Prove Invalsi: indagini utili o limitate?

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Le prove Invalsi sono somministrate a tutti gli studenti italiani che frequentano la seconda e la quinta elementare, la terza media e la seconda superiore per misurare le competenze in italiano, matematica e lingua inglese.

Anche quest’anno i nostri studenti saranno sottoposti alle prove del test Invalsi e il Miur si è occupato della diffusione del calendario delle prove che da quest’anno diventeranno requisito d’ammissione all’Esame di Maturità, senza però incidere sulla valutazione finale.

 

Qual è la natura di queste prove?

Eppure, l’Istituto Nazionale per la valutazione del sistema educativo e di istruzione ha qualche mese fa spiegato sul suo sito le motivazioni, la natura e l’uso delle prove ammettendo per la prima volta che il sistema di valutazione adottato risulta fallimentare e poco efficace.

Ma leggiamo quanto riportato dallo stesso Invalsi:

In Italia nonostante i ragazzi passino tanto tempo in aula, la scuola non riesce ad attenuare le loro diseguaglianze di partenza. Quindici ragazzi su 100 abbandonano prima di aver conseguito il diploma di studio ma diventano 30 se calcoliamo la differenza tra iscritti al primo ciclo e diplomati alla maturità. La dispersione riguarda i figli dei genitori che hanno al massimo il diploma di terza media in misura quattro volte più alta rispetto ai figli di genitori laureati […] L’Invalsi è nata proprio per misurare gli esiti di apprendimento di alcune competenze chiave, quindi per verificare e stimolare il necessario rinnovamento della scuola italiana”.

Inoltre, in questo opuscolo l’Invalsi sottolinea: “Le prove non possono misurare tutto. Ci sono competenze importanti – ad esempio quelle di comunicazione verbale e scritta, affettive e relazionali – che non sono valutabili con una prova standardizzata ma solo attraverso il contatto quotidiano che l’insegnante ha con i suoi allievi. Per questo le prove Invalsi non possono valutare globalmente uno studente né possono monitorarne e guidarne – come fa invece la valutazione degli insegnanti – il processo di apprendimento tenendo conto di tutte le variabili che inevitabilmente sfuggono alla valutazione standardizzata”.

 

La scuola ha il dovere di valorizzare l’alunno in tutto il suo percorso di crescita

Come può un docente trarre effettivo vantaggio dall’analisi di dati, parziali, risultanti da un’indagine limitata? Gli insegnanti e, più in generale l’intero sistema scolastico, hanno il dovere di valutare lo studente in tutto il suo percorso di crescita.

Alla luce di quanto affermato dallo stesso Invalsi, emerge un forte imbarazzo quando ci si rende conto di come a scuola una parte sempre più ampia del tempo sia dedicato alla preparazione per queste prove.

Infatti il tema più delicato riguarda il rapporto tra la didattica e le prove. Malgrado si faccia di tutto per evitarlo, il pericolo di dare così tanto valore ai test Invalsi porta molti docenti ad impostare la propria didattica finalizzandola alla preparazione degli studenti ai test. Allo stesso tempo, molti manuali scolastici ormai vengono pensati ed impostati per dare più spazio alla preparazione per la prova Invalsi, e ciò si ripercuote sulla programmazione scolastica e sulle ore passate in aula.

 

La Redazione