I DSA e la scuola, lavorare per una didattica inclusiva

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Gli alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono una presenza importante nella scuola italiana. A loro, la legge riserva un trattamento particolare, con l’obbligo di stilare un Piano Educativo Personalizzato e di accordargli strumenti compensativi e misure dispensative. La sfida educativa più grande, però, l’affrontano i docenti, chiamati a formarsi in maniera specifica per mettere in atto una didattica davvero inclusiva.

I Disturbi Specifici dell’apprendimento

La sigla DSA, ormai entrata nel linguaggio comune, soprattutto a scuola, identifica i cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento, cioè delle difficoltà legate ad alcune abilità specifiche. I più comuni sono: dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia, disprassia e il disturbo specifico della compitazione.

I DSA si manifestano nella fase dello sviluppo, quando il ragazzo comincia a far emergere delle evidenti difficoltà nella lettura, nella scrittura, nel calcolo, nella consapevolezza fonologica e nell’automazione di determinate abilità. Sono tutti campanelli di allarme che devono spingere i genitori, magari su consiglio degli insegnanti, ad un approfondimento.

È bene precisare, infatti, che i disturbi specifici dell’apprendimento necessitano di una diagnosi medica. A certificarne l’esistenza può essere soltanto un neuropsichiatra infantile, o un’equipe che coinvolge anche uno psicologo e un logopedista.

L’importanza di una diagnosi precoce

Proprio la diagnosi e la sua tempestività sono l’elemento più importante in tutto l’iter di trattamento dei disturbi specifici dell’apprendimento. Ciò che danneggia di più il ragazzo con DSA, infatti, non è il disturbo in sé ma il senso di frustrazione che ne deriva, a causa delle difficoltà che incontra tutti i giorni, soprattutto a scuola, e a cui non sa dare una spiegazione. Il rischio più grande è che questa frustrazione si traduca o in un atteggiamento di chiusura verso l’esterno, quasi depressivo, o in una forma di aggressività più o meno marcata.

I disturbi specifici dell’apprendimento – Corso Asnor

DSAI DSA a scuola, personalizzare la didattica

Le maggiori difficoltà e insofferenza, i ragazzi con DSA le manifestano proprio a scuola. Perché è qui, nel confronto con i compagni, con gli insegnanti e con le dinamiche dell’istruzione, che può emergere più forte una loro non autosufficienza negli studi. Per questo motivo, proprio la scuola è chiamata ad adottare alcune importanti misure per costruire una didattica che sia davvero inclusiva. D’altra parte, se stimolato nel modo giusto e con strumenti dedicati, il ragazzo con disturbo specifico dell’apprendimento ha le stesse identiche possibilità e capacità cognitive dei suoi compagni.

Il compito non è certo facile ma i numeri dicono che è sicuramente serio e urgente. Nelle scuole italiane, secondo le statistiche del Miur, ci sono oltre 250 mila ragazzi con disturbi dell’apprendimento certificati. Una presenza in netta crescita rispetto a qualche anno fa, perché, fortunatamente, la consapevolezza sul tema ha portato a una maggiore attenzione di insegnanti e famiglie e quindi a più diagnosi.

PDP, strumento compensativi e misure dispensative

La legge di riferimento, quando si parla di scuola e DSA, è la 170 del 2010, che per prima ha affrontato in modo organico la questione. La normativa prevede tre strumenti fondamentali con cui i docenti possono facilitare l’inserimento scolastico e l’apprendimento degli alunni con DSA:

  • il Piando Didattico Personalizzato (PDP);
  • gli strumenti tecnologico compensativi;
  • le misure dispensative.

Il PDP è il documento fondamentale su cui si costruisce il progetto educativo dedicato allo studente in difficoltà. Viene preparato e aggiornato periodicamente dagli insegnanti, coinvolgendo tutte le figure che intervengono nell’educazione del ragazzo. L’obiettivo è garantire all’alunno lo stesso livello di apprendimento di tutti i suoi compagni.

Inoltre, ai ragazzi con DSA deve essere permesso l’utilizzo di strumenti didattici e tecnologici che gli facilitino lo studio: sintetizzatore vocale, registratore, programmi di video-scrittura e calcolatrice. Allo stesso tempo, gli deve essere concesso l’esonero da alcune tipologie di prove di verifica, da sostituire con altre dal valore equipollente.

Costruire una didattica inclusiva

Al di là degli strumenti tecnici e formali, più o meno efficaci, costruire una didattica inclusiva per i DSA è, in primo luogo, una sfida formativa per ogni docente. Per poter parlare ad una classe “mista”, senza lasciare nessuno indietro, bisogna acquisire competenze specifiche, legate alle modalità di strutturazione delle lezioni, alle tecniche per stimolare la motivazione, alle strategie didattiche di coinvolgimento. La differenza, ancora una volta, può farla solo il docente, che entra in classe tutti i giorni e conosce profondamente problemi e difficoltà.

I disturbi specifici dell’apprendimento – Corso Asnor