Ho iniziato a studiare Medicina e Chirurgia convinto che curare significasse guarire il corpo.
Poi ho capito che la ferita più difficile da vedere è quella di chi non sa più dove andare e ho lasciato quella strada per cercarne un’altra: la mia. Quella scelta, così temuta e giudicata, è diventata la mia bussola.
Sono un pedagogista e un orientatore Asnor, iscritto al Registro Nazionale degli Orientatori.
Prima di ogni titolo, sono qualcuno che ha vissuto sulla propria pelle cosa significhi cercare una rotta, dover ricominciare, avere paura di deludere e trovare, dentro quella paura, il coraggio di ascoltarsi davvero.
Per questo credo che nessuno orienti meglio di chi ha conosciuto la crisi da dentro. Non offro risposte pronte: offro presenza, ascolto, la capacità di stare accanto a chi sta cambiando strada senza sapere ancora dove porti.
Questa convinzione è il cuore della mia tesi “Chiamati per nome. L’orientamento come bussola per la vita” (Premio Sapienza “Marta Russo”) e delle mie pubblicazioni, tra cui articoli su riviste internazionali.
Orientare, per me, non è indicare una direzione: è restituire a ogni persona il diritto di essere liberi di fermarsi, respirare, scegliere e ri-scegliere di nuovo. Ogni cambio di rotta può diventare la prima riga di una storia più autentica ed è lì che amo mettermi al fianco delle persone: per lasciare un foglio sulla scrivania e lasciare che aggiungano il verso determinante per la propria vita.
