Venerdì 4 Dicembre 2020

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Better Life Index, il termometro dell'OCSE che misura la qualità della vita

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OECD in inglese), attraverso il Better Life Index, prova a misurare il benessere economico senza ridurlo a soli termini matematici. 11 indicatori, che spaziano dalla salute al bilanciamento tra vita e lavoro, sono alla base di questo tentativo di capire cosa rende felici e soddisfatte le persone.

Come si misura il benessere di una persona? E di un’intera popolazione? Secondo l’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, per arrivare ad una valutazione attendibile bisogna sganciarsi da criteri meramente quantitativi per abbracciare anche considerazioni di tipo qualitativo. Tradotto: non di solo PIL vivono i popoli, ma di tanti altri fattori che spingono verso l’alto la percezione di stare bene, di essere felici. Detto in parole ancora più sintetiche: la ricchezza (da sola) non fa la felicità.

Better Life Index, 11 termometri per misurare il benessere

Il Better Life Index, inaugurato dall’OECD nel 2011, punta proprio a questo: misurare la qualità della vita. Per riuscirci, si affida a 11 termometri diversi, che coprono altrettanti ambiti di interesse socio-economico, suddivisi in indicatori interni. Ecco l’elenco completo:

  • Abitazione: numero di stanze per persona, presenza di dotazioni sanitarie di base, spese sostenute per il mantenimento della casa;
  • Reddito: ricchezza netta e reddito disponibile per ciascuna famiglia;
  • Occupazione: garanzia del posto di lavoro, reddito da lavoro dipendente, tasso di occupazione e tasso di disoccupazione di lunga durata;
  • Relazioni sociali: qualità delle reti sociali;
  • Istruzione: durata (numero di anni), livello e competenze degli studenti;
  • Ambiente: qualità idrica e inquinamento atmosferico;
  • Impegno civile: affluenza alle urne e partecipazione degli interessati al processo legislativo;
  • Salute: stato di salute percepito e speranza di vita;
  • Soddisfazione: livello di felicità percepito e soddisfazione per la propria vita;
  • Sicurezza: numero di omicidi e livello di tranquillità percepito nel camminare da soli di notte;
  • Equilibrio tra vita e lavoro: numero di dipendenti che hanno una settimana lavorativa superiore alle 50 ore e minuti giornalieri di tempo libero e cura della persona.

Qui la lista di dettaglio degli indicatori del BLI

Una volta conosciuti i fattori su cui si basa la valutazione del Better Life Index, comprenderne il funzionamento è semplice. Per ciascun paese testato (in tutto sono 34, Italia compresa), vengono raccolti tutti i dati necessari. A questo punto, per ogni tema si ottiene un punteggio, compreso tra 1 e 10. Graficamente, il risultato conseguito da ogni paese viene rappresentato attraverso un fiore con 11 petali: ciascun petalo è tanto più grande quanto più alto è il punteggio conseguito dallo stato in quell’ambito.

La classifica del benessere, una bussola per orientarsi

Chi vince? Nessuno. Perché il BLI non è finalizzato a stilare una classifica generale tra i paesi. O almeno, non una classifica rigida e uguale per tutti. Chiunque consulta l’indice, invece, è chiamato a generare la propria graduatoria, attribuendo a ciascun “termometro” il “peso” che ritiene più idoneo. Ad esempio, chi considera prioritario, nel percorso verso la felicità, un buon bilanciamento tra vita professionale e privata, attribuirà molta importanza a questo elemento e vedrà schizzare nella parte alta della classifica le nazioni con i relativi voti più alti (nel caso specifico: Paesi Bassi).

Il sito per costruire il proprio Better Life Index

In questo modo, il BLI si accredita per essere una bussola dal duplice valore. Se si guardano i dati riferiti ad un singolo paese, si può avere un’idea complessiva del suo livello di sviluppo. Se invece si dà importanza a come ciascun cittadino costruisce la propria classifica, si comprende meglio la percezione soggettiva di benessere e felicità.

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