Venerdì 3 Aprile 2020

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Coronavirus, effetti sul personale medico e sulla popolazione anziana. Come gestire il senso di isolamento

Appena il contagio da Coronavirus ha cominciato ad allargarsi, in tempi record, sono stati attivati servizi gratuiti di assistenza psicologica telefonica o online offerti a chi ne ha bisogno. L’Esecutivo nazionale dell’Ordine degli Psicologi si è attivato per diffondere alcune linee guida per affrontare al meglio la situazione e rivolte, da un lato, agli psicologi di tutto il territorio e, dall’altro, alle persone che sentono l’esigenza di un supporto emotivo. La dott.sa Stefania Tocchini, direttrice del polo sud di psicologia ospedaliera della ASL nord-ovest della Toscana, spiega come affrontare questo momento dal punto di vista di emozioni e comportamenti della fascia di età più colpita, gli anziani, e del personale medico. 

Quali emozioni possono nascere in questo momento delicato?

Lo scenario che stiamo vivendo oggi è, di sicuro, inedito per tutti. Riuscire a capire quale sia il supporto psicologico da fornire in questi casi non è stato facile.

In primis, ci siamo accorti, in tutti e tre gli ambulatori che seguo, che è prioritario supportare il personale medico. La categoria di persone che certamente ha bisogno in questo momento di sostegno psicologico è quella degli operatori sanitari e sociosanitari che lavorano ogni giorno nel nostro territorio. Per una necessaria risistemazione dei reparti, ora quello di malattie infettive è il più ampio e il più utilizzato. La tenuta del nostro sistema sanitario passa anche dalla capacità del personale sanitario, a tutti i livelli, di reggere i ritmi imposti da un’emergenza di cui, oltretutto, nessuno è in grado di pronosticare la durata. Abbiamo bisogno di insegnare al personale come gestire le emozioni e lo stress, anche a distanza. Tra l’altro, tutto questo potrebbe trasformarsi in un’ottima risorsa una volta che questa situazione passerà. Incamerare le energie e sapere come utilizzarle è quanto di più prezioso possiamo immaginare. 

 In generale, è salito il senso di allerta e di attenzione, oltre che un forte senso di solitudine diffusa. E questo, paradossalmente, a livello psicologico ha colpito meno la fascia più anziana della popolazione, che invece, a livello medico, è quella più a rischio. Gli anziani hanno imparato, dal Dopoguerra in poi, a gestire le situazioni di rischio e più critiche. Diceva qualcuno: “Ai nostri padri è stato chiesto di andare in guerra, a noi è chiesto di restare sul divano”. Credo sia una frase profondamente vera. Oggi, però, ci troviamo in una situazione così nuova che non ci permette di utilizzare le esperienze del passato e questo aumenta molto l’ansia e la difficoltà. Questo spiega anche la natura di alcuni comportamenti irrazionali che portano ad avere riguardo solo per la propria salute, senza pensare a quella degli altri. Sono tutti tentativi di dare risposta ad una paura, che, se cavalcata, potrebbe portare a comportamenti estremi, quasi fino all’allontanamento violento dell’altro.

In questi momenti, bisogna stare attenti all’utilizzo delle parole, soprattutto nell’informazione che si dà. Vedere l’altro come portatore di un virus, è qualcosa che lascia il segno, che danneggia il senso di comunità e di appartenenza. Non solo: gli anziani non sono solo vittime del nuovo virus, ma soffrono, proprio come tutti gli altri, il senso di “quarantena”. 

Come è possibile combattere il senso di quarantena, e quindi di isolamento?

Gli effetti del virus si vedono soprattutto nell’incapacità dell’essere umano di rimanere costretto nelle quattro mura domestiche. È una cosa che colpisce: sembra che possiamo vivere solo fuori e siamo incapaci di riappropriarci dello spazio privato. Quello che fa la differenza, in questo caso, è la costrizione. E questo senso di solitudine, se non stiamo attenti, non se ne andrà via con il coronavirus.

Certamente ogni cambiamento richiede adattamento, soprattutto se così repentino e mai affrontato prima. La lontananza forzata dagli affetti, la mancanza del senso di libertà, i cambiamenti quotidiani e lavorativi, stanno certamente mettendo a dura prova molti. Per questo abbiamo attivato delle piattaforme online di aiuto psicologico, in modo tale da non sospendere il supporto necessario ma anzi incentivarlo. Dal più artigianale Skype ad aule virtuali, ci stiamo attrezzando per affrontare questo periodo.  Noi del personale non siamo coinvolti nelle strategie di smart-working, lavoriamo perciò a pieno ritmo mantenendo le dovute sicurezze gestendo il telelavoro dalla sede.

Dall’altro lato, questo periodo di quarantena può essere un’occasione per investire su nuove attività o su quelle attività che, per forza di abitudine e per affrontare la vita quotidiana, si erano tralasciate. In questo senso, le nuove tecnologie sono molto utili: se ben utilizzate, aiutano a sentirsi meno soli. 

Quali sono i sentimenti più comuni in questo periodo?

Una delle reazioni più tipiche in questi casi è la paura, un’angoscia profonda legata alla situazione di incertezza. Gli anziani e i malati, ad esempio, hanno molta paura di non riuscire a curarsi, di essere lasciati soli. In realtà, tutti gli altri reparti dell’ospedale, da oncologia e neuropsichiatria, ma in generale tutti, sono a pieno regime.

La paura porta irrazionalità, fa perdere il focus reale. Dalla paura, si passa spesso al panico o all’ansia, per cui un pericolo limitato e contenuto di contagio viene generalizzato percependo ogni situazione come rischiosa ed allarmante.

La paura, in questo caso, è giusto che ci sia nella dose omeopatica, quella che serve a mantenere l’allerta. Quello che assolutamente bisogna evitare, è che questa paura si trasformi in odio, in xenofobia, nel senso stretto di timore violento di chi abbiamo attorno ed è altro da noi.  In questo, molti anziani sono maestri: hanno già imparato a gestire la solitudine e l’isolamento, e stanno mettendo in campo le vecchie attività artigianali che le nuove generazioni non conoscono. 

Ci sono delle iniziative che si sono rivelate particolarmente utili?

Oltre al supporto psicologico online, è interessante ed utile porre attenzione sulle iniziative di molti comuni, ma anche di molti privati, che si sono offerti di fare la spesa agli anziani per non farli uscire, di comprare loro i farmaci. Tutte le croci verdi si sono rese disponibili per portare i beni di prima necessità. Questo aspetto è molto importante e non escludo che possa essere anche la cura ad un senso di quarantena che colpisce l’animo umano: riprendere il senso di comunità, seppur distanti, capire che facciamo parte di una medesima famiglia è sicuramente un antidoto funzionante. Non siamo soli, anche se così pare. E questo ci aiuta a far sì che, oltre all’emergenza sanitaria non ce ne sia anche una psicologica, che sarebbe più dura da curare. Chiedere aiuto è sempre la cosa migliore, senza timore o vergogna. Anche in questo, siamo una comunità. 

In questo articolo si parla di

Martina Di Pirro

Martina Di Pirro

Giornalista

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