Chi è meno istruito vive di meno: i dati dell’Atlante italiano

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Un buon livello di istruzione potrebbe allungare la vita. A conferma di quanto appena affermato, i dati riportati nell’Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione.

La ricerca è stata promossa dall’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà (Inmp), in collaborazione con l’Istat.

 

Qualche interessante dato emerso dall’analisi effettuata

Solo nel territorio italiano, individui di sesso maschile con un basso livello di istruzione hanno, in media, una speranza di vita inferiore di 3 anni rispetto a coloro i quali registrano livelli di istruzione superiori.

Secondo quanto emerge dall’indagine, chi ha un basso titolo di studio, a prescindere dalla regione in cui vive, ha una probabilità di morte superiore del 35% tra gli uomini e del 24% tra le donne.

Riportando quanto emerge dal rapporto, “la quota di mortalità attribuibile alle condizioni socio-economiche e di vita associate al basso titolo di studio è pari al 18% tra gli uomini e al 13% tra le donne. Nel Paese ci sono aree in cui la mortalità è più elevata rispetto alla media nazionale fino al 26% tra gli uomini e al 30% tra le donne, a parità di distribuzione per età e per titolo di studio”.

 

Riflessioni su quanto emerge dall’indagine

Avevamo anticipato che l’indagine non ha rilevato alcuna differenza legata ad aspetti territoriali, ma questo vale quando la variabile presa in esame riguarda il livello di istruzione dei soggetti, ma vi sono molti altri fattori che incidono sulla qualità e durata della vita, che non riguardano appunto il titolo di studio posseduto, ma aspetti comunque ad esso correlati. Infatti, secondo quanto affermato da Giorgio Alleva, Presidente dell’Istituto nazionale di Statistica, “riguarda tutto quello che può significare avere più conoscenza quindi stili di vita e comportamenti diversi, oltre, ovviamente, a condizioni economiche migliori”. Lo stesso sostiene inoltre che “alla nascita si calcola un’attesa di vita di quattro anni in più per i laureati, un vantaggio che riguarda in misura maggiore gli uomini”.

 

In conclusione

Dalle note conclusive dell’Atlante emerge come “Politiche attive sulle disuguaglianze di salute possono determinare risparmi per il sistema nel suo complesso, per le ricadute sul fabbisogno assistenziale e sulla produttività, senza contare l’impatto positivo sui carichi di sofferenza delle persone più fragili. Pertanto, i risultati dell’Atlante, alla luce della centralità che il tema delle disuguaglianze ha assunto nel dibattito politico, in conseguenza della recessione di lunga durata e della conseguente crisi sociale degli ultimi anni, costituiscono una base per l’individuazione di politiche che ne contrastino gli effetti nel Paese“.

I risultati emersi dal presente studio devono essere solo il punto di partenza per apportare delle modifiche che facilitino l’eliminazione di tali differenze e dei conseguenti rischi per la salute individuale.

 

La Redazione