Emergenza sociale: numero crescente di giovani “hikikomori” in Italia

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I ragazzi Hikikomori, termine giapponese che vuol dire “isolarsi, stare in disparte”, sono un numero ormai significativo in Italia e purtroppo anche un numero in continua crescita.

Sono giovani che non escono dalla propria stanza, delineando confini immaginari. Si rifugiano in una realtà formata da videogiochi e giochi di ruolo, dove l’unico contatto che hanno con l’altro da sé è tramite la rete virtuale che si creano.

Molti di questi giovani non finiscono gli studi, altri invece eliminano ogni relazione con il mondo esterno.

 

Ma in Italia, quanti sono i casi?

Questi tipi di casi sono ancora poco conosciuti in Italia e, spesso, la diagnosi che queste persone ricevono fa riferimento a fenomeni di depressione. Eppure, stime non ufficiali riportano come siano quasi 100mila solo in Italia.

Il fondatore dell’Associazione Hikikomori Italia, Marco Crepaldi, si esprime così: “Questo numero è una proiezione nazionale dei casi che noi rileviamo tramite i nostri canali. Non siamo i soli a sostenerlo. Anche altre cooperative e professionisti del settore, vedendo aumentare esponenzialmente le richieste di aiuto da parte di genitori di ragazzi con problemi di isolamento sociale, hanno fatto una stima in linea con la nostra”.

Ciò che si evince anche grazie ai dati dell’Associazione Hikikomori Italia, che si occupa della creazione di una rete di conoscenza e supporto per l’individuo e la famiglia, è che queste persone vivono più a Nord che a Sud, sono prevalentemente maschi e hanno un’età media di 20 anni, “ma il dato più interessante è probabilmente quello relativo ai figli unici, pari al 28,5% dei casi selezionati”.

 

Gli importanti dati emersi dal sondaggio condotto da Marco Crepaldi, da Sud a Nord Italia

Dal sondaggio è emerso che in quasi tutte le regioni vi sono casi di ragazzi hikikomori, ma è il Lazio la regione con più casi in assoluto, si registrano infatti valori pari al 18,4% del totale, percentuale che supera complessivamente quella di tutto il Sud Italia, isole comprese (14,2%). È nel Nord Italia infatti che si registra una netta prevalenza di casi, con in testa la Lombardia (15,3%), il Piemonte (14,2%) e il Veneto (10%).

 

Si registrano differenze legate al genere?

Si registra una maggiore incidenza sul sesso maschile, parliamo addirittura dell’87,8% del campione. Questa netta differenza legata al genere di appartenenza potrebbe dipendere però dalla minore urgenza e repentinità con cui le famiglie segnalano eventuali atteggiamenti anomali delle figlie femmine, arrivando a farlo presente solo in una fase avanzata e maggiormente esplicita.

 

Quanto dura in media l’isolamento dalla realtà esterna?

L’età media nella quale sono emersi i primi evidenti problemi di isolamento sociale nei soggetti presi in esame è intorno ai 15 anni. Questo è un altro dato molto preoccupante: è solo il 14,2% dei soggetti ad essersi ritirato dalla vita sociale da meno di un anno; il 34% si trova in tale condizione da 1 a 3 anni, il 41,7% dai 3 ai 10 anni e, nel 10,1% dei casi, il ritiro va avanti da oltre un decennio.

 

Quanto influisce lo stato civile dei genitori?

Emerge un’incidenza rilevante di coppie divorziate (27,4%). In generale, oltre un terzo dei figli (39,9%) vive con solo uno dei due genitori, oppure con entrambi ma non simultaneamente, e il 19,4% delle famiglie sono composte da soli due membri”.

 

La Redazione