Le nuove tendenze: i ricchi investono in istruzione

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Ci troviamo in un periodo storico in cui le leggi di mercato stanno mutando ed esporre i propri beni alla mercè di tutti non è più il modo migliore per rappresentare la propria ricchezza. Ormai infatti, sia le classi più agiate che quelle medie possono possedere “beni di lusso” e ciò implica che questi non possano più essere identificati come tratti distintivi del proprio benessere economico.

Si sta dunque lentamente creando un nuovo trend, i ricchi diventano infatti sempre più discreti nel mostrare i propri averi e, per ottenere una maggiore differenziazione rispetto alle classi meno agiate, stanno spostando i propri investimenti in sfere quali la salute e l’istruzione, paradossalmente ancora non accessibili ai molti. Ciò che colpisce maggiormente, dunque, è questo spostamento di interessi ed investimenti verso beni immateriali a scapito di quelli materiali.

Thorstein Veblen, noto economista e sociologo statunitense, all’interno di una delle sue opere più importanti, “La teoria della classe agiata”, sottolineava proprio come gli elementi materiali venissero utilizzati per indicare il proprio status sociale. Più di recente invece, Elizabeth Currid-Halkett nel suo libro “The Sum of Small Things: a Theory of the Aspirational Class” spiega questa nuova tendenza tramite la definizione di “consumo poco appariscente”, affermando che “questa nuova élite consolida il suo status attraverso la conoscenza e la costruzione di capitale culturale, per non parlare delle abitudini di spesa che ne derivano […] Evitando un materialismo manifesto, i ricchi stanno investendo molto di più nell’istruzione, nella pensione e nella salute – tutte cose immateriali, ma che costano molto di più di qualsiasi borsa che un consumatore a reddito medio potrebbe acquistare”.

Questo tipo di consumo, certamente meno evidente rispetto a quello materiale ha, secondo l’autrice, il vantaggio di essere maggiormente notato dalla “elite” di appartenenza, riproducendo un privilegio in un modo che l’ostentazione del lusso materiale non poteva fare. Per dirla alla Currid-Halkett “il consumo poco appariscente conferisce mobilità sociale” in quanto il mostrare le proprie conoscenze e doti culturali permette di dare uno slancio al soggetto che voglia fare un upgrade nella scala sociale costruendo nuovi contatti di valore.

Ricerche recenti mostrano come le famiglie stiano cercando di restituire ai propri figli vantaggi in termini culturali con percorsi didattici molto prestigiosi, già a partire dalla scuola dell’infanzia. Un investimento nell’istruzione che restituirebbe la speranza di preparare le nuove generazioni al meglio per un avvenire di successo e gratificazioni. Shana Lebowitz sostiene che anche i genitori stanno investendo nella propria conoscenza e formazione, lavorando sempre di più e cavalcando la tendenza di rappresentare, tramite l’istruzione posseduta, il proprio status sociale.

Come sostenuto da Elizabeth Currid-Halkett, “per la classe ambiziosa di oggi, le scelte di consumo poco appariscenti assicurano e preservano lo status sociale, anche se non lo mostrano necessariamente”.

 

La Redazione