Debate, la metodologia didattica che insegna a sviluppare le idee

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Nei paesi anglosassoni è una materia curriculare a tutti gli effetti. In Italia, il debate si sta affermando sempre di più come metodologia didattica capace di supportare i ragazzi nello sviluppo di importanti soft skill: flessibilità, lavoro in team, ragionamento, capacità di parlare in pubblico e molto altro. Un “gioco” didattico con struttura e regole precise, tanto da prevedere veri e propri tornei internazionali.

Cose il debate, una metodologia didattica dalle radici antiche

Il debate è una metodologia didattica dalle radici molto antiche. Storicamente, infatti, si riallaccia alla disputatio medievale, vero e proprio sistema di insegnamento nato in seno alla filosofia scolastica. Con il debate quella tradizione si rinnova, diventando una specie di gioco. Una sfida verbale, durante la quale i ragazzi, organizzati in due squadre, sono chiamati a confrontarsi, a colpi di arringhe, su un tema diviso in tesi contrapposte. A prescindere dalle convinzioni personali, devono dibattere e sostenere l’argomentazione assegnata loro, raccogliendo informazioni, elaborandole ed esponendole di fronte a una giuria e a un pubblico, come in un processo.

Struttura e regole del gioco

All’apparenza può sembrare un’esperienza “estemporanea”, la cui organizzazione è affidata all’iniziativa e alla fantasia del docente. Invece, non è affatto così. Il debate è una metodologia didattica con struttura e regole precise.

Per prima cosa, all’interno di ciascuna squadra devono essere previsti dei ruoli: capitano, oratori e ricercatori. Il capitano ha il compito di introdurre la tesi e di avviare la discussione, incanalandola subito sui binari giusti. La discussione passa poi in mano agli oratori, che sviluppano tutte le argomentazioni a sostegno della loro posizione. Dietro alle loro arringhe, però, c’è il duro e puntuale lavoro dei ricercatori, che raccolgono le informazioni rilevanti per il dibattito e le trasmettono al resto del gruppo.

Molto importante anche il ruolo del cronometrista, un arbitro super partes che deve far rispettare i temi degli interventi: massimo 3 minuti per ciascun oratore.

Infine, ai membri della giuria spetta il compito di decretare la squadra vincitrice, motivando la loro scelta. La vittoria, infatti, non deve andare alla tesi più convincente ma al gruppo che ha dimostrato di conoscere e saper utilizzare meglio le “armi” del debate.

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Insegnare con il debateLe competizioni nazionali e internazionali

Che il debate sia un metodo preciso e rigoroso lo confermano anche le sempre più numerose gare che si organizzano in Italia e nel mondo. Competizioni serrate e divertenti, che coinvolgono centinaia di istituti scolastici e migliaia di ragazzi. Un modo per diffondere ancora di più questa metodologia particolarmente efficace. Sia a livello nazionale che internazionale, il modello di debate a cui si fa riferimento durante le gare è quello elaborato dalla World School Debate, considerato una vera eccellenza mondiale.

Il debate a scuola, finalità e punti di forza

Argomentare e dibattere. Sono questi gli elementi chiave del debate. Ed è su questi pilastri che si fonda tutta l’efficacia di una metodologia che aiuta i ragazzi a sviluppare sia soft skill che capacità curricolari. In primo luogo, il debate stimola il ragionamento: spinge a trovare idee, ad associarle ma anche a maneggiarle in modo intelligente e flessibile. Ci sono poi tutti gli insegnamenti legati alla necessità di parlare in pubblico: trovare il giusto tono di voce, argomentare in modo accattivante, attirare e mantenere l’attenzione sempre vigile, riuscire a persuadere. Infine, nella pratica del debate vengono stimolate e sviluppate una serie di abilità e capacità tutt’altro che secondarie, come creatività, ironia, umiltà, lavoro di gruppo, problem solving. Il tutto senza dimenticare l’importanza di proporre agli studenti un “gioco” che sa essere soprattutto molto divertente.

Il debate come metodologia didattica – Corso Asnor