Domenica 29 Novembre 2020

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Coronavirus e mondo del lavoro, il cambiamento accelera e chiede nuove competenze

L’emergenza Coronavirus ha accelerato i processi di cambiamento nel mondo del lavoro. Nuove sfide richiedono nuove competenze, sia alle aziende che ai lavoratori. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Irene Morrione, fondatrice di Into the Change. Un dialogo per provare a capire come saremo domani, quali competenze faranno la differenza e su cosa devono puntare i più giovani.

Da un giorno all’altro, migliaia di lavoratori hanno scoperto lo smart working o quantomeno il telelavoro (la differenza la trovi spiegata qui). Gli uffici si sono svuotati, l’attività lavorativa si è fatta fluida. Il distanziamento sociale, imposto dal diffondersi del Covid-19, ha impattato in modo netto su aziende, piccole e medie imprese, attività professionali. Niente di nuovo, in realtà, ma sicuramente una forte accelerazione di un cambiamento che era già in atto. Ne è convinta Irene Morrione, fondatrice di Into the Change, società di consulenza specializzata nella gestione del capitale umano nel cambiamento organizzativo

Dal suo osservatorio professionale, cosa vede? Cosa sta succedendo nel mondo del lavoro?

Stanno succedendo molte cose. Dal punto di vista delle aziende, l’emergenza sta esasperando dei processi che in realtà erano già in atto. Mi riferisco alla virtualizzazione del lavoro, alla digitalizzazione, alla destrutturazione dei processi. In questo contesto l’attività lavorativa è sempre più fluida, organizzata a matrice, con meno gerarchie. Non è certo una novità, la “logica del cartellino” non funzionava neanche prima. Non è il primo cambiamento a cui le organizzazioni devono far fronte e non sarà neanche l’ultimo. L’emergenza, però, ha accelerato tutto, sottoponendo il mondo del lavoro a un test molto duro, proprio perché inaspettato. Però ci sta anche insegnando che le aziende devono attrezzarsi per fronteggiare queste evenienze, che saranno sempre più frequenti.

Di cosa c’è bisogno per fronteggiare il cambiamento?

Di sviluppare nuove competenze, soprattutto per chi ricopre ruoli di leadership. Ad esempio, è fondamentale abituarsi al lavoro cross culturale, tipico di un mondo globalizzato in cui i mercati sono fluidi e ci sono moltissime connessioni tra paesi. Bisogna saper gestire l’inclusione e lavorare con le differenze, comprese quelle di età e di genere.  Un’altra sfida è quella della virtual collaboration. Se ho un team sparso nel mondo, come lo tengo insieme? Come motivo i componenti? Come li gestisco controllo? Semplicemente, il controllo non è possibile, e in realtà era impossibile anche prima. È necessario diventare coach delle proprie risorse, investire sul commitment, imparare a lavorare per obiettivi e non per attività. Ecco allora che diventano centrali, per i leader, competenze come saper generare il senso di appartenenza e l’intelligenza emotiva. Il primo serve a tenere unite le persone. La seconda consente di risolvere i conflitti, che tendono ad acuirsi con la distanza e con l’uso di strumenti di comunicazione impersonali, come mail e chat, che tagliano fuori la comunicazione non verbale.

Questa è la risposta al cambiamento analizzata dal lato delle aziende e di chi ricopre ruoli di leadership. Ora proviamo a ribaltare il punto di vista, e guardiamo questa fase con gli occhi del lavoratore.

Ai lavoratori questa emergenza sta mandando un messaggio chiaro e molto simile a quanto detto finora: se il cambiamento è una costante, sul lavoro diventano fondamentali le cosiddette nuove competenze, che prima non erano considerate centrali. Ne elenco tre, che ritengo chiave: sense making, pensiero critico e intuizione.

Vediamole nel dettaglio.

Il sense making, cioè la capacità di trovare il senso delle cose, deve affiancare i processi di  decision making: In una situazione di costante cambiamento, infatti, bisogna saper trovare il senso di quello che accade per poter agire. Il pensiero critico, invece, permette di gestire l’enorme quantitativo di informazioni che si ricevono ogni giorno, selezionando le fonti. Infine, l’intuizione che supera il concetto di problem solving e valorizza coloro che hanno la capacità non tanto di risolvere il problema ma di captarlo prima che arrivi. Significa sapere gestire la complessità, muoversi nell’incertezza.

Se dovesse consigliare ad un giovane che si affaccia al mondo del lavoro due aspetti su cui puntare, quali sarebbero?

Sicuramente la forza di volontà, in inglese willingness. Avere la volontà di superare le criticità, di adattarsi con flessibilità ai contesti emergenti E poi gli consiglierei di sperimentarsi e uscire dalla usa zona di comfort. La forza di volontà è indispensabile in un mondo del lavoro reso competitivo dalla globalizzazione dalla tecnologia. La voglia di farcela fa la differenza, ed è una cosa che non si apprende nelle università, troppo spesso ferme a un apprendimento nozionistico, non centrato sui problemi. Allo stesso modo, saper uscire dalla propria comfort zone significa avere una marcia in più. Ad esempio, quelli che se la cavano meglio sono spesso coloro che hanno fatto lavori semplici per pagarsi gli studi, come i camerieri o gli animatori, o chi ha praticato sport. C’è un consiglio che do sempre ai ragazzi: fate cose che non sono nelle vostre corde.

In conclusione, torniamo all’emergenza Coronavirus e alle sue ricadute sul mondo del lavoro. Quali sono gli effetti di lungo termine di questa crisi?

Gli effetti economici saranno senza dubbio problematici, almeno nell’immediato, soprattutto per le piccole imprese e i professionisti, che rappresentano il tessuto economico del paese. Passeremo attraverso una rifocalizzazione delle risorse economiche, una trasformazione delle produzioni e un cambiamento dei processi di lavoro.

Cambierà anche il modo di relazionarsi tra colleghi?

Certo, ma resteremo umani, cioè legati al contatto, che non è sostituibile. Anzi, questa distanza forzata ci sta insegnando quanto il contatto sia importante. Prima eravamo convinti che tutto sarebbe diventato virtuale, ora stiamo imparando che questo non è possibile. Bisognerà, però, trovare nuovi modi.

L’intervista che hai appena letto fa parte di una raccolta di “risorse per l’emergenza” che stiamo realizzando da quando è iniziata la crisi legata al Coronavirus. Si tratta di contributi e approfondimenti utili a vivere questa delicata fase. Li puoi trovare qui.

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