tv potrebbe dare il giusto risalto. Per iniziare, non è mai troppo tardi.

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