Senza Intelligenza Emotiva non si può insegnare

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Malgrado l’Intelligenza Emotiva sia riconosciuta a livello globale come una delle competenze chiave per uno sviluppo corretto della psiche umana, ancora troppo poco spesso se ne sente parlare all’interno delle scuole.

Questo tipo di intelligenza, con il supporto di validi esperti di settore che forniscano approfondimenti e strategie per riconoscere, comprendere e gestire in modo consapevole le emozioni,permette di cogliere le sensazioni nel modo corretto, restituendo la capacità di accrescere le proprie doti relazionali per costruire rapporti sani ed efficaci.

 

L’educazione emotiva è ciò che più scarseggia nel sistema scolastico italiano”

Umberto Galimberti, filosofo, sociologo, psicoanalista e giornalista si è espresso in merito alla tematica evidenziando la netta differenza che intercorre tra “istruzione” come semplice trasmissione di conoscenze ed “educazione” che è quella che consente ai più piccoli di sviluppare la loro identità personale: “L’educazione emotiva è ciò che più scarseggia nel sistema scolastico italiano, quando un ragazzo rimane impantanato nello stadio pulsionale il rischio è che sviluppi forme di violenza e bullismo. La pulsione non si esprime in parole, ma solo in gesti e azioni”.

Tra le proposte del Prof. Galimberti quella di ridurre il numero di studenti assegnati ad ogni classe, che dovrebbero essere al massimo 15. Inoltre la proposta di una formazione specifica per i docenti i quali dovrebbero essere assunti anche, e in particolar modo, in base a criteri emotivi e non unicamente conoscitivi.“Se una persona non è empatica e coinvolgente non può fare il professore. È qualcosa che non si può imparare”, afferma Galimberti.

Sono 5 le abilità chiave dell’intelligenza emotiva : il riconoscimento, la comprensione, il vocabolario emozionale, l’espressione e le strategie di gestione delle proprie emozioni.

 

Il ruolo dei genitori: due importanti effetti negativi

Il professor Galimberti ha sottolineato quanto i genitori, sovraccaricati dal lavoro o da altre occupazioni, molte volte trascurino questo tipo di apprendimento. Sostiene infatti: “Oggi troppo spesso l’apporto genitoriale è fallimentare, i genitori non hanno più tempo di rispondere alle domande filosofiche dei bambini, ai loro mille perché, e spesso le parole mancate vengono sostituite da montagne di giocattoli”.

Questo tipo di mancanza, secondo quanto affermato da Umberto Galimberti, rischia di generare due importanti effetti negativi: un analfabetismo affettivo diffuso ed un appagamento immediato generato dalla presenza del giocattolo “che impedisce ai bambini di annoiarsi, quando invece dovrebbero trovarsi in situazioni noiose per elaborare poi, in modo creativo, degli stratagemmi per divertirsi”.

Sono molte le ricerche scientifiche dalle quali emerge come la creatività sia stimolata proprio dalla noia in quanto, quando il nostro cervello non è impegnato nella risoluzione di compiti o nell’immagazzinare delle informazioni, mette in atto delle scorciatoie per divertirsi da solo e lo fa semplicemente pensando.

 

La Redazione