Martedì 11 Agosto 2020

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Career counselor: facilitatori di cambiamento

Maria Luisa Aniello, career counselor e appassionata di psicologia e comunicazione, racconta a l’Orientamento cosa significa oggi approcciarsi al mondo del lavoro. Attraverso incontri di facilitazione relazionale, aiuta le persone a sviluppare abilità comunicativo-relazionali per gestire in maniera efficace conflitti e dinamiche interpersonali e crea sessioni di Orientamento e Consulenza di carriera, utili per scoprire ed esprimere il potenziale di ognuno .

Cosa significa orientamento al lavoro e come può aiutare nella scelta di che lavoro fare oggi?

Lavorare oggi nell’orientamento professionale significa lavorare insieme alla persona per definire il suo obiettivo professionale, per capire come possa valorizzarsi e come trovare il lavoro desiderato. Orientamento professionale vuol dire anche aiutare le persone a scegliere, partendo sempre da chi sono loro, da quali sono i loro valori, le loro passioni ed i loro interessi e poi le loro competenze, abilità e possibilità. L’orientatore lavora per facilitare lo sviluppo professionale e il cambiamento dei propri clienti.

Muoversi verso il "nuovo" o verso una nuova versione di sé come professionisti, può rappresentare una lunga impresa, complessa ed a volte dolorosa, in cui con coraggio ci si lascia andare, perdendo certezze al fine di sperimentarsi nel mondo del lavoro e nella definizione del proprio percorso. Il cambiamento è sempre un processo molto personale, unico e, in un certo senso, anche misterioso.

Figuriamoci in ambito professionale (di fronte alla scelta del lavoro da fare oggi), quando ci si trova a dirsi: “Chi sono io come professionista? Cosa posso offrire di valore per gli altri?” O ancora: “Qual è il mio obiettivo professionale? Cosa voglio davvero per me?” E poi, quando ci chiediamo: Cos’è che mi spinge ad alzarmi ogni mattina?  Probabilmente è lì che, sentendo una fitta alla pancia, prendiamo consapevolezza della necessità di esplorare certi aspetti, come i nostri valori, le nostre passioni, i nostri interessi e le nostre competenze, per definire obiettivi coerenti con questi elementi. Ed è in quel momento che un percorso di orientamento professionale può esserci di aiuto. Pensiamo alla situazione che abbiamo vissuto durante il Covid o “post” coronavirus, dove, probabilmente, la domanda di molti a livello professionale è stata: “Cosa farò io adesso? Come finirà per me ora?” Oppure: “Come potrò oggi inserirmi nel mondo del lavoro?”. Ciò che possiamo fare oggi noi orientatori, è essere facilitatori del cambiamento, favorire la crescita professionale degli altri, creando un ambiente interpersonale accogliente e valorizzante, che sostiene il potenziamento individuale e che sia in grado di coinvolgere le persone, così da renderle protagoniste del processo e delle proprie scelte professionali. Più un individuo si sentirà accolto e messo nelle condizioni di comprendere, esplorare e conoscere le proprie potenzialità più sarà in grado di fare scelte professionali coerenti e definire obiettivi lavorativi in linea con i propri valori e desideri. Ecco, anche in questo senso, un percorso di orientamento può aiutare.

In che termini è utile, nello sviluppo del percorso di vita della persona, consultarsi con un career counselor? 

Un percorso di orientamento professionale è utile per chi è in cerca di una prima occupazione o vuole cambiare lavoro, per chi sente il bisogno di reinventarsi, soprattutto in ottica del cambiamento attuale, comprendendo come utilizzare le proprie competenze nel mondo del lavoro oggi. Oppure può rivolgersi ad un orientatore anche chi desidera fare un percorso per ri-orientarsi o è in cerca di nuovi stimoli professionali o ancora si trova a dover affrontare particolari scelte lavorative, come avviare un’attività specifica o intraprendere una certa carriera o percorso di formazione. Può essere utile consultarsi con un career counselor anche quando si vuole acquisire maggior consapevolezza nelle proprie capacità trasversali e si desidera sviluppare soft-skills per presentarsi al meglio ed essere più efficace nei colloqui di selezione o negli assessment center per migliorare la propria posizione lavorativa e cambiare ruolo oppure per un avanzamento di carriera.

Nello specifico, in un percorso di career counseling (quando la persona non ha chiari i propri obiettivi o è confusa e non sa più se il suo lavoro la appassioni ancora) un orientatore può aiutare a prendere consapevolezza riguardo al proprio "essere" come professionista, a partire dalla scoperta dei valori, delle passioni e degli interessi, così da individuare facilmente obiettivi professionali appaganti nel lungo periodo.

Qual è l'iter per diventare orientatore? Raccontaci la tua esperienza. 

L’orientamento professionale riguarda un intervento che ha lo scopo di aiutare e sostenere le persone nel compiere scelte di carriera efficaci e consapevoli.  L’orientatore dovrebbe possedere diverse competenze trasversali relative alla relazione di aiuto e alle capacità personali di comprensione e di empatia, in aggiunta a conoscenze del mercato del lavoro in cui si opera, oltre ad essere abili nella progettazione di percorsi concreti fatti su misura per i propri clienti.  Questa professione oggi purtroppo non rientra ancora tra le figure professionali che sono regolamentate in Italia, non esiste quindi un vero e proprio percorso universitario specifico o un iter stabilito.  Esistono però dei corsi di specializzazione professionale, dei master in risorse umane oltreché gli studi in psicologia, che rappresentano un tassello fondamentale quando si desidera intraprendere questa professione. Personalmente, dopo una laurea umanistica ed un master, ho iniziato il mio percorso in questo ambito con un corso in selezione delle risorse umane, che mi ha permesso di lavorare in questo settore, anche all’estero. Successivamente mi sono specializzata in Counseling integrato ad approccio Relazionale, frequentando una scuola di formazione triennale, a cui ho affiancato gli studi all’Università in Psicologia, oltre ai numerosi corsi professionali che ho scelto di frequentare.  Ogni anno, dedico un periodo di tempo alla mia formazione personale ed al mio aggiornamento professionale, che è continuo e necessario per svolgere una professione così delicata come quella che ho scelto. Da due anni sono iscritta al registro Asnor, che offre numerose opportunità di formazione, su differenti tematiche in questo ambito. Nelle mie attività di orientamento, il mio obiettivo è quello di aiutare l’altro a far chiarezza, tramite domande ed esplorazioni guidate, affiancarlo nella comprensione delle sue scelte professionali, dei suoi obiettivi, competenze, dubbi e timori. Non sposo un approccio direttivo e non sono un guru-motivatore: una forte motivazione è alla base per intraprendere un percorso di sviluppo professionale, e occorre impegno e voglia di mettersi in gioco.

Ecco perché è importante lasciare che la persona si prenda la responsabilità di fare dei passi importanti da sé, sapendo che l’orientatore non possiede una bacchetta magica e non sa quale scelta sia "giusta" per lui/lei o quale lavoro sia "migliore" nel suo caso. Ma ciò che può fare è accompagnare la persona nel cambiamento e facilitare il processo.

Proprio per questo, a mio avviso, quando si sceglie di lavorare con le persone, la cosa più importante, ciò che davvero fa la differenza, è essere in grado di stare in relazione con l’altro e saper stabilire una relazione umana ed empatica, cercando di accogliere la persona che abbiamo davanti senza giudizio, per accompagnarla verso il cambiamento che desidera, svolgendo un ruolo attivo nel suo percorso di crescita e di autodeterminazione. Io ho scelto di lavorare con adulti e giovani adulti. Ma i percorsi in generale si rivolgono anche ad adolescenti, a seconda del contesto e degli ambiti di intervento.

Come è possibile individuare i propri obiettivi sin dall'inizio del percorso di formazione? 

Individuare i propri obiettivi professionali non è sempre facile, anzi a volte risulta difficile e complesso. In tante occasioni sarà capitato di chiederci: cosa voglio veramente? Amo davvero il lavoro che faccio?

Si parla spesso di obiettivi, ma per focalizzare obiettivi che abbiano davvero un significato per noi, occorre prima fermarsi ad uno step precedente e chiedersi: Cosa è veramente importante per me? Cosa conta davvero?

Prima di pensare agli obiettivi allora, occorre parlare di valori, quei principi guida che ci orientano e motivano lungo la strada del "come vogliamo essere". In altre parole i valori sono la cornice astratta entro cui prendono vita gli obiettivi.

Identificarli ed essere in contatto con loro è fondamentale per agire in armonia con te stesso e riuscire a compiere comportamenti coerenti con essi, cercando di conquistare qualcosa in cui credi. Ed ecco che, piano piano nel percorso con l’orientatore, valori ed obiettivi si incontrano, il primo come spinta, l'altro come destinazione verso cui fare rotta.

Come ci si può sentire apprezzati e valorizzati sul lavoro? 

Tocchiamo un tema delicato, sul cui non posso far a meno di pensare a Maslow e ricordare che il bisogno di apprezzamento è una necessità concreta che riguarda ognuno di noi. Valorizzare una risorsa vuol dire riconoscerla, accorgersi che c'è ed accoglierla nella sua specificità, attribuendogli un valore: l'apprezzamento crea un ponte tra noi e l'altro.

Nel mondo del lavoro, siamo naturalmente portati a cercare un riconoscimento da parte dei nostri colleghi o dei nostri responsabili, così da dare un significato a tutti nostri sforzi e all’investimento delle nostre energie. Spesso però capita che indietro non ci torni né un grazie né una parola di riconoscimento ed il nostro buon lavoro venga dato per scontato.

Volersi sentire apprezzati, valorizzati ed anche premiati per le nostre prestazioni, è normale e legittimo.

In alcune situazioni è possibile che i nostri responsabili non prestino troppa attenzione ai bisogni di valorizzazione degli altri o diano per scontati certi riconoscimenti.

Non sempre questi atteggiamenti sono consapevoli o voluti, per questo possiamo pensare di creare un dialogo con chi vorremmo si mostrasse vicino al nostro lavoro, ipotizzando un momento di confronto in cui raccontiamo i nostri bisogni e comunichiamo quanto ci piacerebbe avere dei feedback riguardo alle nostre performance: facciamo sapere quanto intendiamo migliorare in un certo ambito e quanto ci aiuterebbe essere valorizzati, o indirizzati diversamente, per capire che direzione dare al nostro operato e crescere professionalmente. Un’ipotesi più profonda potrebbe essere quella di chiederci se quello in cui siamo è il posto giusto per sentirci apprezzati, se quel luogo è adeguato alla nostra crescita ed è un ambiente che promuove una cultura organizzativa che supporta lo sviluppo e la valorizzazione delle persone.

E’ importante che le nostre aspettative siano allineate all’ambiente lavorativo che abbiamo scelto, e se così non fosse, attivarci verso ciò che desideriamo davvero per noi, in linea con ciò che sentiamo di meritare.

Quanto è importante sviluppare competenze trasversali e soft skills? 

Essere diversi e distinguersi dalla massa è oggi la chiave per raggiungere il successo, e sembra essere così anche se ci riferiamo al mondo professionale.

Ciò che conta è essere preparati, competenti ed abili nel riuscire a far capire agli altri cosa possiamo far di valore per loro: quello che conta e che fa la differenza, sono le nostre competenze ed esperienze, ma anche e soprattutto la nostra personalità, il nostro modo di essere, il modo in cui agiamo i nostri comportamenti e tutto ciò che ci rende unici e irripetibili. Dal mio punto di vista, non pesa tanto quali siano le abilità tecniche di qualcuno. Che si tratti di marketing, telecomunicazioni, risorse umane, ecc., è importante sapere che le nostre emozioni, ed il modo in cui poi le viviamo, hanno un ruolo centrale nel modo in cui si agiscono queste competenze hard.
Se non lavoriamo sulla componente emotiva, non importa quanto poi siamo eccellenti tecnicamente, perché allora, inseriti in un gruppo ad esempio, non sapremmo entrare in sintonia con gli altri, non riusciremmo a comunicare in maniera efficace per raggiungere gli obiettivi o per stabilire priorità e scadenze, non otterremmo i risultati che potremmo avere. Quindi sento di voler affermare che è fondamentale oggi investire energie e lavorare sullo sviluppo personale di soft skills specifiche, come la comunicazione efficace e lo sviluppo dell’intelligenza emotiva.

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