Ministro dell’Istruzione: per gli studenti “formazione di alto livello per far fronte alla complessità del mondo contemporaneo”

No Comments
Tempo di lettura: 2 minuti

 

In occasione del seminario “C’è ancora bisogno della scuola?” è stata evidenziata la necessità di avviare dei percorsi di formazione di alto livello per tutti gli studenti italiani, così da porli nella condizione di fronteggiare con determinazione e sempre maggiori competenze la competitività di un mondo globalizzato e in continuo mutamento.

Ma vediamo come si è espresso in merito il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti: “L’educazione non va intesa come un inserimento meccanico di nozioni nella testa dell’alunno, ma significa far sì che il ragazzo, con gli strumenti corretti, possa da un lato sviluppare spirito critico e dall’altro realizzare le proprie attitudini, inclinazioni, capacità e desideri”.

 

Occorre adattarsi alle rapide trasformazioni che sono in corso

Proprio il Ministro sottolinea, infatti: “Vorrei suggerire che oggi più che mai abbiamo bisogno di una formazione di alto livello per far fronte alla complessità del mondo contemporaneo e alle sue continue, veloci e rapide trasformazioni”.

Bussetti, conscio del particolare periodo storico che stiamo attraversando, continua:“oggi più che mai il sapere deve essere trasversale, poliedrico, polivalente, flessibile, plastico, multiforme, eclettico, e l’apprendimento permanente, interdisciplinare e multifunzionale. Il cammino di formazione di sé è continuo e incessante”.

 

In conclusione

Il contesto di competizione globale in cui siamo inseriti implica che l’Italia, per non restare indietro, debba investire sulla formazione degli studenti mediante percorsi di formazione che possano valorizzare le loro capacità. Gli studenti, così, potrebbero esser più competitivi ed emergere in un contesto articolato e complesso dove vengono richieste sempre maggiori competenze ed abilità.

La competizione però, così come sottolineato dallo stesso Bussetti, non deve mai poter sfociare in atteggiamenti poco rispettosi nei confronti degli altri. Il Ministro infatti afferma: “Sono altresì convinto che la parola che debba tornare centrale sia “rispetto”, ma proprio nel suo significato più profondo: quello di avere riguardo, attenzione, cura dell’altro riconoscendolo come persona in quanto tale, oltre che come cittadino”.

 

La Redazione