Peer Education: l’educazione tra pari aumenta l’autostima

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Quella della Peer Education, o educazione tra pari, è una metodologia didattica che si basa su un processo di trasmissione di conoscenze ed esperienze tra i membri di un gruppo di pari, all’interno di un piano che prevede finalità, tempi, modi, ruoli e strumenti ben strutturati.

 

Ma di cosa si tratta nello specifico?

Il metodo della Peer Education implica, un po’ come per le Flipped Classroom, un netto cambio di prospettiva nel processo di apprendimento, che vedrà gli studenti, e non i docenti, al centro del sistema educativo. Il gruppo dei pari costituirà una sorta di laboratorio sociale in cui sviluppare consapevolezze, testare nuove attività, progettare e condividere insieme, dando la possibilità agli studenti di migliorare la propria autostima e le capacità sociali, relazionali e comunicative.

 

Evidenze scientifiche

Secondo quanto riportato dai dati di una ricerca condotta da  Keith J. Topping nell’ambito dell’integrazione scolastica e dell’apprendimento tra pari, gli alunni che ricevono spiegazioni da altri alunni, apprendono maggiormente rispetto a coloro che lavorano da soli e, ancor più importante, coloro i quali si preoccupano di fornire le spiegazioni agli altri pari assimilano ancor di più ed in maniera più efficace rispetto a chi riceve la spiegazione e agli altri compagni che lavorano in maniera più individualista in quanto, il dover ripercorrere e spiegare ad un’altra persona un concetto, permette allo “studente tutor” di rinforzare le conoscenze migliorando le proprie strategie di apprendimento.

 

Un po’ di storia

I primi tentativi di Peer Education risalgono alla fine del 1800 in Inghilterra quando due studiosi, Lancaster e Bell, hanno tentato di rimediare al problema del sovraffollamento delle classi popolari e alla quasi totale assenza di docenti professionisti.

In Italia invece, Don Milani applicò questo metodo all’interno della scuola Barbiana e questo gli permise di comprendere che a giovarne non erano solo gli studenti, bensì anche il docente.

 

Quali sono i vantaggi del metodo per gli studenti?

L’insegnamento reciproco consente agli studenti di accrescere e perfezionare le proprie conoscenze, i metodi di studio e la capacità di problem solving. Occorre evidenziare che entrambi i partecipanti trarranno vantaggio da tale strategia didattica in quanto, lo “studente tutor” sarà valorizzato e responsabilizzato da questo ruolo e svilupperà, conseguentemente, un comportamento sempre più propositivo nei confronti della scuola e del percorso didattico; l’altro studente trarrà vantaggio dal lavorare in un ambiente protetto con una persona considerata più vicina a lui.

 

Qual è il ruolo dei docenti?

Considerato l’obiettivo finale che è quello di rinforzare l’autostima degli studenti, oltre che accrescere le loro conoscenze, il docente dovrà imparare a non essere l’unico dispensatore del sapere per i propri discenti, rimanendo in disparte e lasciando spazio e tempo agli alunni. Il docente dovrà accettare che il tipo di comunicazione che si può instaurare tra due coetanei, alle volte, può essere più efficace rispetto a quella che si può instaurare tra un bambino ed un adulto.

 

In conclusione…

Si assiste ad una vera e propria riorganizzazione degli spazi e dei ruoli scolastici, spazi generalmente impostati su strutture rigide che ora, grazie alla Peer Education, potrebbero restituire alla classe una maggiore apertura.

La Peer Education permette di veicolare con maggiore efficacia l’insegnamento delle life skills, quelle competenze necessarie al raggiungimento del successo formativo da parte di ogni studente.

 

La Redazione