Uno studio tutto italiano volto alla scoperta di ulteriori caratteristiche sull’autismo

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Studi scientifici dimostrano che la quasi totalità delle persone che soffre di disturbi dello spettro autistico mostra un’alterata sensibilità agli stimoli sensoriali visivi, uditivi e tattili. Ciò implica che possa bastare anche una semplice immagine caratterizzata da colori troppo vivaci o luminosi, un suono troppo acuto o un contatto fisico non previsto o gradito per generare, in soggetti autistici, sensazioni e risposte di paura.

 

Come spiegare il perché di tali reazioni di paura?

Ricercatori dell’Università di Trento hanno scoperto, attraverso un approfondito studio in laboratorio, che l’agitazione e la paura scaturite da stimoli sensoriali, in soggetti autistici, potrebbero essere correlate a specifiche caratteristiche anatomiche e funzionali del cervello. Più nello specifico: una ridotta connettività della corteccia somatosensoriale e una eccessiva risposta dell’amigdala.

 

Perché queste aree del cervello sono così importanti?

Gli studiosi hanno scoperto cosa c’è alla base della paura di un suono, di un’immagine o di un abbraccio. È stato scoperto, come accennato precedentemente, che a generare queste sensazioni negative è proprio lo scarso e, allo stesso tempo, l’eccessivo funzionamento di determinate parti del cervello. Più nello specifico:

  • La corteccia somatosensoriale è responsabile della ricezione ed elaborazione degli stimoli sensoriali e, nel caso di soggetti autistici, una ridotta connettività ne pregiudicherebbe il corretto funzionamento.
  • L’amigdala è la parte del cervello coinvolta nelle risposte di paura e persone con disturbi dello spettro autistico registrano una elevata attivazione di questa regione cerebrale.

Queste caratteristiche anatomiche e funzionali del cervello spiegherebbero cosa si cela dietro le risposte alterate a determinati stimoli sensoriali da parte di persone autistiche.

 

In conclusione…

Yuri Bozzi, professore del Centro interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento, afferma: “I risultati del nostro studio suggeriscono che specifiche caratteristiche anatomiche e funzionali delle aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione degli stimoli sensoriali siano alla base di alcuni comportamenti comuni a varie forme di autismo come una risposta alterata agli stimoli sensoriali. Ulteriori studi condotti dal nostro consorzio di ricerca potrebbero estendere queste osservazioni a pazienti affetti da autismo. Se le conclusioni saranno confermate, ciò potrebbe aiutare chi interagisce con persone autistiche a ridurre gli stati d’ansia e a favorire relazioni migliori”.

Gli studiosi sono a lavoro per comprendere meglio i risultati di questa ricerca e restituire quanto scoperto a chi si rapporta quotidianamente con persone autistiche con l’auspicio di favorire relazioni migliori.

 

La Redazione