La scuola, l’educazione e le competenze in un’ottica di sviluppo sostenibile

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La 70° assemblea generale delle nazioni unite nel 2015 ha indicato gli obiettivi che dovranno essere raggiunti per garantire uno sviluppo sostenibile; il documento noto come “Agenda per uno sviluppo sostenibile per il 2030” contiene un invito a tutti i paesi a intraprendere azioni mirate, volte a eliminare la povertà, proteggere il pianeta e assicurare pace e lavoro a tutti. Gli indicatori esaminati rilevano che diversi paesi Ocse e partner si stanno accostando agli obiettivi relativi alle infrastrutture scolastiche e all’accesso all’educazione di base, tuttavia molte sfide restano aperte soprattutto per i tanti paesi che stentano a raggiungere i risultati attesi, misurati in termini di ritorni occupazionali ed economici, dell’apprendimento e di equità. La parità di genere sembra raggiunta nell’accesso ai livelli della scuola dell’infanzia, primaria ed anche secondaria, tuttavia la distanza tra generi si evidenzia ancora nei livelli complessivi di istruzione della popolazione adulta e nelle opportunità di pieno utilizzo dei risultati della istruzione posseduta da parte delle donne. Aumentano i giovani laureati e diminuiscono quelli che non raggiungono il diploma, il 25% delle persone tuttavia non si diplomano nemmeno a due anni dalla fine della regolare durata dei percorsi di studio, e il 15% di giovani tra i 18 e i 24 anni sono NEET. Appare evidente quindi che una istruzione più elevata offre migliori opportunità di lavoro e retribuzione. Per quanto riguarda i docenti, essi sono sempre più anziani e sono prevalentemente donne. I docenti italiani sono infatti i più “vecchi” nel confronto con la media europea.

In Italia:

L’Ocse delinea un quadro entro cui affrontare quello che definisce il low skills equilibrium italiano, articolato in quattro punti: sviluppare competenze rilevanti; attivare l’offerta di competenze; utilizzare le competenze in modo efficace e rafforzare il sistema delle competenze.

Entro questo quadro vengono identificate 10 “sfide”, di seguito elencate:

Sfida 1 – Fornire ai giovani di tutto il Paese le competenze necessarie per lo studio ed il lavoro.

Sfida 2 – Aumentare l’accesso all’istruzione terziaria e al contempo migliorare la qualità e la pertinenza delle competenze garantendo maggiori investimenti e sviluppo degli ITIS (percorsi post diploma non accademici).

Sfida 3 – Aumentare le conoscenze degli adulti che hanno competenze di basso livello [il 39% di chi ha un’età compresa tra 25-65 anni possiede un livello basso di competenze]

Sfida 4 – Rimuovere gli ostacoli all’attivazione delle competenze sul mercato del lavoro sia dal lato della domanda che dal lato dell’offerta.

Sfida 5 – Incoraggiare una maggiore partecipazione da parte delle donne e dei giovani nel mercato del lavoro.

Sfida 6 – Utilizzare meglio le competenze sul posto di lavoro (l’Italia è l’unico paese del G7 in cui la quota di lavoratori laureati impiegati in posti di lavoro con mansioni di routine è più alta rispetto alla quota di lavoratori laureati impegnati in attività non di routine).

Sfida 7 – Fare leva sulle competenze per promuovere l’innovazione.

Sfida 8 – Rafforzare la governance multilivello ed i partenariati al fine di migliorare il sistema delle competenze.

Sfida 9 – Promuovere la valutazione e la previsione dei bisogni di competenze per ridurre lo skills mismatch.

Sfida 10 – Investire per potenziare le competenze.

Il passo successivo per l’Italia consisterà nel determinare quali sfide dovrebbero essere affrontate in via prioritaria e riuscire quindi a sviluppare progetti concreti, fondati sulla sussidiarietà dei ministeri, autorità regionali e gli stakeholder coinvolti.

La Redazione