Vivere l’apprendimento come scoperta: coding e pensiero computazionale

No Comments
Tempo di lettura: 2 minuti

 

Il pensiero computazionale è quel processo mentale che permette di trovare le giuste soluzioni a problemi di varia entità, restituendo al soggetto la capacità di risolvere una determinata problematica tramite la pianificazione di una specifica strategia. È un processo logico-creativo che, grazie ad appositi metodi e strumenti, permette di raggiungere un determinato risultato grazie allo sviluppo e al perfezionamento di importantissime abilità trasversali che devono essere esercitate fin dalla più tenera età.

Seymond Papert, che fu il primo studioso, nel 1980, ad occuparsi di “pensiero computazionale”, lascia intendere come il computer possa essere il “mezzo” più idoneo per arrivare al fine prefissato, nonché la capacità di risolvere i problemi trovando delle soluzioni grazie alle proprie capacità logiche e razionali: il computer infatti non viene visto semplicemente come uno strumento digitale tramite cui elaborare dati, bensì come un mezzo utile alla costruzione, manipolazione, apprendimento e scoperta di nuove informazioni. Papert attribuisce una valenza positiva anche all’errore in quanto aspetto fondamentale dell’apprendimento, grazie al quale si restituisce maggiore elasticità nel ricercare soluzioni alternative e più indicate alla risoluzione del problema.

Ma, come sopra anticipato, il computer o le tecnologie, sono solo il mezzo e non pongono certo il pensiero computazionale in uno stato di subordinazione. La persona con il suo ragionamento logico e le proprie doti creative, sarà sempre superiore rispetto ai procedimenti meccanici e reiterati nel tempo, tipici delle tecnologie. Gli strumenti digitali, infatti, non devono sostituire, bensì facilitare il soggetto impegnato nella ricerca di soluzioni alternative ad uno stesso problema e, il coding, risulta essere lo strumento migliore.

Con il termine “coding” ci riferiamo a quella che in italiano sarebbe definita “programmazione” e che prevede, in ambito informatico, la creazione e gestione di un programma o di un’applicazione tramite l’impostazione di una certa sequenza di azioni da eseguire mediante dispositivi digitali.

Quella del coding risulta essere la metodologia più efficace se ci si riferisce alla tempestività, l’interattività, la pluralità degli strumenti con la loro versatilità. Gli strumenti del coding, infatti, sono molto numerosi e la prima distinzione che si potrebbe fare è tra dispositivi programmabili mediante comandi già presenti sul dispositivo stesso e altri che richiedono un computer o uno strumento digitale per ricevere le istruzioni.

L’innovazione e l’efficacia del metodo è data dalla possibilità per i più piccoli di imparare a programmare giocando e divertendosi, sviluppando allo stesso tempo capacità logiche e di problem solving.

Il coding dovrebbe essere introdotto a scuola come attività trasversale: l’uso di esso per finalità didattiche risulta essere efficace ai fini della comprensione e dell’apprendimento in quanto permetterebbe allo studente di affrontare la conoscenza come una scoperta, fare esperienze pratiche con strumenti che permettono il controllo dell’errore, cercando nuove soluzioni e facendolo in totale autonomia e senza l’aiuto di persone adulte, così da favorire il potenziamento di soluzioni creative e processi logici.

I bambini dunque, ideando narrazioni e divertendosi, scriveranno righe di codice informatico e svilupperanno il pensiero computazionale senza esserne consapevoli.

Ecco l’arrivo di nuove ed indispensabili abilità cognitive.

 

La Redazione