Sabato 19 Settembre 2020

  • 441
  • 2 minuti

Uno studio tutto italiano volto alla scoperta di ulteriori caratteristiche sull'autismo

  Studi scientifici dimostrano che la quasi totalità delle persone che soffre di disturbi dello spettro autistico mostra un'alterata sensibilità agli stimoli sensoriali visivi, uditivi e tattili. Ciò implica che possa bastare anche una semplice immagine caratterizzata da colori troppo vivaci o luminosi, un suono troppo acuto o un contatto fisico non previsto o gradito per generare, in soggetti autistici, sensazioni e risposte di paura.   Come spiegare il perché di tali reazioni di paura? Ricercatori dell'Università di Trento hanno scoperto, attraverso un approfondito studio in laboratorio, che l'agitazione e la paura scaturite da stimoli sensoriali, in soggetti autistici, potrebbero essere correlate a specifiche caratteristiche anatomiche e funzionali del cervello. Più nello specifico: una ridotta connettività della corteccia somatosensoriale e una eccessiva risposta dell'amigdala.   Perché queste aree del cervello sono così importanti? Gli studiosi hanno scoperto cosa c'è alla base della paura di un suono, di un'immagine o di un abbraccio. È stato scoperto, come accennato precedentemente, che a generare queste sensazioni negative è proprio lo scarso e, allo stesso tempo, l'eccessivo funzionamento di determinate parti del cervello. Più nello specifico:

  • La corteccia somatosensoriale è responsabile della ricezione ed elaborazione degli stimoli sensoriali e, nel caso di soggetti autistici, una ridotta connettività ne pregiudicherebbe il corretto funzionamento.
  • L'amigdala è la parte del cervello coinvolta nelle risposte di paura e persone con disturbi dello spettro autistico registrano una elevata attivazione di questa regione cerebrale.

Queste caratteristiche anatomiche e funzionali del cervello spiegherebbero cosa si cela dietro le risposte alterate a determinati stimoli sensoriali da parte di persone autistiche.   In conclusione… Yuri Bozzi, professore del Centro interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) dell'Università di Trento, afferma: "I risultati del nostro studio suggeriscono che specifiche caratteristiche anatomiche e funzionali delle aree cerebrali coinvolte nell'elaborazione degli stimoli sensoriali siano alla base di alcuni comportamenti comuni a varie forme di autismo come una risposta alterata agli stimoli sensoriali. Ulteriori studi condotti dal nostro consorzio di ricerca potrebbero estendere queste osservazioni a pazienti affetti da autismo. Se le conclusioni saranno confermate, ciò potrebbe aiutare chi interagisce con persone autistiche a ridurre gli stati d'ansia e a favorire relazioni migliori". Gli studiosi sono a lavoro per comprendere meglio i risultati di questa ricerca e restituire quanto scoperto a chi si rapporta quotidianamente con persone autistiche con l'auspicio di favorire relazioni migliori.   La Redazione

Iscriviti alla newsletter Per rimanere aggiornato sui nostri corsi, eventi e media