
- 56
- 1 minuti
- 2/4/2026
Professionisti plurali. L'orientamento come spazio di incontro tra saperi, storie e competenze
A cura di Davide Patruno, Community Manager di Asnor
Devo ammetterlo, mi perdonerete lo sfogo: mi crea un certo disagio il fatto che ancora in molti, per riferirsi a me, mi chiamino “ingegnere”, anche se non sono più nel settore ormai da alcuni anni. Non perché non vada fiero del mio percorso universitario – rifarei gli stessi studi anche oggi – ma perché, per me, è una questione identitaria: definirmi attraverso il mio titolo di studio mi sta stretto.
Eppure, siamo abituati a identificarci, a essere etichettati, come figure professionali verticali e monolitiche, iperspecialistici incasellati in un ruolo preciso. Dimentichiamo che nasciamo tutti con un ventaglio molto più ampio di qualità e competenze innate. Guardando crescere mio figlio, questa evidenza mi appare ogni giorno più chiara.
Sono convinto che, potenzialmente, siamo tutti dei polimata (dal greco polymathēs, "che ha imparato molto"): persone capaci di connettere saperi diversi per costruire una visione più ampia e integrata della realtà. La storia ne è ricca di esempi. Leonardo da Vinci, il più celebre, non fu soltanto pittore, scultore e inventore, ma anche scenografo, poeta e cuoco. Cartesio contribuì in modo decisivo sia alla matematica che alla filosofia. Maria Gaetana Agnesi, troppo spesso dimenticata, fu la prima donna docente di matematica all’Università di Bologna, oltre che filosofa, teologa e filantropa.
Nel corso del tempo, però, prima l’Illuminismo – con la sua spinta enciclopedica alla categorizzazione dei saperi – e poi la Rivoluzione industriale, con il bisogno di operatori tecnici altamente specializzati, hanno favorito una sempre maggiore frammentazione delle conoscenze. Un processo utile sotto molti aspetti, ma che ha prodotto anche un effetto collaterale: la nascita di silos disciplinari che faticano a dialogare tra loro.
Noi professionisti dell’orientamento lo vediamo ogni giorno: una delle difficoltà più grandi delle persone che accompagniamo è riuscire a immaginarsi al di fuori del proprio passato formativo o professionale. Considerare passioni, interessi e capacità latenti come risorse spendibili nella società – e come basi per lavori prima impensabili – richiede uno sguardo nuovo, che spesso nasce proprio nel percorso di orientamento.
Non è un caso, allora, che orientatori e orientatrici provengano da traiettorie formative e professionali molto diverse. Nel nostro lavoro siamo chiamati a integrare competenze apparentemente lontane: psicologia ed economia, diritto del lavoro e sociologia, pedagogia e strumenti digitali. Ognuno di noi ha punti di forza e margini di miglioramento, ma è proprio nell’incontro tra queste differenze che si genera valore.
Se riusciremo a mettere davvero in comune i nostri saperi, Asnor potrà diventare uno spazio capace di progettare in modo poliprospettico ciò che il singolo non potrebbe realizzare da solo: nuovi percorsi formativi, focus group su temi emergenti, eventi territoriali di disseminazione e contaminazione. Questo, in fondo, è il significato più autentico dell’essere rete.
L’anno è iniziato da poco. Mi piace pensarlo come una pagina ancora aperta, da scrivere insieme, mettendo in dialogo le nostre storie, le nostre competenze e le nostre visioni. Perché il futuro dell’orientamento, oggi più che mai, ha bisogno di sguardi plurali e di professionisti capaci di andare oltre le etichette.





