Domenica 29 Novembre 2020

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Politiche attive del lavoro: che cosa sono e come si sviluppano in Italia

Le politiche attive del lavoro hanno un approccio di tipo preventivo rispetto al problema della disoccupazione e si concentrano prevalentemente sull’aumento dei livelli occupazionali. In Italia, il quadro normativo di riferimento è definito dalla riforma del Jobs Act che, tra le altre cose, istituisce l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro. L’Anpal è un ente pubblico e autonomo per il coordinamento operativo dei servizi per il lavoro.

Che cosa sono le politiche del lavoro, attive e passive

Le politiche del lavoro sono l’insieme di misure, programmi e interventi pubblici orientati:

  • regolamentare il mercato del lavoro;
  • favorire l’occupabilità;
  • facilitare l’inserimento lavorativo di persone a rischio marginalità;
  • garantire sostegno al reddito di persone che si trovano in difficoltà occupazionale.

All’interno di questo complesso insieme di iniziative economiche, fiscali e sociali, bisogna poi differenziare tra “politiche passive” e “politiche attive”.

Le politiche passive del lavoro

Le politiche passive sono essenzialmente tutte quelle iniziative che si dirigono ad affrontare i problemi socioeconomici causati dalla mancanza di lavoro. Si tratta quindi di politiche assistenziali, misure di sostegno al reddito che consistono per lo più in prestazioni finanziarie verso persone che si trovano in difficoltà economica perché non riescono a trovare un impiego.

Le politiche attive del lavoro

Tutt’altra cosa sono invece le politiche attive del lavoro, che hanno un approccio di tipo preventivo rispetto al problema e si focalizzano quindi sulle cause della disoccupazione, cercando di risolvere il problema alla radice. Come? In sintesi, lavorando per creare le condizioni più adatte ad aumentare il livello di occupazione.

La normativa sulle politiche attive del lavoro: Jobs Act, decreto 150/2015 e ruolo dell’Anpal

I cambiamenti più profondi e significativi rispetto alle politiche del lavoro sono sicuramente legati all’approvazione del Jobs Act (Legge 183/14 del 10 dicembre 2014) e ai conseguenti decreti attuativi. In particolare, il Decreto Legislativo 14 settembre 2015 n. 150 (intitolato “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive”) rappresenta il quadro normativo di riferimento per quanto riguarda le politiche attive del lavoro.

Con il Decreto 150/2015 si concretizza infatti un nuovo modo di concepire e sviluppare la lotta alla disoccupazione. Prima di tutto, viene data una nuova definizione di “disoccupati”, identificando con questo termine esclusivamente quei lavoratori che, rimasti senza impiego, dichiarano la propria disponibilità a lavorare e a partecipare al percorso di inserimento lavorativo stabilito dai Centri per l’impiego.

Tra le novità principali c’è poi sicuramente l’affidamento alle Regioni della gestione dei servizi, che operano mediante soggetti accreditati e in stretta collaborazione con la Rete nazionale dei servizi per il lavoro. Questa Rete è a sua volta coordinata dall’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (Anpal), istituita ad hoc all’interno dello stesso Decreto Legislativo 150/2015.

Il ruolo dell’Anpal - come si può leggere (qui) nel portale dell’Agenzia - “è quello di coordinare le strutture regionali, Inps, Inail, le agenzie per il lavoro e gli altri intermediari autorizzati, i fondi interprofessionali per la formazione continua e i fondi bilaterali, Anpal Servizi, Inapp, le camere di commercio, le università e le scuole secondarie di secondo grado”.

In altri termini, all’Anpal viene affidata la funzione di realizzare strumenti, misure e metodologie a supporto di soggetti pubblici e privati che operano nel mercato del lavoro. Non solo da un punto di vista di implementazione delle politiche attive del lavoro, ma anche per quanto riguarda il monitoraggio, l’analisi e la valutazione delle stesse. Infine, last but not least, all’Agenzia spetta anche il compito di amministrare l’Albo nazionale dei soggetti accreditati, oltre che il complesso sistema informativo relazionato con la gestione del mercato del lavoro.

L’Anpal ha quindi piena autonomia nella gestione e nel coordinamento operativo delle politiche attive del lavoro. Tuttavia, il compito di monitorare i livelli occupazionali, definire le linee nazionali di indirizzo e gli obiettivi programmatici spetta comunque al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Le politiche attive e i servizi per il lavoro

Le politiche attive del lavoro si sviluppano quindi in una molteplicità di piani di intervento, che nello specifico si concretizzano nei “servizi per il lavoro” e che possono essere genericamente definiti come attività orientate al risultato occupazionale. Questi servizi per il lavoro devono essere offerti a persone disoccupate, che percepiscono sostegno al reddito o che sono a rischio disoccupazione. A partire da questa indicativa platea di persone, però, spetta poi alle Regioni stabilire i criteri specifici di accesso ai servizi, che variano quindi a livello regionale.

Al di là delle differenze regionali sui criteri di accesso ai servizi, le politiche attive del lavoro seguono comunque le quattro direttrici stabilite dalla Strategia Europea per l’Occupazione (SEO) per migliorare e stimolare:

  • occupabilità, che indica la capacità di inserimento nel mondo del lavoro;
  • adattabilità, intesa come la compatibilità e l’aggiornamento delle competenze e capacità in riferimento alle esigenze del mondo del lavoro;
  • imprenditorialità, ovvero lo sviluppo di qualità e spirito imprenditoriale;
  • pari opportunità, con l’obiettivo di aumentare l’occupazione giovanile e femminile.

A partire da queste quattro linee direttrici, come riporta il “Vademecum sulle politiche del lavoro” redatto dall’Enaip nazionale, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) ha poi identificato cinque ambiti di intervento, perché considerati strategici per combattere la disoccupazione.

  • Servizi di orientamento e collocamento lavorativo.
  • Creazione diretta e temporanea di posti di lavoro.
  • Servizi di formazione e riqualificazione professionale.
  • Servizi e sostegno finanziario all’autoimpiego e alla nuova imprenditorialità.
  • Incentivi all’occupazione e sussidi di disoccupazione.

Uno dei programmi più conosciuti in Italia che rientra nelle politiche attive del lavoro è sicuramente Garanzia Giovani, un piano contro la disoccupazione giovanile che fa parte di una strategia europea.

Il ruolo dei Centri per l'Impiego

La novità del Reddito di Cittadinanza come politica attiva del lavoro

Con il Decreto legge n. 4 del 28 gennaio 2019, anche il Reddito di Cittadinanza è entrato a far parte delle politiche attive del lavoro, andando in parte anche a modificare la disciplina del mercato del lavoro definita dal Jobs Act.

In questo senso, la definizione di disoccupati sembrerebbe allargare la platea anche a lavoratori che, pur avendo un impiego, non riescono comunque a superare una determinata soglia di reddito considerata come basica per raggiungere la stabilità economica. Inoltre, il comma 1 del Decreto prevede una programmazione e gestione nazionale per l’attuazione delle misure e stabilisce per questo il potenziamento dei Centri per l’impiego in tutto il territorio nazionale.

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