Previsioni occupazionali e fabbisogni professionali fino al 2023, i dati del rapporto Excelsior – Unioncamere

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Quali saranno i fabbisogni professionali dell’Italia fino al 2023? Quali i titoli di studio più richiesti e le competenze più gettonate? La risposta nei dati dell’apposito report promosso da Unioncamere attraverso il Sistema Informativo Excelsior. Il quadro occupazionale delineato dal rapporto rivela l’evidente necessità di investire nell’orientamento, affinché si riduca il divario tra le richieste delle imprese e i profili disponibili.

La buona notizia è che i fabbisogni professionali del mondo del lavoro italiano cresceranno. La cattiva notizia è che rischia di allargarsi il divario tra ciò che cercano le aziende e ciò che offrono i lavoratori. Possono condensarsi in queste due affermazioni i risultati del rapporto “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termina (2019-2023)” (qui il testo completo).

La ricerca, firmata dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, prova a fare una stima del numero di lavoratori che serviranno alle imprese e alla pubblica amministrazione da qui al 2023. Inoltre, cerca di analizzare i trend di sviluppo delle richieste in termini di skill, titoli di studio, specializzazioni e settori di impiego. Lo fa immaginando due scenari economici, uno in cu la crescita del PIL continua con i ritmi non brillanti previsti dal Fondo Monetario Internazionale, l’altro in cui si “avverano” le previsioni più ottimistiche del Governo (Documento di Economia e Finanza dell’aprile 2019).

Il fabbisogno occupazionale italiano 2019-2023, tra nuova domanda e turn over

Veniamo alle cifre. La prima e più importante è quella relativa al numero complessivo di nuovi occupati che si avranno nel quinquennio 2019-2023: saranno compresi tra i 2,9 milioni e i 3,2 milioni (con un tasso di crescita stimato tra il 2,6% e il 2,8%).

Circa 3 milioni di posti di lavoro, quindi, da dividere in due segmenti:

  • Expansion demand: domanda di lavoro incrementale (350-530 mila unità);
  • Replacement demand: fabbisogno dovuto alla sostituzione di lavoratori in uscita (circa 2,6 milioni di unità).

La expansion demand sarà trainata soprattutto dai lavoratori dipendenti, mentre quelli indipendenti resteranno pressoché stazionari. La replacement demand, invece, sarà assorbita per il 75% dal settore privato e per il 25% da quello pubblico.

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Previsione fabbisogni occupazionali 2023 – Fonte: Unioncamere Excelsior

Le caratteristiche dei fabbisogni professionali

Al di là del volume complessivo, però, i dati davvero interessanti sono quelli che raccontano come i fabbisogni professionali e occupazionali si ripartiscono a seconda del titolo di studio del lavoratore, delle competenze richieste, del settore di impiego. Tutte informazioni che consentono di capire che direzione prendere, come orientarsi rispetto all’evoluzione del mondo del lavoro.

Le competenze richieste: skill digitali e green economy

A livello di competenze richieste dal mondo del lavoro, quelle che faranno la parte del leone nel futuro prossimo saranno essenzialmente due: le skill digitali e quelle legate ai temi della sostenibilità e della green economy.

Nello specifico, sono attesi circa 300 mila profili professionali a cui saranno richieste competenze matematiche e informatiche, digitali o connesse all’industria 4.0. Queste skill tecniche, però, dovranno essere affiancate da robuste capacità di tipo relazionale e trasversale, come il pensiero critico, la condivisione, la negoziazione. Questo perché, se lo sviluppo tecnologico continua a correre, le conoscenze tecniche invecchiano altrettanto rapidamente e si rimane competitivi solo se si ha un profilo professionale solido e completo.

Sul fronte dell’ecosostenibilità, invece, si stima che saranno addirittura oltre mezzo milione le opportunità di lavoro in cui saranno fondamentali competenze da green economy. Si tratta di skill specifiche e innovative, come l’ottimizzazione delle risorse, l’efficientamento dei consumi, e il riuso delle materie prime.

Approfondimenti: Le competenze trasversali

Previsioni occupazionali settori

Previsioni occupazionali per skill e filiera – Fonte: Unioncamere – Excelsior

Dove si troverà lavoro: i settori trainanti

Il secondo punto di vista adottato dal Report Excelsior per analizzare i fabbisogni occupazionali è quello delle filiere e dei settori. Le informazioni che emergono sono interessanti e raccontano molto della direzione che sta prendendo la società italiana.

La filiera che, nel prossimo quinquennio, avrà più fame di lavoratori sarà quella della salute e del benessere, seguita da educazione e cultura e da mobilità e logistica. Chiudono la classifica Meccatronica e robotica ed energia.

Entrando più nello specifico, entro il 2023 emergerà la necessità di coprire circa 400 mila posti di lavoro nel settore della sanità e dell’assistenza sociale. Segue il settore dell’istruzione e dei servizi formativi (oltre 200 mila posti) e quello dell’industria dei macchinari, delle attrezzature e dei mezzi di trasporto (circa 90 mila unità).

I titoli di studio: carenza di laureati ed eccesso di diplomati

Quando si parla di fabbisogni professionali e occupazionali, quello che non si può assolutamente trascurare è un’analisi dei titoli di studio richiesti dal mondo del lavoro. Anche in questo, il rapporto di Unioncamere è piuttosto chiaro ed esaustivo.

Tra il 2019 e il 2023, il 62% delle occasioni lavorative riguarderà laureati (32%) e diplomati (30%), mentre il restante 38% sarà appannaggio di coloro che hanno assolto l’obbligo formativo o conseguito una qualifica professionale. È bene specificare, però, che oltre il 70% delle opportunità che riguardano quest’ultimo gruppo, si concretizzano nella ricerca di personale che possa ricoprire specifici profili professionali.

Il profilo di chi esce dal percorso di studi, però, risulta completamente ribaltato rispetto a queste esigenze. Oggi, infatti, chi si immette nel mercato del lavoro, solo nel 53% dei casi è diplomato o laureato.

Alla luce di questo squilibrio, le analisi Excelsior disegnano un quinquennio in cui:

  • I laureati saranno meno di quelli necessari (scompenso che sarà parzialmente risolto attingendo al bacino dei laureati attualmente disoccupati);
  • I diplomati saranno più di quelli necessari.

Ovviamente, la mancanza di laureati non sarà uguale per tutti gli indirizzi di studio. Anzi, in alcuni segmenti si verificherà la tendenza opposta. Il comparto umanistico, ad esempio, si stima che produrrà più professionisti di quanti il mercato potrà assorbirne. Discorso totalmente ribaltato se si guarda, invece, a lauree di indirizzo medico-sanitario, economico, ingegneristico, giuridico, architettonico, scientifico, matematico e fisico.

Approfondimento: Il bilancio delle competenze

Fabbisogni occupazionali per livello di istruzione

Fabbisogni occupazionali per livello di istruzione – Fonte: Unioncamere-Excelsior

L’Italia ha bisogno di orientamento

L’insieme di tutti i dati visti finora (e di tutti gli altri rintracciabili nel report) mette in evidenza un chiaro e impellente bisogno di orientamento. Un’attività di supporto per le nuove generazioni ma anche per chi è già al lavoro, intesa non solo come indicazione di quelle che sono i settori di studio ed impiego più promettenti, ma soprattutto come percorso di scoperta e valorizzazione delle proprie competenza, capacità e abilità.

Investire nell’orientamento professionale significa rafforzare le skill dei singoli, avvicinarli al mondo del lavoro e quindi ridurre la disoccupazione. Ma significa anche curare il loro benessere, aumentare le possibilità di inclusione sociale, migliorare la capacità di adattarsi ai cambiamenti futuri. L’orientamento, quindi, come potenziamento della persona, in maniera totale e completa.

Come diventare orientatore