Mi ascolto, Ti ascolto: il valore dell’ascolto attivo nell’orientamento

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“E’ sbalorditivo come certe cose che sembrano insolubili diventano solubili se qualcuno ci ascolta (…) Ho apprezzato profondamente le volte in cui ho sperimentato questo ascolto sensibile, empatico, concentrato.” Carl Rogers

Sostenere la persona nel conciliare il lavoro con la vita relazionale è tra le principali strade che l’orientatore percorre insieme al cliente, in quanto egli stesso è chiamato a percorrerla ogni giorno, facendo esperienza diretta di strumenti utili alla propria crescita personale – come la pratica dell’ascolto attivo.

Il dialogo presuppone l’ascolto, che l’orientatore attiva prima con sè stesso e poi con il cliente.

L’ascolto è un atto volontario che va oltre il processo fisiologico della parola e dell’udito: non è l’atto di registrare ciò che l’altro dice, ma è comprendere empaticamente le sue molteplici espressioni. Spesso accade di udire chiaramente le parole dell’interlocutore; ma non è detto che si sta comprendendo il suo messaggio.

Questo tipo di ascolto presuppone il pieno coinvolgimento di chi lo pratica: ciò significa “centrare la comunicazione sul tu”, rispettando le pause e i silenzi, utilizzandoli per una migliore comprensione. Chi impara ad ascoltare lascia all’altro lo spazio di esprimersi, non pensa “a ciò che deve rispondere” mentre l’altro sta parlando.

L’ascolto attivo è una capacità poco sviluppata, probabilmente perché non viene valorizzata sin dall’età scolare, in quanto la maggior parte delle modalità didattiche ancora utilizzate presuppongono un apprendimento meccanico a scapito di un apprendimento significativo.

Per poter acquisire competenze di ascolto attivo è necessaria una formazione ad hoc, non solo teorica ma anche esperienziale; finalizzata a: conoscere le regole della comunicazione, liberarsi da abitudini di percezione e interpretazione della realtà, acquisire tecniche di auto-osservazione (attraverso il proprio sé si può comprendere empaticamente l’altro).

L’orientatore dovrebbe ogni giorno allenare la propria capacità di ascolto per evitare di “dare consigli dall’alto” al cliente, sostenendolo nel tracciare autonomamente la propria strada conciliatrice.

Ascolto è anche dono del tempo: attendere l’altro, con le sue esitazioni e i suoi ritardi, con la sua difficoltà ad esprimersi, con i suoi timori e le sue reticenze.” Enzo Bianchi “Ogni cosa alla sua stagione”

A cura di

dott.ssa Elvira Fraccalvieri – Artista, Gestalt Counsellor professionista, Arteterapeuta