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Bullismo e Cyberbullismo a Scuola

Il Bullismo e il Cyberbullismo sono due declinazioni di un fenomeno che trova massima e naturale espressione nella scuola e nella vita quotidiana degli studenti. Come può fare il docente per individuare le situazioni critiche? Quali strumenti ha a disposizione per intervenire? Quali le possibili conseguenze delle sue azioni per i ragazzi, le famiglie e la scuola?

Affrontiamo questi temi per raggiungere i seguenti obiettivi formativi:

  • conoscere il fenomeno, sia dal punto di vista normativo che di quello emozionale e psicologico;
  • conoscere quali sono i rischi per la sicurezza e le implicazioni civilistiche e penali che possono derivare da un uso non consapevole delle TIC e di internet;
  • conoscere il diritto all’autodeterminazione informativa e delle azioni di violazione della privacy;
  • conoscere e saper diffondere notizie circostanziate circa le ipotesi di reato connesse all’uso di internet, dei social e degli sms;
  • acquisire elementi e strumenti di base per la prevenzione e il riconoscimento di comportamenti volti al cyberbullismo, ma anche dei comportamenti delle vittime, dei genitori e del contesto sociale.
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Intelligenze multiple

È innegabile che nascendo e crescendo, il bambino, attivi sistemi di codifica e decodifica utili all’apprendimento. La Montessori, ci parlava di “embrione spirituale”, sottolineando, nei suoi studi, il legame esistente tra psiche e sviluppo biologico. Se è vero che la crescita individuale dipenda da sollecitazioni e spinte che l’ambiente riesce a favorire, è anche vero che l’esistenza di un potenziale, non può essere negato, perché già presente in ognuno di noi come cellula germinativa che necessita di tempo per crescere e farsi matura. Il bambino, abilitato a pensare e a non essere considerato come contenitore vuoto da riempire potrebbe sorprendere. Il potenziale, come qualunque altra abilità, se non adeguatamente stimolata rimane dormiente. Possiamo parlare di competenza, ma solo se consideriamo le abilità e le conoscenze dei bambini come dato certo dal quale partire. Dovremmo quindi cambiare il nostro paradigma dell’educazione e considerare che forse siamo noi a sbagliare nel dettare modelli standardizzanti per tutti.

Nel 1994 Robert J. Sternberg, psicologo, elaborò una teoria sul pensiero intelligente, sostenendo che il pensiero si fonda su tre tipi di intelligenza:

  • Analitica – Capacità di confrontare, scomporre, esaminare valutare, giudicare, formulare,spiegare fenomeni. Per comprenderne cause;
  • Pratica – Consiste nell’impiegare abilità nell’usare strumenti diversi, per pianificare, organizzare, progettare , ipotizzare, impiegare procedure
  • Creativa – Regge l’intuizione, porta alla immaginazione, che è abilità a scoprire il nuovo, l’esclusivo.

Anche Gardner che Sternberg, dimostrarono che l’intelligenza non muove a senso unico. Le due teorie realizzate da questi autorevoli autori, non sono incompatibili ma complementari e integrabili in un piano di studi che educhi ad intersecare i contenuti di tutti i saperi o di esplorarne di nuovi. Il progetto “La settimana della cultura bambina” giunto alla VIII edizione è incentrato sull’idea radicata e condivisa che una scuola che voglia educare e far sviluppare nei bambini il potenziale, debba considerazione le diverse forme di intelligenza. Rinunciare alla originalità che ogni bambino, o fanciullo, porta con sé come dotazione, potrebbe sminuire una capacità che mai vedremmo espressa se non messa a nudo. Gardner ci parla non a caso di modalità con le quali si impara, e di attitudini con le quali ogni essere umano si esprime e apprende e crea. Gli studi dell’americano Howard Gardner e la pubblicazione del suo libro “Frames of Mind” nel 1983 sono un contributo, alla necessità che anche la scuola si adegui nel riconoscere il potenziale.

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