La scuola dovrebbe insegnare le buone prassi della collaborazione

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La scuola, luogo in cui ancora troppo spesso vige lo spirito di competitività piuttosto che quello di collaborazione, dovrebbe essere il primo “sistema”, tra quelli che si occupano di educazione e formazione, ad insegnare ai giovani studenti, protagonisti di domani, il valore che la collaborazione tra le parti, tra le persone, potrebbe avere in termine di crescita e risultati attesi.

 La gran parte dei docenti dichiara di esser consapevole dell’importante ruolo rivestito dalla collaborazione, ma sono ancora troppe le abitudini da cambiare che hanno, come conseguenza, quella di mettere al centro delle vicissitudini scolastiche, familiari e, più in generale di vita, delle sfaccettature di competizione non opportune e specialmente poco costruttive.

Ma la didattica della competizione può ancora diventare didattica della collaborazione con un po’ di impegno e consapevolezza da parte di tutti gli attori del sistema educativo. La buona scuola (ma nel vero senso della parola e senza alcun riferimento al Governo Renzi) è quella in cui si possono riscontrare relazioni interpersonali significative e di valore. Entrare in un gruppo collaborativo vuol dire crescere, migliorare, acquisire sempre nuove competenze…e tutto grazie alla collaborazione con “l’altro da noi”.

La percezione attuale e più comune continua ad essere quella di una sorta di gara tra scuole, tra docenti e tra studenti. Anche solo cambiando questo stereotipo, potremmo fare un bel passo avanti verso una didattica maggiormente collaborativa.

Da non sottovalutare, inoltre, ciò che i giovani percepiscono dai segnali inviati dai propri genitori. Non si può infatti sottovalutare il ruolo fondamentale che la famiglia ha nella costruzione di un ambiente scolastico sano. Molto spesso sono proprio i genitori ad essere i primi promotori di una prassi di confronti e classifiche dei migliori e peggiori della classe. Sarebbe bene, al posto di redigere l’elenco dei voti di tutti i compagni di scuola del proprio figlio, focalizzarsi piuttosto sulle attività di gruppo svolte dagli studenti, insieme.

Tutte queste relazioni che vedono come protagonisti gli studenti, i docenti e le famiglie, se coltivate nel giusto modo, se co-costruite, saranno la base per relazioni di fiducia, dove il singolo soggetto sarà propenso all’ascolto dell’altro, e sarà inevitabile accedere in circoli virtuosi di cui anche la scuola potrà certamente beneficiare.

 

La Redazione