Le Lauree umanistiche, non in Italia, servono a qualcosa

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Le Lauree in discipline umanistiche nel nostro Paese, aldilà di cosa si possa credere fuori dall’Italia, patria della cultura classica e umanistica, vengono quasi considerate come inutili in quanto sono in molti a ritenere, purtroppo e paradossalmente, che siano discipline non spendibili nel mondo del lavoro.

 

Ma cosa caratterizza le Lauree umanistiche?

Gli studi umanistici risultano indispensabili per lo sviluppo personale dell’individuo, un individuo capace di traslare in qualsiasi ambito lavorativo quanto assimilato e studiato dalla storia dell’uomo, dalla sua evoluzione, dal suo pensiero…un enorme bagaglio culturale.

Se in Italia si superassero i molti pregiudizi legati a questo tipo di discipline, molti più professionisti potrebbero dare il proprio contribuito e a giovarne sarebbe certamente sia l’economia del Paese che l’intera società.

 

È un problema solo del nostro Paese?

Top manager, ambasciatori, diplomatici, avvocati… sono questi i professionisti laureati in discipline umanistiche che…non vivono in Italia. Infatti, in realtà come la Gran Bretagna la discriminazione non riguarda il tipo di laurea posseduta, bensì la qualità del percorso didattico e della professionalità della persona. Un sistema più meritocratico, insomma, dove chi vale va avanti, senza alcuna preclusione di carriera legata al tipo di laurea posseduta.

 

Numerosissimi gli esempi…

Iniziamo con un dato che, per noi italiani, potrebbe risultare sconvolgente: circa la metà degli avvocati in Inghilterra non è assolutamente laureato in giurisprudenza, ma al massimo ha conseguito una specializzazione dopo aver portato a termine una laurea in lettere, filosofia o storia per esempio.

Ma ancora, Emma Walsmley, nota e rispettata donna manager a capo di un gigante del settore farmaceutico (GlaxoSmithKline), è laureata in lettere classiche. Paradossale come Helena Morrissey, laureata in filosofia, risulti essere la donna più famosa in ambito finanziario.

E sono solo pochissimi esempi, ma esplicativi, del valore che le lauree nel campo umanistico potrebbero avere se solo cambiasse la mentalità, sia degli esponenti del mercato lavorativo italiano che di coloro i quali conseguono tali studi, alle volte solo come ripiego dettato da previsioni incerte sul proprio futuro professionale.

 

La Redazione